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Full text of "Bollettino dei Musei di zoologia ed anatomia comparata della R. Università di Torino"

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* BOLLETTINO 


Musei di Zoologia ed Anatomia comparata 


della R. Università di Torino 


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TIPOGRAFIA PIETRO GERBONE 


Via Gaudenzio Ferrari, 3 


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INDICE 


616. Borelli fl. — Di una forficola poco nota della regione etiopica. 

. 617. Cognetti de Mattiis L. — Sulla funzione fagocitaria delle Basal- 
zellen nella ghiandola ermafroditica di Helix pomatia. Nota pre- 
liminare, 

618. Pangella G. — (Viaggio del Dott. Enrico Festa nel Darien, nel- 
l’Ecuador e regioni vicine, XXIII). Buprestidi. 

619. Pangelia G. — (Viaggio del Dott. A. Borelli nel Chaco Boliviano, 
nel Matto Grosso e nella Repubblica Argentina). Buprestidi. 

620. Chinagiia L. — Helodrilus (Eophila) Laurentii n. sp. Nuovo lum- 
bricide italiano. 

621. Zavattati E. — Sulla posizione sistematica del genere Bradyno- 
baenus Spin. 

622. Pangelila G. — Di alcuni Buprestidi d’Africa e di Madagascar. 

623. Borelli fi. — Descrizione di una nuova specie di Forficola di Costa- 
Rica. 

624. Peracca M. G. — Rettili raccolti nell'Alto Zambese (Barotseland) 
dal sig. Cav. Luigi Jalla. 

625. GiglioxTos E. — Fasmidi esotici del R. Museo Zoologico di Torino 
e del Museo Civico di Storia Naturale di Genova. 

626 Cametano L. — Per una storia dei Zoologi italiani. Parole di 
apertura dell'VIII Convegno dell’Unione Zoologica Italiana. - Na- 
poli 12 Settembre 1910. 

627. Cecconi G. — Contributo alla Fauna dell’isola di Pianosa nel- 
l’Adriatico. 

628. Zavattati E — Imenotteri dell’Isola d’ Elba. si 

629. Borelli Al. — Scorpioni nuovi o poco noti del Brasile. 

630. Borelli fi. — Descrizione di un nuovo scorpione del Venezuela. 

631. Salvadori T. e Festa E. — Nuova specie del genere Thinocorus. 

652. Camerano L. — Materiali per la storia della Zoologia in Italia. Fi- 
lippo Cavolini ed i suoi concetti di filosofia naturale. 

633. Zavattarì E, — Materiali per le Fauna Alpina del Piemonte. 


Imenotteri della valle del Roia. 


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BOLLETTINO 


Musei di Zoologia ed Anatomia comparata 


della R. Università di Torino 


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e rt—=«.î Numero 616 — Volume XXV cs: 


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Dott. ALFREDO BORELLI 


Di una forficola poco nota della regione etiopica 


Borellia (*) amdwreintîi (Borelli) 


Anisolabis andreinti, Borelli in: Boll. Soc. ent. Ital., Anno XXXIX: 
Trimestre I-II, 1908, c. 

d: Capo cordiforme, poco più lungo che largo, debolmente convesso 
con suture poco distinte, l’occipitale segnata da una leggera depres- 
sione; nero-pece colla parte anteriore del clipeo gialla, labbro supe- 
riore e palpi boccali giallo bruni, lucente con alcuni punti legger- 
mente impressi sparsi sulla superficie. Antenne di 20 articoli il primo 
giallo-testaceo, claviforme, gli altri bruni o bruni olivastri ad ecce- 
zione degli articoli 16 a 18 totalmente od in parte bianchicci, pube- 
scenti. Terzo articolo cilindrico di lunghezza uguale ai due terzi del 
primo, quarto e quinto di lunghezza uguale fra loro, appena più 
lunghi che larghi, subconici quasi sferici, gli altri conici più lunghi 
e più sottili, allungantisi insensibilmente e gradatamente dal sesto 
all’ultimo. 

Pronoto quadrangolare cogli angoli posteriori debolmente arroton- 
dati, poco più lungo che largo, di larghezza posteriore alquanto su- 
periore a quella anteriore e pressochè uguale a quella del capo. De- 
bolmente convesso, alquanto depresso lungo i margini laterali legger- 


(*) BoRELLIA Burr. Genere istituito per le specie del genere Anisolubis Fieb. for- 
nite di elitre rudimentali. Maleolm Burr, in: Note on the classification of the 
Dermaptera, Deutsch. Ent. Zeitsechr. Heft II p. 325, 1909. 


mente riflessi; segnato per metà della sua lunghezza da un leggero 
solco mediano fiancheggiato da due impressioni dirette obliquamente 
verso l'esterno. Bruno-rossiccio, più chiaro del capo, coi margini late- 
rali, ed in alcuni esemplari anche il margine posteriore, orlati di 
testaceo. 
Mesonoto del colore del pronoto, fornito sui lati da due elitre rudi- 
mentali rappresentate da due pieghe scagliose le quali vanno allar- 
gandosi fortemente dalla base all’apice e non lasciano libero, fra i 
loro margini interni fortemente arrotondati, che uno spazio inferiore 
al terzo della superficie del mesonoto che oltrepassano coi loro mar- 
gini posteriori arrotondati ; di colore bruno, screziate di testaceo in 
alcuni esemplari, leggermente rugose e sparse di alcuni punti. 
Metanoto di colore castagno, fornito di alcuni punti sparsi sulla 
superficie; di lunghezza superiore a quella del mesonoto, allargantesi 
gradatamente dalla base all’apice, fortemente concavo posteriormente. 


Zampe di colore giallo testaceo: femori del primo paio ornati sulla 
faccia anteriore di una piccola macchia mediana appena distinta, tibie 
leggermente oscurate di bruno alla base. 

Seumenti dell’ addome di colore nero-pece lucenti, molto legger- 
mente punteggiati con alcuni punti più fortemente impressi disposti 
in serie lungo il margine posteriore; allargantisi debolmente dal pri- 
mo al settimo restringentisi insensibilmente dall’ottavo all’ultimo la 
li cui larghezza è uguale a quella del terzo. Lati dei segmenti 6 a 9 
rugosi prolungati in punta triangolare oltre il margine posteriore e 
forniti di una leggera carena. Ultimo segmento dorsale quadrangolare, 
più largo che lungo, più fortemente punteggiato degli anteriori, ru- 
goso posteriormente, segnato da un leggero solco mediano longitudi- 
nale che non raggiunge il margine posteriore il quale è tronco e leg- 
‘germente ingrossato. Superficie laterali debolmente infossate e fornite 
«inferiormente di una leggera costa. 

Segmenti inferiori di colore bruno rossiccio, leggermente rugosi e 
‘forniti di alcuni punti fortemente impressi sparsi sulla superficie, con 
alcuni peli bruni. Penultimo segmento più fortemente rugoso, grande, 
largamente arrotondato e convesso nei due terzi posteriori coll’apice 
tronco ; ultimo segmento quasi completamente nascosto ad eccezione dì 
‘due piccoli triangoli che fiancheggiano il margine posteriore del pe- 
nultimo. 

Pigidio poco distinto, conico, intaccato superiormente. 

Branche della pinzetta nero pece, punteggiate; robuste diritte e 
triquetre per metà della loro lunghezza, alquanto dilatate alla base 
interna, poi attenuantisi gradatamente; nella secon la metà, sottili 
arrotondate e fortemente incurvate luna verso l’altra la destra prima 


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e maggiormente della sinistra; margine interno denticulato per tutta 
la loro lunghezza. 

g Branche della pinzetta lunghe e simmetriche, contigue, quasi 
diritte, robuste alla base, assotigliantisi gradatamente sino alle punte 
debolmente ricurve che s’incrociano la destra sopra la sinistra; tri- 
‘quetre per metà della loro lunghezza, poi arrotondate: margine in- 
terno bordato e leggermente dentellato. 


Lunghezza totale del corpo, o: 18,5 - 9: 17. 
Branche della pinzetta, 7: a destra 2 a sinistra 2,2 - 9 2,5. 

Hab. Abissinia. 

Parecchi esemplari & e 9 raccolti dal Dott. G. Negri: nelle praterie 
dell’altipiano fra Balci e Addis Abeba — a Managascià — nella valle 
dell’Auasch. 

Specie che ricorda la Borellia moesta (Genè) colla quale essa fu 
probabilmente confusa, da cui però è ben distinta per la forma delle 
elitre ed il colore delle zampe; essa è molto vicina alla BoreZlia an- 
nandateî (Burr) di cui il Sig. Malcolm Burr ebbe la cortesia di man- 
darmi il tipo in comunicazione, ma ne differisce per il colore delle 
antenne e delle zampe e per la molto minore dilatazione dei segmenti 
dell'addome. Dalla BorelZtia stàli Dohrn, essa si distingue per la mole 
maggiore ed il colore delle antenne e delle zampe. 

La Borellia andreinii fu descritta incompletamente su un esem- 
plare femmina (*) trovato nella colonia Eritrea dal dott. Alfredo An- 
dreinii; i numerosi esemplari che il dott. Giovanni Negri botanico 
ben noto, assistente presso l'orto botanico della R. Università di To- 
rino, raccolse «durante un suo viaggio in Abissinia (Agosto-Febbraio 
1909), mi permettono ora di completare la mia descrizione e di stabi- 
lire i caratteri distintivi di questa specie. 

Mi faccio un dovere di esprimere i miei più vivi ringraziamenti al 
dott. Negri il quale fece generoso dono al R. Museo di Zoologia di 
Torino dell’interessante materiale entomologico radunato durante il 
suo viaggio. 


(*) Loc. cit. 


Pubblicato il 31 Gennaio 19100 
Prof. LORENZO CAMERANO, Direttore responsabile. 


1858 — Ti;. Pietro Gervvite — Torino 


IMOLA. LENO 


DEI 


Musei di Zoologia ed Anatomia comparata 


della R. Università di Torino 


umero 617 — Volume XXV == 


Dott. LuIGI COGNETTI DE MARTIIS 


Sulla funzione fagocitaria delle BAZALZELLEN nella ghiandola 
ermafroditica di HELIX POMATIA. 


Nota preliminare 


La ghiandola ermafroditica della ZMelir pomatia è già stata più 
volte oggetto di studio. In special modo venne esaminato in essa il 
suecedersi dei: fenomeni citologici in rapporto alla produzione deeli 
elementi sessuali (1). 

Alcuni. autori rivolsero la loro attenzione anche agli elementi nu- 
tritori dei prodotti sessuali in via di maturazione. Fra tutti si di- 
stinse. ANCEL (1902), il quale in un suo importante lavoro (2) trattò a 


lungo, in speciali capitoli, gli elementi nutritori — le cellules /olicu- 
laîres — che. alimentano i ‘prodotti sessuali femminili. Gli elementi 


nutritori. dei prodotti sessuali maschili vennero presi in esame, fra 
altri, da PLATNER e da BoLLEs LEE in special modo. PLATNER diede 
Toro il nome di BASALZELLEN (53). 

In questa breve nota non intendo diffondermi in particolari ‘citolo- 
gici, ricordo soltanto alcuni fatti che mi si rivelarono in questi ul- 
timi mesi (Novembre-Gennaio), nel corso di una serie di indagini sul 


(1) Cito ad: esempio i lavori di PLATNER (1885-89, di GODLEWSKT (1897), di 
ANGEL :(1902), di BoLLES LEE (1896-1904) tacendo di molti altri non meno impor- 
tanti. 

(2) Cfr.: Archives de Biologie, vol. 19. 

(3) Cfr.: Archiv fir mikroskopische Anatomie, vol. 25 (1885). 


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comportamento dei prodotti sessuali maschili nella ghiandola erma- 
froditica di chiocciole in stato di letargo invernale. 

Potei. riconoscere: 

una graduale diminuzione, fino a cessazione completa, della  sper- 
miogenesi ; 

spermatozoi normali quasi sempre assai copiosi nel lume dei folli- 
coli della ghiandola, mescolati ad altri prodotti ; 

sempre più scarsi i ciuffi di spermatozoi attaccati alle Basalzellen. 

ancora copiose le Basalzellen sormontate da spermatociti o da 
spermatogoni o da spermatidi, gradualmente più scarsi questi ultimi. 

Nelle Basalzellen riconobbi quasi sempre. con facilità, le sferette, 
annerite dalla fissazione con acido osmico, già segnalate da vari 
autori (BLoomriELD 1881; PLATNER 1885, ecc.); tuttavia non le trovai 
— nei mesi sopra detti — sempre molto abbondanti. 


Nel citoplasma delle Basalzellen rinvenni, pure con estrema fre- 
quenza, dei corpi di forma irregolare, soventissimo alveolari, non an- 
neriti dalla fissazione osmica. Tali corpi hanno un comportamento 
caratteristico. Previa fissazione con i liquidi di Flemming, e di Bouin, 
o di Perény, o di Gilson, o con sublimato picro-acetico, si colorano 
intensamente con l’ematossilina ferrica, metodo Heidenhain, e più o 
meno intensamente in azzurro con bleu di metilene policromo dell’Unna, 
come pure con l’emallume acidificato. 

L'origine dei corpi suddetti mi rimase dapprima affatto oscura, ma 
ultimamente potei precisare la loro derivazione almeno in parte da 
elementi maschili — più spesso spermatozoi — introdotti nel citopla- 
sma delle Basalzellen. Queste ultime sono prive di membrana cellu- 
lare, e mostrano delle protuberanze di vario aspetto verso il lume dei 
folticoli sonadiali. il che fa supporre la possibilità di emettere pseu- 
dopodi. A questo riguardo mi occorrono altre osservazioni. 

Posso per ora affermare con sicurezza la presenza di spermatozoi 
nel citoplasma di Basalzellen, anche quando queste portano alla su- 
perficie degli elementi maschili în via di maturazione (ad. es. sper- 
matociti). 

Tali spermatozoi appaiono sempre avvolti a spirale, per solito pa- 
rallela a un piano, isolati o in matassa di pochi elementi. 

Il capo ed il cilindro assile (BoLLes LEE 1904) subiscono una gra- 
duale disgregazione, pur conservando affinità per certe sostanze colo- 
ranti, e si trasformano nei corpi di forma irregolare sopra ricordati. 

Sulle ulteriori trasformazioni di questi ultimi non posso per ora 
riferire alcun dato di fatto: non è inverosimile ch’essi subiscano una 
degenerazione lipoide, e concorrano, sia pure in parte, alla formazione 
delle sferule annerite dall’acido osmico. 


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La facoltà fagocitaria della Basalzellen non mi è noto sia stata ri- 
levata da altri. Essa mi pare sia un fatto non privo d’importanza ; an- 
zitutto risulta così più ampio l’uflicio fisiologico delle suddette cellule, 
inoltre si presenta un punto di vista nuovo sotto il quale paragonare 
le Basalzellen dei Gastropodi alle cellule nutritizie della gonade ma- 
schile di altri invertebrati (1) e dei vertebrati (2). 

Se le Basalzellen, dopo che hanno fagocitato elementi maschili, de- 
generino e cadano nel lume follicolare per essere emesse all’esterno, 
ovvero siano in grado — normalmente — di riprendere la funzione 
nutritizia alla fine del periodo di letargo, è cosa che per ora non posso 
ancora precisare. 

Tuttavia ho già sopra riferito d’aver visto spermatociti attaccati 
a Basalzellen nel cui citoplasma si contengono spermatozai in dege- 
nerazione. 


(1) Cito a mo’ d’esempio le cellule di Verson o Apicalzellen dei testicoli degl’ In- 
setti che possono catturare degli spermatogonì la cui cromatina formerebbe dei 
Nahruugsk6rner destinati all’alimentazione delle rimanenti cellule germinali (GRÙN- 
BERG 1905), e il syneytium di cellule nutritive nei testicoli di Lithobius nel cui plasma 
compaiono dei grannli, tinti dall’ematossilina ferrica Heidenhain, provenienti da 
spermatogonî abortivi inelusi nel syneytium (TONNIGES 1902). Nei Miriapedi è pure 
noto il fatto di spermatociti in degenerazione « absorbés, à la suite d’une sorte de. 
phagocytose par les spermatocytes voisios » (BouIn 1903 . 

(2) Per i Vertebrati ricordo: la « résorption phagocitaire des spermatozoides... 
par englobement et digestion à l’intérieur des cellules falliculaires » descritta per 
Molge vulgaris (L.) da PERÈZ (1904), e la fagocitosi di spermatozoi in apparenza 
normali per opera del « syneytinm nourricier (cellules de Sertoli) » constatata in 
Mus da REGAUD (1901). 


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BOLLETTINO 


Musei di Zoologia ed Anatomia comparata 


della R. Università di Torino 


Numero 618 — Volume XXV 


Viaggio del Dr. Enrico Festa nel Darien, nell’Ecuador e regioni vicine 


ZE RT. 


Dott. GIORGINA PANGELLA 


Buprestidi. 


Il prof. Camerano, gentilmente mi concesse in istudio la piccola 
collezione di Buprestidi, che ancora rimaneva, del numeroso e ricco 
materiale raccolto dal dott. cav. Festa, durante la sua permanenza 
all’Ecuador. 

Le località da cui proviene il materiale sono : 

Guayaquil nella parte orientale; 

Gualaquiza, Valle del Rio Santiago nella parte meridionale; Valle 
di Chillo nella regione interandina 


Chrysestes Sol. 

C. tripunctata Fabr., Mant. Jns. Vol. I pag. 179 (1787) - Kerr. Ge- 
nera Insectorum pag. 59. - Gory, Monog. des Buprestides Supp. 1, 
Vol. 4 pag. 122 tav. 21, fig. 120 (1840). 

2 es. di Gualaquiza. 

Euchroma Sol. 

E. gigantea Lin. Syst. Nat. pag. 408 (1758). Kerr. 1. c. pag. 68. 

16 esemplari di cui 10 &° e 4 ; di Gualaguiza, 1 0 valle Santiago, 
10 valle Zamora. 

La lunghezza degli esemplari varia nei 9 dai 52,5 mm. a 60,5 mm., 
nelle 9 dai 56 ai 64 mm. Varia è pure molto la colorazione della 
parte superiore del corpo, degradante dal cupreo intenso al verde o- 
paco e al verde violaceo; sul pronoto le due macchie oculari sono in 


generale, circolari, ed hanno una tinta rosso cupa, delimitata all’ in- 
giro da un cerchio di colore cupreo o di color nero, ed allora sono 
privi della linea circolare. Irregolare è pure la.granulazione delle e- 
litre, ora fine ed eccentuata, ora rugosa e meno profonda. Non vi è 
traccia di denticolatura all’estremità apicale delle elitre: mentre è 
sempre presente la spina terminale, Le zampe hanno predominante 
una colorazione bluastra. 
_— Esiste al Museo un esemplare 9 donato dal Cav. Festa e prova- 
niente da Punta di Sabana (Darien) in cui la colorazione « vert mé- 
tallique a reflets cuivrex et pourpres très éclatants » è veramente 
tipica, e tre esemplari, 2 e 1 g proveniente dal Venezuela, i quali 
si potrebbero piuttosto ascrivere alla Z. gigantea var. goliaih Gory 
(Monog. Bup. Vol. 2 pag. 7): infatti essi presentano le macchie «el 
pronoto rare, punteggiate, e quasi ovali, e nella parte terminale delle 
elitre numerosi e piccoli dentini, oltre alla spina terminale. Quanto 
alla forina del corpo « proportionnellement plus large et plus courte » 
credo non potersi prendere come dato assoluto, poichè nelle 2 9 osservai 
una lunghezza di 60 min. accompagnata da uno sviluppo medio in 
larghezza e nel & una riduzione di mole sia in larghezza che in lun- 
‘ghezza; infatti esse sono rispettivamente di 10 e di 49 mm: ed os- 
servanilosi inoltre tale irregolarità nella specie tipica. La colorazione 
è verde metallica nei o, nella 9 verde cupreo. 
Benchè gli esemplari non siano in gran numero, pure ho potuto 
osservare come difficilmente si riesca a trovare due individui uguali, 
e come esista tra l’uno e l’altro una serie continua di passaggi da in- 
durmi a credere, che ben a ragione il Kerremans abbia scritto (Kerr. 
Gen. Juseet. pag. 68) « qu'il existe tant de passages et tant d’hybri- 
dités entre les trois types - £. gigantea Lin. E. goliath Castel. e 
Gory, E. hurperi. Sharp - que jestime qu'il est preférable de les 
réunir ». 


Fetinogonia Spin. 


E. camposi Thery, Le Naturaliste pag. 154 (1905). 

2 esemplari di Guayaquil, perfettamente identici ai tipi esistenti 
in questo Museo e provenienti dalla medesima località; la colorazione 
solamente si presenta rosso cupo, mentre che nei tipi tende al ver- 
dastro. i i 


A. subsinua Gory, Monog. . Bup.. Vol. Per: Supp. pag. 289 tav. 48 
i fig. 28&--Kerr. ]. c. pag. 179. i ; 
1 esemplare di Valle di Chillo assai in cattivo stato. 


i Alhgio PRSE: 


Chrysobothris Esch. 


C. sexpunctata Fabr. Syst. Ent. Vol. 2 pas. 266 (1801) Kerr. 1. c. 
pag. 184. 
2 esemplari di Valle Santiago. 


Hyperantha Mann. 


H. interrogationis Klug, Ent. Brasil, pag. 6 tav. 40 fig. 4 (1827). 
Kerr. l. c. pag. 217. 
1 esemplare di Gualaquiza. 


Agrilus Steph. 


A. longiusculus Castel. e Gory, Mon. Bup. Vol. 2 pag. 68 tav. 15 
fig. 91 (1839). Kerr. l. c. pag. 287. 

1 esemplare di Valle del Mira in cui la colorazione è bronzata, 
piuttosto che « pourpre foncé » specialmente nella parte superiore 
del corpo: ben netta e delineata è la piccola carena che si eleva 
nell’impressione laterale del pronoto dall'angolo posteriore sino alla 
metà della lunghezza di esso. 


pt 


Pubblicato il 28 Aprile 1910 


Prof. LORENZO CAMERANO, Direttore responsabile. 


1991 — Tip. Pietro Gerbone — Torino 


BOLLETTINO 


Musei di Zoologia ed Anatomia comparata 


della R. Università di Torino 


Numero 619 — Volume XXV 


Viaggio del Dott. A. Borelli nel Chaco Boliviano, nel Matto Grosso 
e nella Repubblica Argentina. 


Dott. GIORGINA PANGELLA 


Buprestidi. 


Fra il ricco materiale raccolto dal Dott. Cav. Alfredo Borelli nsî 
suoi viaggi al Chaco Boliviano, al Matto Grosso e alla Repubblica 
Argentina negli anni 1895-96 e che già quasi tutto fu illustrato in 
questo Bolletiino, rimaneva ancora la collezione dei Buprestidi, che è 
appunto oggetto della presente nota. 

I materiale è assai esiguo, se il confronto si estende sia col ma- 
teriale numeroso delle altre collezioni, donate dal predetto dottore al 
Museo Zoologico di Torino, sia col numero della specie dei Buprestidi 
americani; tuttavia, non senza interesse riesce la locatità, conside- 
rando specialmente quella del Matto Grosso e del Chaco Boliviano, 
poichè la Repubblica Argentina, per quanto potei constatare, fu 0g- 
getto di ricerche e di studi in questi ultimi anni. 

Le specie sono appena 11, di cui una nuova varietà raccolta sui 
fiori di mimose. 

e località da cui proviene il materiale sono : 

Nel Matto Grosso: Urucum. 

Nel Chaco Boliviano: Caiza ed Aguairenda. 

Nella Repubblica Argentina: Salta, San Lorenzo, San Pablo. 


Euchroma Sol. 


E. gigantea Linn. Syst. Nat. pag. 408 (1758) Kerremans, Genera 
Insectorum pag. 68. 
2 esemplari 9.di Urucum. 


Pelecopselaphus Sol. 


P. basalis Kerr. Ann. Soc. Enton. Belg. pag. 329 (1899) Kerremans, 
Genera Insectorum pag. 58. 
1 esemplare di Caiza. 
Eampetis Spin. 


L. tucumana Guérin e Puch. Gen. Inscet, N. 2, tav. VI (1835) - 
‘Castelnau e Gory, Monog. des Bupr. Vol. V pag. 35, tav. VIII fig. 40 
(1836) Kerr. id. pag. 93. 

22 esemplari, di cui 17 di Salta e 5 di San Lorenzo. 

Variabili assai nella mole, poichè tra individui di lunghezza con- 
siderevole, si trovano altri in cui la statura raggiunge appena i 18 mn. 
Variabile pure è il numero e l’ordine delle macchie pelose sulle elitre, 
notando però una certa regolarità nella prima linea, la quale è sempre 
formata da 4 macchie poste in linea retta o in leggera ondulazione. 
Dei 22 esemplari, solamente quattro, presentano nella parte superiore 
del corpo, una spiccata ed intensa colorazione bleu: colorazione che 
‘nei rimanenti individui appare nerò-violacea eon predominio al nero. 
“Le zampe seguono la ‘colorazione della parte inferiore del corpo. 


Colobogaster Sol. 


Kerremans. Cont. r. Soc. Entom. de Belg. vol. 34 pag. 135 (1890). 
°C. cayennensis Herbst, Coleop. Vol. 9 pag. 56 tav. 153 fig.3 (1801). 
‘Castel. e Gory. Morn. Bup. Vol 2 pag. 4 tav. 1 fig. 1 (1838). Kerrem. 
“dd. pag. 182. 

Un bellissimo esemplare di Caiza. 


Chrysobothris Esch. 


srrw 4 rugosa: Centel. e Gory - Mon. Bup. Vol. 2, pag. 54, tav. 10,‘fig: 74 
(1838). Kerr. id. pag. 186. 

1 esemplare di Salta. 

I caratteri corrispondono assai bene: tuttavia manca il piccolo in- 
fossamento nel mezzo delle elitre ela lunghezza dell'esemplare è i 
70 ie I 

spec. i i 
i esemplari di Caiza e. 2 da Salta. 


ima gal i “e Phitiseus- Sol. miro € 
P. fuscipennis Kerr. Ann. Soc. Ent. de Belgique Vol. ‘43 pag. 339 
(1899) - Kerr. id. pag. 201. i (15Ì 
Fies.-di Salta: 


> 4 


> vi 


Dactylozodes Chev.. 


Dactylozodes dispar Kerr. var. Borellit n. var. 
Fusco-aenea, griseo villosa, valde affinis D. dispar Kerr.; pronoto 


fortiter, punctato, medio longitudinaliter sulcato ; margine laterali 


flavo ; elytris costatis, inlerstiliis irregulariter punctatlis: elitrorum 
vihta longiludinali marginalique flavis. 

2 esemplari di San Lorenzo. 

I) lungh. 16 mm. larg. 5,5 mm. 

II) STILO >» 45 mm. 

1 due iii: sono prossimi alla D. dispar. Kerr.: alcuni carat- 
teri però l’allontanano dal tipo descritto dal predetto autore nel « Ge- 


‘nera Insect, » senza essere tali, tuttavia, da indurmi a creare una 


[ 


nuova specie. 
La forma del corpo è allungata, leggermente ristretta nella parte 
posteriore. Il capo e il pronoto presentano una colorazione bronzata, 


‘e sono ricchi di fine peluria giallo grigiastra e di punteggiature, come 


nella specie tipica; tuttavia il pronoto presenta lateralmente una linea 
longitudinale gialla carica, simile a quella delle elitre, e un leggero 
solco mediano, delimitato nella parte posteriore, dinanzi allo scudetto, 
da due infossature. 

Le elitre hanno una colorazione bronzo-bluastra e non « bleu-ver- 
dàtre » e presentano quattro coste, di cui le prime due, sono rial- 
zate alquanto e poste fra due serie di punti irregolari sviluppati : 
le altre due rimanenti, quasi appiattite insieme colla linea marginale, 
prendono una colorazione giallastra, leggermente più chiara di quella 
del pronoto, formando così una fascia longitudinale, che si estende 
dalla base al terzo posteriore della lunghezza delle elitre, dove tale 
macchia si allarga trasversalmente sino alla prima costa. Sotto a 
questa, e a minima distanza trovasi una seconda fascia trasversale 
preapicale, estesa sino alla sutura. La parte apicale è perfettamente 
bleu, arrotondata e con numerosi dentini alla sua estremità. Su tutta 
la superficie delle elitre si nota la presenza della fine peluria. La 
parte inferiore del corpo è simile alla specie tipo. 

Dunque, la fascia longitudinale giallo-chiara presuturale, presente 
nella D. dispar. Kerr. manca in questi esemplari; dove è presente la 
sola striscia longitudinale marginale, alquanto sviluppata, e le due 
striscie, trasversale e presuturale; il pronoto, ha ai lati la striscia 


..«Gialla, di cui non_è fatta menzione nella descrizione della specie D. 
___dispar. Kers. SE da Tucuman @Repubblica Argentina). 


Gur'e i; 


- Hyperantha Mann. 


H. stempelmanni Bere. Ann. Univ. Buenos- Ayres tav. 6 p. 154 (1889). 


Trent: st, pag. 219.tav 2 oi 


“) 


2 esemplari perfettamente tipici di Aguairenda. 
Corydon Deyr. 


C. niîtiidicoltis Castel. e Gory - Mon. Bup. Vol. 2 pag. i8 tav. IV 
fiv. 28 (1830). 

Kerr. id. pag. 226. 

ì esemplare di Aguairenda. 

L’esemplare, è assai in cattivo stato, e con una colorazione pre- 
valentemente bluastra. 


Stenogaster Sol. 


S. globitorax Gory - Mon. Bup. Suppl. Vol. 4 pag. 201. tav. 33. 
figo /(d92 (0841). Vceni..id. pago 299: 
l1 esemplare di Caiza. 


Aurilus Steph. 


A. multispinosus Klug - Entom. Bras. pag. 8 (1879) Cast. e Gory - 
Mon..Bup:. Vol! 27 pag: 9; tav 27 fig, Raro id ipag. 9288: 
3 esemplari di San Lorenzo. 


fil 


Pubblicato il 28 Aprile 1909 


n 


Prof. LORENZO CAMERANO, Direttore responsabile 


1995 — Tip. Pietro Gerboue — Torino 


BOLLETTINO 


Musei di Zoologia ed Anatomia comparata 


della R. Università di Torino 


Numero 620 — Volume XXV 


Ln T.li === == = — === 


LEOPOLDO CHINAGLIA 


HELODRILUS (EOPHILA) LAURENTI! n. sp. 
Nuovo lumbricide italiano. 


L’agosto dell’estate scorsa (1909) raccolsi a Collio (Val Trompia), 
a 1000 m. circa sul livello del mare, un esemplare adulto di questa 
specie, ignota prima d’ora. Esso presenta la coda anormalmente ri- 
generata, in modo analogo al Lumbricide raffigurato dal Ribaucourt 
a fig. 65, pl. II, del suo « Etude sur la Faunne Lombricide de la 
Suisse » (1). Ciò non ostante l’individuo sopra detto mi ha offerto ca- 
ratteri tali da permettermi di distinguervi una nuova specie di He- 
lodrilus. 

Caratteri esterni. - Lunghezza, senza la coda rigenerata, mm. 88; 
compresa la coda, mm. 46 circa. Diametro, al clitello, mm. 4. Numero 
dei segmenti, senza la coda rigenerata, 110; compresa la coda, 185 circa. 

Forma cilindrica, pochissimo appuntita alle estremità, quasi tronca. 
I segmenti sono assai ravvicinati, contratti l’uno contro l’altro. 

Colore (in alcool) giallo-rossigno di argilla; uniforme sopra tutto il 
corpo ad eccezione del clitello. Questo è più chiaro, biancastro, non 
rilevato. 

Prostomio largo e breve, con processo posteriore poco cospicuo, 
subtriangolare, incidente ‘/, dell’anello cefalico (capo pro-epilobo). 11 
suo contorno è ben visibile tutto all’ingiro. 

Isegmenti 3-11 sono più lunghi dei rimanenti. A partire dal 5° sono 
leggermente pluri-annulati, biannulati, invece, dal 13° al 29°, 

Setole strettamente geminate, tali che : 

be < aa < dd, dd > '|, perimetro, 


(1) Revue Suisse de Zoologie, vol. IV, 1896, 


ala 


Papille ventrali, abbastanza rilevate, a partire dal 10° segmento 
fino al 13°. 

Clitello ben visibile, non rilevato, ai segmenti 309-399 (=10). 

Tubercula pubertatis in linea, rilevata, continua, separati dai solchi 
intersegmentali; appena al disopra delle setole 4, ai segmenti 34°-370. 

Aperture maschili piccolissime, appena visibili sotto forma di pic- 
cole fessure a labbra leggermente rilevate, al 15° segmento, immedia- 
tamente al disopra della linea 4. 

Aperture delle spermateche in due paia, agli intersegmenti 9-10 e 
10-11, al livello delle setole c d. 

Porî dorsali non molto facilmente visibili. Il primo all’ interseg- 
mento 4-5. 


Caratteri interni. = Dissepimenti 6-10 fortemente ispessiti. 

Stomaco occupante i due segmenti 14° e 15°, 

Ventriglio muscoloso al 16° e 17°. 

Testes liberi. 

Sacchi seminali in due paia ai segmenti 11° e 12°. Quelli del 12° 
più cospicui, leggermente sporgenti nel 13°. 

Spermateche, piccole, ai segmenti 10° ed 11°. 


Dedico questa specie al mio maestro, il Prof. Lorenzo Camerano! 


Helodrilus (E.) Laurentii appartiene al gruppo di specie, prevalente 
nel sottogenere Zoprila, munite di due paia di spermateche apren- 
tesi agli intersegmenti 9-10 e 10-11, e con setole strettamente ge- 
minate. 

Si distingue facilmente dalle forme congeneri per il clitello più 
arretrato, e per la posizione dei tubercula pubertatis. 

Anche 177. (E.) Gestri, Cognetti, infatti, che più si avvicina, per 
questo riguardo, alla nuova forma, se ne differenzia per i limitì ‘del 
clitello che occupa anteriormente, un segmento e, posteriormente, due 
segmenti di più. 

Così pure i tubercula pubertatis hanno nella nuova specie esten- 
sione minore. 

H.(E.) Gestriîelit: 29%41°; ‘tub! pub. |, 349 3503835 1/2139% 

H. (E.) Laurentii: clit. 30°399; tub. pub. 349-37° 

È notevole che queste due specie, abbastanza simili fra di loro, 
vivano in località differenti, infatti: il Gest? è noto, finora, della Li* 
guria, (1) mentre il tipo del Laurenti? proviene dalla Lombardia. 


(1) Cfr. L. Cognetti de Martiis. - Lombrichi liguri del Museo Civico di 
Genova - Annali Museo Civico Storia Nat. di Genova. Serie 3°, Vol. II 
(XLII), 1905. 


Pubblicato il 28 Maggio 1910 
Prof. LORENZO CAMERANO, Direttore responsabile, 
2048 — Tip, Pietro Gerbone — Torino 


BOLLETTINO 


Musei di Zoologia ed Anatomia comparata 


della R. Università di Torino 


= Numero 621 — Volume XXV 


Dott. EDOARDO ZAVATTARI 


Sulla posizione sistematica del genere 
BRADYNOBAENUS Spin. 


Nella grande revisione dell’intero ordine degli Imenotteri e più spe- 
cialmente nella parte riguardante la « Classification of the fossorial, 
predaceous and parasitic Wasps, or the superfamily Vespoidea » il 
Dott. W. H. Ashmead ha preso pure in considerazione lo strano ed 
interessante genere Bradynobaenus Spinola del Chile, creando per 
esso la speciale sottofamiglia delle Bradynobaeninae, che costituisce 
insieme alle altre due sottofamiglie Myrmosinae ed Apterogyninae la 
famiglia d:lle Myrmosidae (Canad. Entomg. Vol. XXXV 1903 pa- 
gina 199-205). 

L’ampia e severa critica che l’ Andrè (Revue d’ Entomologie. Caen 
1904 p. 27-41) à fatto dell’opera dello Ashmead per quanto riguarda la 
famiglia delle Mutilidae mi ha spinto, avendo agio di esaminare la 
raccolta Spinola, a studiare, allo scopo di integrare l’opera dello stesso 
Andrè, la questione della posizione del gen. Bradynobaenus, lasciato 
da quest’autore in disparte, perchè da lui non conosciuto in natura. 

Lo Ashmead non espone le ragioni, che lo hanno indotto a porre il 
Bradynobaenus Gayî Spin. fra le Myrmosidae, mentre era per l’addietro 
collocato fra le Scolzidae, ma appare chiaramente che gli unici carat- 
teri, sui quali egli si è basato, sono per quanto riguarda la femmina 
la mancanza delle ali e la peculiare struttura del torace diviso in 
due parti, e per quanto riguarda il maschio una serie di caratteri 
negativi, che non corrispondono minimamente alle generalità attri- 
buite alla famiglia. 

Senonchè prima di venir a discutere le affinità del gen. Bradyno- 
baenus occorre tener presente un fatto di notevole importanza, ed al 


ag, 


quale parmi non si sia invece fatto caso ; si tratta cioè dell’assimila- 
zione dei due sessi. 

Spinola descrisse nel sesto volume della Zoologia della « Historia 
fisica y politica de Chile por Gay 1851» a pag. 281 con una diagnosi 
latina assai sommaria, ma con una lunga e buona descrizione spa- 
gnola, il gen. Bradynobaenus e la rispettiva specie Bradynobaenus 
Gayî (p. 286), basandosi esclusivamente su alcuni esemplari femminei; 
a pag. 305 della stessa opera descrisse parimenti l’altro genere Chestus 
e la relativa specie Chestus Gayi (pag. 307) basandosi esclusivamente 
su esemplari maschili. In fine alla descrizione di quest’ultimo genere, 
cioè il Chestus, egli aggiungeva: (p. 307) «? Debemos en este ver 
el macho de nuestro Bradynobaenus? El hecho es posible y talvez 
tambien probable. Sin embargo hasta ahora no tiene en su favor mas 
que una suposicion puramente gratuita. En el estado actual de nve- 
stros conocimientos el Chesto es un macho que aun no tiene hembra 
conocida ». Alcuni anni dopo e precisamente nel 1881 (Trans. Entomg. 
Soc. London p. 3887) Westwoud descrisse il Dyscolesthes canus basato 
solo sul maschio, che, come già supponeva lo stesso Westwoud, non 
differisce dal Chestus Gayî Spin. e col quale va perciò posto in sino- 
nimia. 

Dopo di ciò arriviamo, a quanto risulta dal catalogo del Dalla Torre 
(Vol. VIII p. 120), fino al 1892, epoca in cui Saussure nel ventesimo 
volume dell’« Histoire de Madagascar par Grandidier » (p. 250) di- 
scute la posizione del gen. Bradynobaenus fra le varie forme delle 
Scoliidae trattando dei due sessi contemporaneamente e non citando 
affatto il Chestus. Infine Ashmead nel riferire le caratteristiche della 
sua nuova sottofamiglia, non accenna minimamente al fatto che i due 
sessi vennero primieramente descritti come generi distinti. 

Ora si presenta subito una prima domanda: chi ha trovato i due 
sessi accoppiati così da poter parlare di essi come se si trattasse di 
un solo genere? Dalle citazioni riportate più in alto non appare che 
oltre ai descrittori, altri abbia parlato di queste curiosissime forme. 

Spinola ha descritti i due generi separatamente: il Bradynobaenus 
subito dopo il gen. MuzzZZa, il Chestus dopo i Tinnidi alla fine della 
famiglia delle Muzi/larias in cui pone nell’ordine seguente i generi : 
Mutilla, Bradynobaenus, Thynnus, Corynura, Oelurus, Chestus, e solo 
con molto dubbio ha supposto che Bradynobaenus e Chestus rappre- 
sentassero i due sessi di uno stesso genere. 

Date queste conoscenze, siamo noi autorizzati a considerare le forme 
descritte da Spinola come i due sessi di uno stesso genere 2 To credo 
che ciò non'sia possibile, sapendo come queste immaginarie assimila- 
zioni siano spesso fallaci, ed osservando quanto siano differenti i due 


de 


‘pretesi sessi così da riescire grandemente difficile basandosi sui loro 
caratteri poterli collocare ambedue nell’una o nell’altra famiglia di 
imenotteri. 

Stimo quindi più corretto, discutendo delle affinità delle forme in 
questione, considerare distinti i generi Bradynobaenus e Chestus. Di- 
sgraziatamente nella raccolta Spinola, mentre esistono i tipi del Bra- 
dynobaenus Gayi Spin. (4 g) mancano quelli del Chestus Gayi Spin, 
cosicchè del primo potrò parlare con dati di fatto, sul secondo non 
farò che le poche osservazioni che si possono dedurre dalle figure e 
dalle descrizioni di Spinola e Westwoud. 

La famiglia delle Myrmosidae è caratterizzata secondo Ashmead 
nel modo seguente: « Females always apterous. Thorax in the female 
divided in two parts; pygidium normal; hypopigium in male produced 
into a sharp aculeus, wich curves upward (very rarely simple unar- 
med); hind wings with a distinet anal lobe, the cubitus originanting 
from the apex of the submedian cell, interstitial with the transverse 
median nervure, or rarely originating beyond it (Proceed. Unit. St. 
Nat. Mus. Vol. XXIII. 1901. p. 197)». Come nota tuttavia lo stesso 
Ashmead (Cand. Entg. XXXV, p. 199.) numerose sono le forme, che 
non offrono tutti i caratteri, che egli attribuisce alla sua famiglia; 
così, ad esempio i maschi dei gen. Myr,nosa Latr., Myrmosida Sm., 
Ephutomina Ashm. presentano lipopigio inerme, così le femmine del 
gen. Ephutomma Ashm. hanno il torace tripartito ed un facies assal 
differente dalle altre My0sidae; dimodochè Andrè (Hyménopt. Eu- 
top. Alg. T. VIII. Mutillides p. 137 — Revue d’Entomolg. Caen. 1904, 
p: 29) stima doversi il gen. Ephultomma Ashm. riunire alle.vere Mu- 
lillidae (intese anche nel senso di Ashmead) anzichè collocarlo fra. le 
Myrmosidae. E veniamo infine al gen. Bradynobaenus ed alle pretese 
sue aflinità colle Myrmosidae. 

Basandosi esclusivamente sui due soli caratteri della mancanza delle 
ali e della struttura del torace diviso in due parti, Ashmead ha piena 
ragione nel porre il genere di Spinola accanto a Myrmosa Latr., Aple- 
rogyna Latr. Chyphotes Black. ecc., ma va osservato che le atflinità 
fra due o più forme vanno ricercate non soltanto in uno o due carat- 
teri, ma nel complesso dei caratteri stessi, in modo che fra i vari ge- 
neri esista tutta una serie di disposizioni, che ne permetta il ravvi- 
cinamento. 

Ora è appunto questa concomitanza di caratteri numerosi, la quale 
giustificherebbe la classificazione del Bradynobaenus fra le. Myrmo- 
sidae, che viene nel nostro caso a mancare, e già un semplice e super- 
ficiale esame dimostra quanto errato sia il modo di vedere dello 
Ashmead. 


AAT, pa 


Come ho già fatto rilevare, la descrizione spagnola di Spinola è 
molto minuta ed accurata, tantochè non reputo necessario ridarne 
un’altra, ma credo piuttosto conveniente richiamare le osservazioni 
di Saussure, sui rapporti e le affinità delle varie forme, che costitui- 
scono la sua sottofamiglia degli Scolines. 

«Les Meria femelles » dice infatti Saussure (Histoire de Madagascar 
Vol. XX. p. 248) « forment un passage des Scoliens aux Bradynoboe- 
niens par leur corps poli, specialement la téte et l’epipygium, par 
leurs antennes gréles et moniliformes, leur téte aplatie à occiput pro- 
longé et tendant à prendre une position horizontale, leur pronotum 
séparé du mésonotum par un sillon droit, leurs femurs très compri- 
més et très dilatés, leurs tibias comprimés et dilatès, leurs tarses dé 
pourvus en dessous de peigne de petites èpines, enfin par leur ten- 
dence à perdre les organes du vol. Sous ce rapport il taut noter que 
plus les ailes se raccourcissent chez les Meria et plus les formes du 
corps et le facies se rapprochent de ceux des Bradynobaeniens..... » 

Ora è chiaro che queste caratteristiche, che s’incontrano nelle fem- 
mine del gen. Meriza hanno certamente una notevole importanza, e 
benchè numerose e grandi siano le differenze, che intercedono fra 
quest'ultime ed il Bradynobaenus, pur tuttavia è manifesto, che si 
tratta di forme assai vicine e notevolmente regredite per quanto ri- 
guarda il genere di Spinola. 

Del resto anche l’esame degli esemplari tipici mostra chiaramente 
le affinità del Bradynaboenus con gli Scolidei, mentre allontana qual- 
siasi idea di ravvicinamento di esso alle Myrmosidae, colle quali non 
ha di comune che la mancanza delle ali ed il torace bipartito, somi- 
glianze imputabili solamente al sistema di vita molto simile e non ad 
affinità di parentela. 

Invero la forma generale del corpo e più specialmente delle zampe 
e dell’addome del Bradynobaenus è al tutto simile a quello delle Me- 
ria e totalmente differente da quello delle Myrmosinae ed anche l’a- 
spetto del capo, lo sviluppo notevole dell’occipite, la piccolezza e la 
forma degli occhi allontanano queste ultime dal primo. 

Rimane quindi dimostrato chiaramente che la riunione delle sotto- 
famiglie Bradynobaeninae, Myrmosinae, Apterogyninae nell’unica fa- 
miglia delle Myomosidae proposta da Ashmead è irrazionale ed arti- 
ficiale, e mentre le due sottofamiglie Myrmosinae ed Apterogyninae 
anzichè costituire una tale famiglia, più rettamente, come opina Andrè, 
vanno incluse, smembrate e diversamente raggruppate, in quella più 
vasta delle Mutillidae, la sottofamiglia Bradynobaeninae deve essere 
separata da esse e posta invece fra le Scolzidae, colle quali ha grandi 
e molteplici affinità. . 


une di 


Assai più complessa ed incerta è la questione riguardante il Chestus 
Spin., considerato come il maschio del Bradynobaenus. Ho già prece- 
dentemente fatto rilevare come l’assimilazione di questi due generi 
sia assai arbitraria, non essendo mai stati, per quanto mi risulta, 
rinvenuti i due sessi accoppiati, assimilazione tanto più azzardata 
data la notevole differenza delle due forme. Saussure infatti, mentre 
ritrovava facile la classificazione del Bradynobaenns (g) fra i suoi 
Scolines osservava che « si les Bradynobaeniens se rattachent aux 
Merites par les femelles, ils sen écartent d’une manière très sensible 
par les males (op. cit. p. 248 nota)» e più oltre (p. 250) aggiungeva: 
« Les affinites des màles sont moins distinetes. Ils se rapprochent 
peùt-ètre aussi des Meria à ailes atrophiées par la parte des nervu- 
res de leurs ailes, et l’ armue de l’ ypopygium est tout analogue è 
celle des Scolides (il che mi pare alquanto discutibile se si giudica 
dalle figure di Spinola), mais leurs antennes longues et gréles rappel- 
lent le type de la tribu des Thynniens ». 

Per tutte le considerazioni su esposte risulta quindi chiaramente 
che il gen. Bradynobaenus (9) deve senza alcun dubbio essere posto 
insieme agli Scolidei, benchè in una sottofamiglia speciale; e che la 
posizione del Chestus (Bradynobaenus 3) è ancora assai dubbiosa, 
benchè con grande probabilità debba esso pure collocarsi fra gli Sco- 
lidei, e non certamente fra le Myrmosidae, in forza del fatto che la 
riunione dei due sessi è ancora arbitraria e che i caratteri del Che- 
stus sono assai aberranti e peculiari. 


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Pubblicato il 28 Maggio 1910 


Prof. LORENZO CAMERANO, Direttore responsabile, 
2046 — Tip, Pietro Gerbone — Torino 


BOLLETTINO 


Musei di Zoologia ed Anatomia comparata 


della R. Università di Torino 


Numero 622 — Volume XXV 


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Dott, GIORGINA PANGELLA 


Di alcuni Buprestidi d'Africa e di Madagascar 


I Buprestidi, di cui presento questa breve nota, furono raceolti in 
Africa, dal reverendo Luigi Jallà, missionario evangelico a Kazungula 
(Alto Zambese), dal Dott. Michele Ascensco al Lago Moero, dal capi- 
tano Lessona nel Sudan e dal Signor Pittarelli nell’isola di Mada- 
gasear, e tutti donati cortesemente a questo Museo Zoologico. 


Sternocera Esch. 


S. variabilis Kerr, Compt. Rend. Soc. Ent. Belg. Vol. 30 pag. 9 (1882), 
Kerr. Ann. Soc. Ent. Belg. Vol. 37 pag. 56 (1888). Kerr. Genera Jnse- 
ctorum pag. 9. 

2 esemplari Lago Moero. Specie diffusa sulle rive orientati ed 
occidentali del lago Tanganika, ed in Ugunda. 

S. bictifera Klug, Monatsber. Ahad. Wie Berlin 1855 pag. 644 - 
Kerr. id. Kerremans. Gener. Insect. pag. 9. 

(Gli esemplari sono piuttosto da riferirsi alla var. « funebris » più 
che al tipo «luctifera » mancando il largo infossamento laterale, ricco 
di tomentosità biancastre. 

6 esemplari, di cui 4 di Zanzibar e 2 di Kazungula. 

L'habitat della specie è : Zambese, Nganmi, Mozambico, Nyassa, Bo- 
gamoyo, Usambara, Mharamo presso Pangani. 


Julodis Esch. 


J. Caillaudi Latreille - Voyag. Gaill. Vol. IV pag. 277 (1873). Mar- 
seul, L’Abeille Vol. 2 pag. 82 (1865) Kerr. Gen. Insect. pag. 10. 
4 esemplari di Kartum. (Aralia, Nubia, ecc). 


os 


Acmaeodera Esch. 


A. repercussa Castel. e Gory - Monog. Bup. Vol. I pag. 29 tav. Il 
fig. 50 (1835) - Kerr. Gen. Insect. pag. 32. 

1 esemplare di Kazungula. Specie diffusa nella Segambia, nella 
Caffreria ed al Tanganika. 

A. posticalis Castel e Gory. id. pag. 28 tav. 8 fig. 47. Kerr. Gen° 
Jnsect. pag. 33. 

1 esemplare di Kazungula: Specie diffuse nel Sénégal e nel Zanzibar. 

A. viridiaenea De Geer, Mémoires Insect. Vol. 7 pag. 361 fig. 47 
(1778). Kerr. Gen. Insect. pag. 33. 

1 esemplare di Kazungula. Diffusa assai in Caffreria. 

A. aenea Kerr, Annales Soc. Entom. Belg. Vol. 43 pag. 269 (1899). 
Kerr, Gen. Insect. pag. 33. 

3 esemplari di Kazungula. Specie sino ad ora, per quanto è a mia 
conoscenza, citata dell’Eritrea. 

A. excellus Klug - Mon. Berl. Akad. Wis, pag. 644 (1855) Kerr, 
Gen. Insect. 

2 esemplari Kazungula. La specie tipo proviene da Mozambico. 


Steraspis Sol. 


S. speciosa var. obscura Thomson, Rev. Mag. Zoll. pag. 295 (1879). 
- Kerr. id. pag. 376. Kerr.. Gen. Insect. pag. 51. 
_ 1 esemplare Alto Zambese, 1 Kazungula. Varietà descritta come 
proveniente del Sudan, Abissinia, Obok orientale. 
S. speciosa var. fastuosa Gerstaeher, Arch. Naturgesch. pag. 452 
(1871) - Kerr, id. pag. 376 - Kerr, Genera Ins. pag. 51. 
‘* 19esemplari di cui 9 & e 10 9 Lago Moero. L'estensione di questa 
specie va dall’Abissinia e Mozambico. 
S. amplipennis Fahreus, Jns. Caffrariae Vol. I pag. 311 (1851). - 
Kerr. l. c. pag. 379. - Kerr. Gen. Inscet. pag. 51. 
1 esemplare & di Kazungula. Specie comune nell’ Africa orientale 


008, squamosa Klug. Syst. Phys. (1829) tav. 1 fig. 10. Kerremans, l. 


c. pag. 375. id Gen. Ins. pag. 52. 

1 esemplare di Kazungula. 

S. Standingeri Kerr. An. Soc. Ent. Belg. Vol. 44 pag. 282 (1900). 
id. Gen. Insect. pag. 52. 

1 esemplare di Kazungula. Specie diffusa nell'Africa orientale te- 
desca. 

S. ambigua Fahreus, Ins. Caff. Vol. I pag. 312 (1851). Kerr I. c. 
pag. 380, id. Gen. Ins. pag. 52. 

2 esemplari di Lago Moero. Diffusa. e molto comune in tutta VA- 
frica orientale: non ancora citata però di questa località, 


_— 3- 


18. brevicornis Klug, Entom. Reis. pag. 29 (1885) Kerr. 1. c. pa- 
gina 378. Kerr. l. c. pag. 52. 

2 esemplari di Kazungula. Diffusa nell'Africa orientale e occidentale. 

S. psilopteroides Kerr., Ann. Soc. Entom, Belg. (1899). pag. 256. - 
Kerr. l. c. pag. 52. | 

1 esemplare di Kazungula. - L’unico esemplare descritto dal Kerre- 
mans proviene dal Transvaal: questo di Kazungula, presenta qualche 
differenza: la colorazione del corpo è bensi « bronzé doré verdàtre » 
ma la linea marginale longitudinale delle elitre si presenta non molto 
allargata e di una bella tinta dorata: sul pronoto è appena -accen- 
nato un piccolo spazio mediano liscio, e non vi è traccia della linea 
longitudinale dorata e liscia. 


Lampetis Spin. 


L. allosparsa Fairm, Ann. Soc. Entom. de France (1869) pag. 210 
Kerr, Gen. Insect. pag. 95. 

115 esemplari di Madagascar, variabili per la mole, e per le pun- 
teggiature del pronoto e delle elitre. 


Darmasila Thom. TÀ ORE, 


D. limbalis Castel. e Gory, Mon. Bup. Vol. I pag. 18 tav. 20 fig. 104 
- Kerr, id. pag. 29. 

3 esemplari, del Congo e del Lago Moero. 

L’ esemplare del Congo è perfettamente identico alla specie tipica 
proveniente da detta località, e perciò ho creduto bene ricordarla : 
mentre i due esemplari del Lago Moero concordano perfettamente. 
colla descrizione della specie « D. sublimbalis » data dal Kerremans 
su un individuo proveniente da Moliro (Tanganika meridionale) e de- 
scritto nell’Ann. Soc. Entom. Belg. (1897) pag. 227; specie che fu. poi 
da lui stessa portata in sinonimia nel « Genera Jnsectorum ». Gli e- 
semplari sono ben distinti e certamente potrebbero costituire se non 
una specie, almeno una varietà: l’autore avrà certamente trovato 
forme di passaggio dall’una all’altra per essere indotto ad unirle ad 
un tipo unico. | 

D. albicincta Reiche, Voy. Castel. pag. 282 tav. 17 fig. 2 (1850) 
Kerr. Gen. Inset. pag. 96. 

6 esemplari del Lago Moero perfettamente tipici. - La specie, per 
quanto è a mia conoscenza, abita il Sénégal e l’Abissinia. 

D. umbrosa Fabr. Syst Ent. Vol. I pag. 289 (1794). Castel e Gory. 
Mon. des Bup. Vol. 2 pag. 29 tav. 7 fig. 30. id. Gen, Insect, p. 96. 

1 esemplare di Zanzibar, Specie estesa in tutta l'Africa orientale. 


sio 


D. bioculata Olivier. Entoi. Vol. 2, Geri. 32 pag. 65 tav. 8 fig. 50. 
Cast. e Gory. Mon. Bupr. Vol. 2 pag. 77 tav. 20 fig. 103. Kerr: Gét. 
Insect. pag. 90. 

3 esemplari di Kazungula. La specie è ricordatà come abitante il 
Sénégal, Zanzibar, Transvaal, Damorra. 


Polybothris Spin. 


P. Davidis Fairm. Ann. Soc. Entom. France Vol. 68 pag. 111 (1889). 
Kerr..d. e page 97. 

1 es. di Madagascar. 

P. quadricollis Castel. e Gory, Mom. Bup. Vol. I pag. 56 tav. XIV 
fig. 7 (1837). Kerr. 1. c. pag. 98. 

1 esemplare di Madagascar. 

P. Goryî Guér., Mag. Zool. da 62 (1883) - Castel. e Gory. Mon. 
Bup: id: pag. 98 tav. 17 vol. 4 (1840) fig. 96. Kerr. 1. c. pag. 98. 

1 esemplare di Madagascar. 

P. Lelieuri Buquet, Anni Soc. Ent. France pag. 75 tav. 3 fig. 4 
(1859). Kerr. 1. c, pag. 98). 

1 esemplare di Madagascar. 

P. luczoti Guérin. Rev. Zool. tav. 65 (1833) - Castel. e Gory, Mon. 
Bup: Vol. II tav. 11 fig..69. Kerr. c. pag. 98. 

2 eseniplati di Madagascar. 

P. sumptuosa Klug, Ins. Mad. pag. 140 tav. 2 fit. 1 (1833). - 
Castel. e Gory, Mon. Bup: pag. 47 tàv. 12 fig: 62. Kerr. I. è. pag. 98. 

1 esemplare di Madagascar. 

P. adriventris Castel. e Goîy, Monog. des Bupr. Vol. I pag. 68 ta- 
vola 17 fig. 89 (1837). Keîr. l. c. pag. 99. 

1 esemplare di Madagascar. 

P. dlboplagiatà Castel. è Gory, Mon. Buùp. Vol. Î pag. 63 tav. 16 
fit. sl. 

2 es. dì Madagascar di cui uio 1 perfettamente tipico, l’altro, di 
color ileto, mà ton identica scultura sùl capo, sul pionoto è sulle è- 
lite. Parte inferiore del corpo verde lucente. 

P. chtysozona Kerr, Bull. Soc. Ent. France pag. 81 (1898). Keît. 
l. c. pag. 99. 

1 esemplare di Madagascar. 

P. aeneomaculata Klug, Ins. Madag. pag. 149 (1838) Castel. € Goîy. 
Mon. Bup: id. pag. 77 tav. 19 fig. 102. Kerr. 1. c. pag. 100. 

1 esemplare di Madagascar. 

P. cuprifriera Castel. è Goty, Mon. Bùp. Vol. Î pag. 59 tav. XIV 
fig. 75 (1837). 

3 esemplari di Madagascar, 


LCAE ea 


Sphenoptera Sol. 


Ho seguito nella classificazione di questo genere la divisione nelle 
5 sezioni adottata dal Kerremans nel suo « Genera Insectorum » pa- 
gina 111. i 

S. sulcifrons Castel. e Gory (Sez. III) Mon. Bup. Suppl. Vol. 4 
pag. 311 tav. 52 fig. 306 (1841). Kerr. l. c. pag. 115. 

1 esemplare di Kazungula. La specie è ricordata abitante il Se- 
negal e l’Abissinia. 

S. dissimilis (Sez. IV) Kerr. Ann. Soc. Ent. Belg. Vol. 42 pag. 293 
(1878) Kerr. Il. c. pag. 116. dla 

1 esemplare di Kazungula. La specie è diffusa nel Senegal e nella 
Guinea. 

S. sulcifrons (Sez. IV) Kerr. Ann. Soc. Ent. Belg. Vol. 43 pag. 262 
(1899) - Kerr. ]. c. pag. 116. 

1 es. 9 del Lago Moero. Perfettamente tipica alla specie descritta 
dal Kerremans e proveniente dal Transvaal. 

S. jubana Gestro - Annali Museo Civico Storia Natur. Genova, 
Vol. 25 pag. 348 (1895), Kerr. 1. c. pag. 121. 

Questa specie rassomiglia assai bene alla descrizione data da Ge- 
stro sull’unico esemplare raccolto a Bardera, villaggio sul Giuba; però 
l'esemplare è più sviluppato, misurando 11,5 mm; il capo è di colore 
cupreo, e anteriormente di un bel rosso fuoco e non verde metallico, 
colorazione che si continua nei primi due articoli delle antenne, i 
soli che ho potuto esaminare, mancando i rimanenti. Le zampe po- 
steriori non presentano la piccola spinetta interna. 


Belionota Esch. 


B. canaliculala Fabr. Manl. Ins. Vol. I pag. 181 (1787) Kerr. I. c. 
1 esemplare di Kazungula. Specie diffusa nell'Africa orientale, me- 
ridionale, occidentale e nel Madagascar. 


Anadora Kerr. 


A. Mechowi Quedenf, Berl. Entom. Zeit. Vol. 3 pag. 22 fig. 12. - 
Kerr. l. c. pag. 258. 

3 esemplari di Kazungula. Questa specie bellissima è descritta dal 
Congo, i caratteri però corrispondono bene, sebbene la colorazione 
delle elitre si presenti non molto spiccata, e neppure ben delineate 
« schwarzlich tormentirten Zeichnungen » sulla punta terminale delle 
elitre un ciuffo di peli rossastri e non neri. La lunghezza degli esem- 
plari è di 16 mm, e la larg. 5, mm, 


Ba 


Agrilus Steph. 
A. grandis Castel. e Gory, Mon. Bup. Vol. 2 p. 5 tav. 1 fig. 3 (1839). 
Rerti TU 2pag. 279! 

1 esemplare di Kazungula. La specie è diffusa nel Senegal e nel 
Congo. i 
Trach ys Fab. 

E. obesa Kerr. ‘Ain. Soc. Entom. Belg. Vol. 44 (1900) pag. 345. - 
Kerr. l. c. pag. 309. 

1 esemplare di Kazungula. La specie tipo descritta è pure prove- 
niente dallo Zambese. 


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Pubblicato il 28 Maggio 1910 


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Prof. LORENZO CAMERANO, Direttore 


responsabile, 


2047 — Tip. Pietro Gerbone — Torino 


BOLLETTINO 


Musei di Zoologia ed Anatomia comparata 


della R. Università di Torino 


Numero 623 — Volume XXV 


Dott. ALFREDO BORELLI 


Descrizione di una nuova specie di Forficota di Costa Rica 


Sparatta Calverti nov. sp. 


cd. Capo di colore castagno col clipeo giallo, il labbro superiore ed 
i palpi boccali bruni; zigrinato e pubescente. Cordiforme col margine 
posteriore concavo ed intaccato nel mezzo; pianeggiante nella regione 
frontale, alquanto convesso nella regione occipitale. Sutura mediana 
segnata da una linea fortemente impressa la quale biforcasi nella parte 
anteriore e raggiunge la base delle antenne, sutura frontale posteriore 
segnata da una depressione che delimita le regioni frontale ed occi- 
pitale. Antenne di 12 articoli di forma tipica, di colore nero-pece ad 
eccezione dei due ultimi bianchicci, pubescenti. 

Pronoto bruno-rossiccio, zigrinato e pubescente; di forma pressochè 
ovale, ristretto nel terzo anteriore e sporgente a guisa di un piccolo 
collo, più lungo, che largo. Pianeggiante, segnato per metà della sua 
lunghezza da un leggero solco mediano il quale continua posterior- 
mente con una debole cresta ed è fiancheggiato, all’altezza degli angoli 
umerali, da due prominenze cerciniformi internamente alle quali tro- 
vasi una, piccola fossetta. 

Elitra di lunghezza poco inferiore al doppio del pronoto, di colore 
nero pece, molto finamente punteggiate e pubescenti, angoli umerali 
debolmente arrotondati, margini posteriori tronchi. 

Ali di lunghezza inferiore alla metà delle elitre, dello stesso colore, 
finissimamente punteggiate e pubescenti. 

Zampe: femori castagno-oscuri, tibie e tarsi giallo-testacei; primo 
articolo dei tarsi di lunghezza superiore alla somma del secondo e del 
terzo. 

Segmenti dell'addome di colore castagno ad eccezione dell’ ultimo, 


4°) 


molto leggermente punteggiati; forniti di corti peli gialli più lunghi 
sui lati; allargantisi sensibilmente e gradatamente dal primo all’ul- 
timo il quale è di larghezza superiore ad una volta e mezzo quella 
del primo. Pieghe tubercolari del terzo e del quarto segmento, mar- 
cate. Ultimo .segmento dorsale grande, quadrangolare, di larghezza 
uguale a una volta e. mezzo. la lunghezza; di colore testaceo rossiccio, 
lucente con piccoli punti disposti in serie longitudinali alternanti con 
tratti lisci, segnato a poca distanza dal margine posteriore da una 
fossetta ovale e fornito di due prominenze tondeggianti, di colore 
‘oscuro, al disopra delle radici della pinzetta. 

Inferiormente: capo e segmenti del torace di colore bruno, non lu- 
centi. Segmenti dell’addome bruno-rossicci, gli ultimi più chiari, leg- 
germente punteggiati. Penultimo segmento grande, pressochè quadrato, 
cogli angoli posteriori fortemente arrotondati ed il margine posteriore 
insensibilmente smarginato. : 

Pigidio molto sporgente, rettangolare e See mbe convesso su- 
perioiimente per metà circa della sua lunghezza, fiancheggiato da due 
e punte triangolari, poi declive restringentesi 


7 sensibilmente per un breve tratto e fornito 

ASL È di 2 altre punte, appena distinte, in mezzo 

s/ Vi alle quali ne sporge una terza molto più 

{JP lunga. 

iO È Branche della pinzetta castagno rossicce 

3 Il fornite di numerosi peli gialli; distanti fra 

i È loro alla base, pianeggianti allargate e 

Do 5; E, divergenti per un breve tratto, poi arroton- 


Sparatta calverti 
7 


ca —- 
1 


date più sottili ed arcate verso l'esterno 
per un altro tratto uguale, indi cilin- 
driche diritte e quasi parallele per un 


‘tratto di lunghezza doppia, finalmente incurvate l’una verso l’altra e 
assotigliantisi sensibilmente sino alle punte che non s'incontrano. 
‘Internamente tronche col margine superiore bordato per un breve 
‘tratto poi arrotondate, fornite di 2 denti spiniformi colle punte volte 
obliquamente all’indietro, di cui il primo, corto, s° incontra al punto 
in cui le branche cominciano ad incurvarsi verso l’esterno mentre 
il secondo, molto più lungo, si trova all’ estremità posteriore deila 
curva (fig. a). 

9. Penultimo segmento ventrale subquadrangolare col margine e gli 
angoli posteriori largamente arrotondati. 

Pigidio molto sporgente, rettangolare, convesso superiormente, for- 
‘nito posteriormente di 3 punte di cui: 2 laterali, corte, schiacciate 
«e triangolari, ed una mediana molto più lunga e cilindrica. 


SII 


‘Branche della pinzetta punteggiate e fornite di corti peli gialli; 
‘separate dal pigidio alla base, triquetre e quasi diritte per più di due 
terzi della loro lunghezza poi, arrotondate più sottili ed incurvantisi 
l’una verso l’altra sino alle punte acuminate che s’incrociano. Inter- 
namente liscie e debolmente concave per un terzo circa della loro 
lunghezza col margine inferiore leggermente sporgente e fornito vicino 
‘alla base di un piccolo dente, quasi nascosto dal pigidio, poi esse sono 
diritte col margine inferiore fortemente dentellato un po’ oltre il se- 
condo terzo della loro lunghezza, in questo punto s’incontra un'altro 
«dente più lungo colla punta ricurva verso l’ apice, dopo il quale le 
branche sono di nuovo liscie sino alle punte (fig. d). 


Lunghezza totale del corpo, è e <: 13,5 mm. 
Lunghezza della pinzetta, T: 4 — 9: 3,5 mm. 
d e 7 da la Emilia, versante dell'Atlantico ; nelle bromeliacee, nov. 
1909; raccolti dal Dr. R. W. Calvert. 
Questa specie che sono lieto di dedicare all’illustre entomologo Nord- 
Americano D.r Calvert, ricorda la Sparatta Bolivarii Borm. e la Spa- 
ratta lobata Borelli per la forma del pronoto, essa però ne è ben di- 


‘stinta per la forma del pigidio e della pinzetta. 


N 
s-petazta — 


Pubblicato il 12 Luglio 1910 


Prof. LORENZO CAMERANO, Direttore responsabile 
2107 — Tip. Pietro Gerbone — Torino 


af 


BOLLETTINO 


Musei di Zoologia ed Anatomia comparata 


della R. Università di Torino 


Numero 624 — Volume XXV _——===__ei 


Dott. M. G. PERACCA 


RETTILI raccolti nell'Alto Zambese (Barotseland) 
dal Signor Cav. Luigi Jalla. 


LACERTILI1A 
AMPHISBAENIDAE 


1. Amphisbaena quadrifrons Ptrs. 


Boulenger (1), vol. II, pag. 447 — Ptrs. (3). 

Un solo esemplare. Esso concorda perfettamente colla figura data dal 
Peters, ma possiede soltanto tre labiali superiori e tre inferiori, invece 
di quattro come indica il Peters nella sua diagnosi (ed il Boulenger 
nel Catalogo). Il quarto labiale è erroneamente indicato per tale, 
trovandosi positivamente al di là della fessura bocÉfle. Nel nostro 
esemplare si contano sul corpo 207 annuli, che nella regione 
mediana del corpo si presentano divisi in 26 segmenti, 14 nella re- 
gione dorsale, sopra i solchi laterali, e 12 nella regione ventrale. 
Sulla coda si contano 46 annuli. Gli esemplari descritti dal Peters 
presentano invece da 226 a 237 annuli sul corpo e 48 sulla coda. 


2. Monopeltis Jallae Peracca. 


Capo piuttosto acuminato. Rostrale piccolo, triangolare, di cui la base 
è più lunga dei lati leggermente convessi in avanti. Nasali in contatto da- 
vanti al rostrale non per un punto ma per l’estensione di circa mezzo 
millimetro, assotigliantisi all’indietro ed insinuantisi tra le labiali supe- 
riori ed il margine inferiore del muso fino a poca distanza dall’oculare, dal 
quale restano separati. Un solo grande scudo copre la parte superiore del 
capo, presentando una breve sutura (una per lato) che si estende 
obliquamente in avanti ed in dentro partendo dall’angolo anteriore 
superiore dell’oculare; la lunghezza di questa sutura è di poco infe- 


n E 


riore alla distanza che separa l’estremità delle due suture. Oculare 
piccolo, quadrangolare, attraverso il quale l’occhio si può intravedere; 
un paio di occipitali triangolari allungati, in contatto col loro angolo 
acuto smussato sulla linea mediana. Tre labiali superiori di cui il 
secondo, di eguale altezza del primo, è il più lungo ed il terzo, di 
poco più corto del secondo, irregolarmente triangolare supera di più 
del doppio l'altezza del secondo. Mentale molto più grande del rostrale, 
irregolarmente quadrilatero, seguito da uno scudetto ancora più 
grande, pentagonale; tre labiali inferiori, di cui il primo ed il se- 
condo molto piccoli ed il terzo grandissimo. Si contano 223 an- 
nuli sul corpo e 32 sulla coda; verso il mezzo del corpo un an- 
nulo comprende 36 segmenti, di cui 22 sopra e 14 sotto le linee 
laterali. I segmenti dorsali sono molto più lunghi che larghi e vanno 
facendosi più stretti verso la parte 
posteriore del corpo; i segmenti ven- 
trali mediani quasi quadrati nella 
parte anteriore del ventre, diventano 
man mano più larghi che lunghi 
nella parte posteriore del corpo. 
La coda, leggermente cilindro-co- 
nica, è più stretta all’origine e leg- 
germente più grossa all’estremità ed 
è troncata obliquamente dall’avanti 
all’indietro; la sezione è rivestita 
da un grande scudetto convesso, 
leggermente infossato lungo il suo 
margine latero- inferiore. Gli an- 
nuli della coda sono circolari al di 
sotto delle linee laterali, 0, per meglio 
. dire, dei prolungamenti di esse (es- 
sendo queste solo visibili alla base 
della coda); al di sopra delle linee 
laterali gli annuli sono disposti in 
forma di V aperti in avanti, di cui 
gli angoli sono più acuti verso la 
metà della coda e vanno diventando 
più ottusi alla base ed alla estremità 
della coda, dove, specialmente alla 
base, ridiventano circolari. Gli annuli 
in corrispondenza del terzo mediano 
(all’incirca) della semicirconferenza 
superiore della coda non si presentano più divisi in segmenti. Vi sono 
sei scudetti pettorali allungati; gli scudetti del paio mediano sono 


— LE 


allargati posteriormente e più o meno appuntiti in avanti ; gli scudetti 


esterni al paio mediano sono allargati anteriormente, a margine esterno 
sinuoso incavato verso la linea mediana, e lunghi presso a poco comè 


_ quelli del paio mediano; gli scudetti esterni ai precedenti sono i più corti. 


La lunghezza degli scudetti pettorali mediani eguaglia o supera di 
poco la distanza che intercede tra il margine posteriore degli occi- 
pitali e la punta del muso. 

Linee laterali e linea dorsale distinte. Segmenti anali in numero 
di sei. Non vi sono pori preanali. Il corpo è di un color bianco ‘avorio 
e lo scudetto cefalico giallastro. n 

Corpo mm. 460. Coda mm. 70. 

Due esemplari. 


TR) 


SUINCIDAE. 
3. Lygosoma sundevallii Smith 


Boulenger (1) pag. 507, vol. III 
Tre esemplari. 


Ob HE D'L.A, 
TYPHLOPIDAE 


4. Typhlops Sehlegelii Bianconi 


Boulenger (2) pag. 44, vol. I. 

Un solo esemplare. Differisce dalla descrizione per avere un minor 
numero di serie di scaglie (34) tanto sul collo quanto nella parte 
mediana del corpo, pel preoculare che è in contatto soltanto col se- 
condo labiale invece che col secondo e terzo. 


BOIDAE 


5. Python sebae Gm. 
Boulenger (2) pag. 86, vol. I. 
Un solo esemplare giovane. 


COLUBRIDAE 


6. Tropidonotus olivaceus Ptrs. 


Boulenger (2) pag. 227, vol. I. 


E dl 
Un solo esemplare giovane. S. 19. V. 141. A. 7 SO. 65. 9 
LI 


7. Boodon lineatus D. e B. 


Boulenger (2) pag. 332, vol. I 
n solo esemplare giovane. 


PISA e RR 


8. Chlorophis emini Gbr. 
Bonlenger (2) pag. 92, vol. IIL 


] 41 
Un solo esemplare. S. 15. V. 154. A T SC O AO 


9. Chlorophis negzleetus Ptrs. 


Boulenger (2) pag. 94, vol. II. * 


o Fbi dia ARE 
Due esemplari. S. 15. V. 162. A FT 50 90? 
I ORO 
Dit150rV. 4605,A 5 SC 99 lo; 


10. Tarbophis semiannulatus Smith. 
Boulenger (2) pag. 51, vol. II. 


be TS 198 
Un solo esemplare. S. 19. V. 210. A T SC 73 gt 


11. Leptodira hotambacia Laur. 
Boulenger (2) pag. 89, vol. II. 
Us solo esemplare. 
12, Thrlotornis Hirtlandii Hallow. 
Boulenger (2) pag. 185, vol. III 
Un solo esemplare. 


13. Psammophis angolensis Bocage. 


Boulenger (2) pag. 170, vol. III 
Un sol late”S, 1 Vasta ig 08 
n solo esemplare. S. 11. V. 143. A_ 68 $ 


ELAPINAE 
14. Nafa migricollis Reinh. 


Boulenger (2) pag. 378, vol. III 
i DIRE. Li 58 
Un solo esemplare giovane. S. 237 V. 196. A. 1. SC 58? 


15. Naîn amchietae Bocage. 


Boulenger (2) pag. 387, vol. III. é 
Un solo esemplare giovane. S. 15 (collo), 17 (dorso) V. 185. A. 1. 
53 


SC 33° 


Sg 


Differisce alquanto dagli esemplari tipici per avere sul collo un 
numero minore di serie di scaglie (15 invece di 17) e per avere 1 + 2 
temporali invece che 2 4- 3. 


VNIPERTD AE 
VIPERINAE 


16. Causus rbombeatus Licht. 
Boulenger (2) pag. 467, vol. III. 
‘ S4 
Due esemplari!"S' 17 V? 1393. ‘A. "I° SC 35 og 
SvrddaiV. 1b982:0 An. 96 >» 
. I. . rie Lo . 34 Q 
17. Bitis arietans Merr. 
Boulenger (?) pag. 493, vol. III. 
Un solo esemplare giovane. 
18. Atraciaspis Bibronii Smith. 


Boulenger (2) pag. 515, vol. III. 


At : RARA 
*Un solo esemplare. S. 23. V. 252. A. 1. S > di cui alcuni indivisi 


5 1 
fg +) 


BIBLIOGRAFIA 


1. BouLENGER G. A. Cutalogue of the Lizards in the British Museum (Natural hi - 
story). Second edition, vol. I, II, III, 1885-1887. 


2. BOULENGER G. A. Catalogue of the Snakes in the british Museum (Natural hi- 
story). Vol. F, II, III, 1893-1894-1896. 


3. PerTERS W. Monatsberichte der Koniglich Preussisohen Akademie der Wissenschaften 
zu Berlin. 1862 e 1879. 


di Anatomia 
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BOLLETTINO 


Musei di Zoologia ed Anatomia comparata 


della R. Università di Torino 


Numero 625 — Volume XXV 


Dr. ERMANNO GIGLIO-TOS 


Professore di Zoologia e di Anatomia e Fisiologia comparate 
nella Regia Università di Cagliari 


FASMIDI ESOTICI 


del R. Museo zoologico di Torino 
e del Museo civico di Storia nalurale di Genova 


Il presente lavoro contiene i risultati di uno studio dei Fasmidi 
esotici conservati nel Museo Zoologico di Torino, che il Direttore 
Senatore Prof. Camerano ebbe la cortesia di affidare alle mie ricerche. 
Si unirono a questi alcuni altri Fasmidi che ancora esistevano inde- 
terminati nelle collezioni del Museo Civico di Storia naturale di Ge- 
nova, il cui Vice-direttore, cav. dott. Raffaello Gestro, ebbe la genti- 
lezza di inviarmi in istudio. All’uno ed all’altro sono lieto di porgere 
qui i miei più vivi ringraziamenti per l’onore fattomi. 


PYGIRHYNCHINI 
Gen. CEROYS Serv. 
€. perfoliatus Gray. 
Cladomorphus perfoliatus GRAY Syun. Phasm. 1835, p. 15. 


Acanthoderus perfoliatus BurMEISTER Hatvdb. Ent. II, 1838 pag. 569. 


Ceroys perfoliatus SERVILLE Orth. 1839, p. 263 - WESTwooDp Cat. Phasm. 1859, 
p. 59 - KirBy Syn. Cat. Orth. I, 1904, p. 354 - BRUNNER e REDTENBACHER 
Iusektenfam. Phasm. I, 1906, p. 60. 


Una femmina dal Brasile (Mus. Torino). 


| 
O) 
| 


Gen. ACANTHOCLONIA Stal. 


Nel 1898 io riferii a questo genere alcuni individui stati raccolti 
dal Dr. Festa nel suo viaggio all’ Ecuador, e li determinai come A. 
Tisiphone Westw. e A. quindensis Goud., facendo tuttavia notare come 
essi non corrispondessero esattamente nè alle descrizioni nè alle figure 
date dal Westwoop. Interpretavo allora queste divergenze come do- 
vute forse allo stato larvale degli esemplari che avevo sott'occhio e 
perciò non mi arrischiavo a distinguerli in due nuove specie. 

Oggidì però, dopo un più accurato esame, dopo una ponderazione 
maggiore del valore di tali divergenze, dopo la descrizione che si 
legge di A. Tisiphone rifatta da BRUNNER e REDTENBACHER nella loro 
bella monografia dei Fasmidi, mi sono convinto che tanto l’una quanto 
l’altra specie devono essere distinte in due specie finora sconosciute, 
di cui do qui appresso la descrizione : 


A. punana n. sp. 


A. Tisiphone GiGLIO-Tos Boll. Mus. Zool. Torino, vol. XIII, 1398, n. 311, pa- 
gina 382 (neo WESTWOOD) — BRUNNER e REDTENBACHER Insektenfam. Phasm. 
I, 1906, p. 63 (partim). 


Fom. — Fusco-olivaceo-lterrea, unicolor, antennis a medio ad a- 
picem flavo-ferrugineis, arliculo primo inermi. Caput cristis duabus 
acute granosis anlice confluentibus et foveam circularem includenti- 
bus, retrorsum convergentlibus el sulco profundo sed angusto sepa- 
ratis, dehinc in occipile in lobos auriculares irregulariter acule spi- 
nosos extrorsum paulo divergentes elevalis, nec non pone lobos auri- 
culares spina acuta armatum. Pronotum medio sulcatum, marginibus 
lateralibus et margine postico irregulariter granoso-spinosis, disco 
granoso, în prozona ante marginem posticum utrinque spina hu- 
mili, in metazona ante marginem posticum utrinque spinis 2-3 ele- 
vatis armatum. Mesonolum subquadraium, tecliformi-carinatum, mar- 
ginibus lateralibus quinque-spinosis, disco irregulariter rugoso-granoso, 
utrinque, pone marginem anlicumn, spina forliore extrorsum vergenle 
armato. Metanotum irregulariter rugulosum, tectiformi-carinatum, 
supra coxas posticas în lobum triangularem trispinosum parce dila- 
tatum, disco inermi. Segmentum medianum metanoto brevius, inerme. 
Abdomen ovaltum, medio dilalatum, dorso tectiformi-carinato, segmen- 
tis 1 (segmento mediano) - 6 transversis, multo latioribus quam lon- 
gioribus, irregulariter ruguloso-granosis, medio lobulo-minimo gra- 
noso, in segmento 6 bilobo ornatis: segmentis 7-9 et segmento anale 
angustioribus, longioribus, compressis et fortius tectiformi carinatis, 
rugulosis, sed lobulis destitutis: segmento 9 margine laterali in lobum 
rotundatum producto : segmento anale brevi, transverso, medio trian- 


= 


gulariter acute producto, marginibus lateratibus sicuti in segmento 9 
în lobum productis. Cerci acuminati, breves, segmentum analem vix 
superantes. Prosternum transversum, sub-granulosum, granulis binis, 
magis distinctis, interdum sub-spinosis, inler corxas anticas. Mesoster- 
num granosum, vel interdum granoso-spinulosum, pone marginem 
anticum sulco transverso arcuato instructum, inter coras intermedias 
granulis binis majoribus. Metasternum granosum vel granuloso-spi- 
nulosum. Venter irregulariter rugulosum, tumidum, segmento 7 lon- 
giore, medio carina ungusta distincta. Operculum basim segmenti a- 
nalis vix atlingens, triangulare, tricarinatum. Pedes breves, rugo- 
loso-granosi, femoribus omnibus superne sublusque utrinque lobulis 
parvis triangularibus, sub-spinosis irregulariter ornatis, tibiis omni- 
bus superne sulcalis et utrinque lobulis minutis instructis, tibiis an- 
ticis sublus inermibus, 4 posticis subtus denliculatis, metatarsis arti- 
culis sequentibus via longioribus cum articulis 2-3 tarsorum superne 
carinatis. 


Mas distinctus: corpore breviore, angusliore, et spinis majoribus 
armato : lobis auricularibus occipitis magis elevatis, marginibus for- 
lius et longius spinosis; metazona pronoti lobis plurispinosis eaxtror- 
sum divergentibus armala: mesonoto forlius carinato, lateribus et 
disco spinosis, pone marginem anticum spinis duabus majoribus 
exlrorsum divergentibus armato: meltanoto forlius carinato et spi- 
noso : segmentis 1 (segmento mediano) - 6 abdominis fortius carina- 
lis, compressis, multo angustioribus, via transversis, medio utrinque 
spinis pluribus exrtrorsum divergentibus armatis: segmentis 7-9 ru- 
qgulosis, tricarinatis, sursum erectis, spinis destilutis, utrinque mar- 
gine laterali irregulariter eraso, in lobum erpanso : segmento anali 
carinato, marginibus lateralibus irregulariter erosis, apice bilobulato: 
mesoslerno et metasterno spinulosis, ventreque acute granuloso : fe- 
moribus spinosis. 


mas fem. 


Long. corporis mm. 22 29-30 


> Agata dad 0) E » 2 2,9-3 
» mMmeson. » 4 5) 


_ Sette femmine e quattro maschi da Pun ed una femmina da Troje 
nell’Ecuador (Mus. Torino). 

Questa specie è senza dubbio assai somigliante a A. Z'isiphone 
Westw. ma ne differisce principalmente perchè le spine maggiori del 
pronoto sono le posteriori e non le anteriori; le spine del mesonoto 
non sono che due, rappresentanti i lobi triangolari dentati di A. 7%- 
siphone che qui mancano nella femmina e sono solo sviluppati nel 
maschio; il metanoto è affatto privo di lobi triangolari dentellati, 


sli cina 


tanto nella femmina quanto nel maschio; i margini dell'addome non 
sono seghettati; nel maschio tutti i segmenti addominali dal primo 
(segmento mediano) al sesto sono armati ai lati della carena mediana 
molto acuta, non di due spine, ma di gruppetti di parecchie spine di 
cui una più lunga di tutte le altre; i segmenti 6 e 7 mancano di lobi 
dentellati; nella femmina il segmento 7 è affatto privo di lobo nel 
mezzo ; i segmenti 7 e 8 non sono dilatati ai lati, ma solo il 9 ed il 
segmento anale, inoltre i lobi di ogni segmento sono distinti nella 
femmina e nel maschio più specialmente l’uno dall’altro, e quindi non 
così continui, coma si vede nelle figure del WesTwoop (tav. 26, fig. 10, 
11) da formare una unica dilatazione a mo’ di spatola all’ estremità 
dell’addome: inoltre il segmento anale della femmina è triangolare 
acuto all’apice e non inciso e quasi bilobo come in A. Tisiprone. 


A. papallacta n. sp. 


Acanthoclonia quindensis GiGLIO-TOos Boll. Mus. Zool. Torino, vol. XIII, 1898, 
n. 311, pag. 33, (nec GouDOT) - BRUNNER e REDIENBACHER Insektenfam, 
Phasm, I, 1906, p. 93 (partim). 


Fom. — A. PUNANAE s?millima, interdum flavo-olivacea, corpore 
multico, vix granuloso. Vertex inter antennas carinulis duabus 0- 
blique antrorsum convergentibus inslruclus, dehinec retrorsum medio 
sulcatus. Occiput granulis minimis serialim disposistis instructum. 
Pronolum et mesonolum marginibus tantum minute granulosis, disco 
Pugoloso et sparsim via granuloso. Mesonotum, melanolum et abdomen 
carina media percurrenle distincta inslructa. Abdomen minute rugu- 
losum, medio dilatatum, segmentis posticis haud dilatato-lobatis. Pedes 
mutici, tibiis tantum superne denticulatis. 

Mas: mihi ignotus. 


Longît. corp. mm. 23 
» pron. » 3 
» Meson. » 4 


Quattro sole femmine da Papallacta nell’Ecuador (Mus. Torino). 

Questa specie per quanto riguarda la forma, le proporzioni, le di- 
mensioni del corpo ed il colorito, somiglia moltissimo a A. punana. 
Ne differisce principalmente per la mancanza completa di spine, rap- 
presentate solamente da minimi tubercoli, e per la mancanza delle 
dilatazioni ai segmenti posteriori dell’ addome. Potrebbe anche darsi 
che si trattasse solo di una varietà locale. 


— è —_ 


ASCEPASMINI 


Gen. ASCEPASMA Burm. 


A. Pandora Westw. 
Aschipasma Pandora Westwoon Cat. Phasm. 1859, p. 93, pl. 9, fig. 2. 
Ascephasma Forsteni De HaAN Bijdr. tot. Ken. Orth. 1842, p. 114 9 (nec gf). 
Orthomeria Pandora Kirsv Syn. Cat. Orth. I, 1904, p. 420. 
Ascepasma Pandora BRUNNER e REDTENBACHER Insektenfam. Phasm. I, 1906, 
-. | pag. 75. 
Due maschi dalle isole Filippine, donate al Museo di Torino dal 
Dr. BRUNNER von WATTENWYL e determinati da lui come Per/amor- 
pha Pandora. 


A. piceum Redt. 
Ascepasma piceum BRUNNER e REDTENBACHER Insektenfam. Phasm. I, 1906, p. 75. 


Un maschio ed una femmina da Balighe e due femmine da Si-Rambé 
in Sumatra (Mus. civ. Genova). 


REDTENBACHER descrisse questa specie su di un maschio del Museo 
Civico di Storia naturale di Genova, privo di antenne. Non conobbe 
però la femmina. Credo perciò opportuno di renderne completa la de- 
scrizione aggiungendo che : il maschio ha le antenne di color ferru- 
gineo-pece alquanto più lunghe del corpo, e la femmina è molto somi- 
gliante al maschio, ma è di dimensioni, come per solito, un po’ mag- 
giori, sia in lunghezza che in larghezza; le antenne sono più corte si 
da arrivare alla metà del corpo o poco oltre; l'addome è più rigonfio 
nel mezzo; il segmento anale è quasi brigogolare, breve od arrotondato 
all'apice: i cerci sono diritti, cilindrici, ottusi all’ apice ed un po’ di- 
vergenti: l'o percolo raggiunge appena l’apice dell’addome, ed è appena 
compresso, non carenato, quasi ovale, largamente arrotondato all’a- 
pice. Gli anelli ferruginei delle zampe sono nella femmina più evi- 
denti che nel maschio. 

Devo aggiungere inoltre che in tutte e tre le femmine da me esa- 
minate dalla parte sinistra dell’ addome, tra l’opercolo e la base del 
9° segmento, sporge una laminetta nera, lucente, lunga quasi quanto 
i cerci, che si ricurva in basso quasi a mo’ di uncino. E questa molto 
probabilmente una parte dell’apparato riproduttore ‘femminile. 


Gen. PresBITUS Kirby. 
P. asymmetricus n. sp. 
Mas. — Piceus, minutissime cinereo-pubescens. Anlennae nigrae, 


unicolores. Caput pone et inter oculos vitltis duabus ferrugineis via 
distinctis ornatum. Pronolum vittis duabus obscure ferrugineis, su- 


Pall Mar 


bobsoletis. Mesonotum minutissime sparsim granulosum, fere laeve. 
Elytra spiniformia, nigra. Alae femora postica valde superantes, area 
antica fusca, flavo-venosa et maculis albidis irregulariter ornata, area 
postica leviter infumata venis fuscis. Abdomen apice fortiter clavato. 
Segmentum anale medio acute carinalum, apice in tuberculum co- 
nicum producio ad basim sulco distincto circulari circumdato : lobis 
lateralibus, sinistro brevissimo rotundato, dextro in appendicem lon- 
gam cerciformem dehorsum subito inflexam et extrorsum incurvam 
producto. Cerci recti, crassi. Lamina subgenitalis basi fortiter forni- 
cata, a medio ad apicem carinata, apice ipso rotundalo, limbato, medio 
vix inciso. Pedes omnes inermes, picei, ferrugineo irregulariter et 
indistincte maculati. Femora haud carinata, femora antica bast iîn- 
curva apicem versus crassiora ; femora 4 postica compressa, late- 
ribus late sulcatis. 


Long. corp. mm. 40 Long. fem. ant. mm. 7 
» meson. 35) 5 » sO ner Ceo 
» alar. 0) > » post. » 10 


Un maschio raccolto da Elio Modigliani a Balighe in Sumatra 
(Mus. civ. Genova). | 

Questa specie per la asimmetria del segmento anale ricorda P. 
affinis De Haan, ma ne differisce sopratutto per la forma del segmento 
anale che è alla punta terminato in appendice conica. Per questo ca- 
rattere è affine a P. peleus Gray. Si può dunque considerare da questo 
punto di vista come intermedia fra queste due specie. 


Gen. ABrosoma Redt. 
A. flavoguttatum Redt. 


Abrosoma flaboguttutum BRUNNER e REDTENBACHEK Insektenfam. Phasm. I, 1906, 
pag. 84. 
Un maschio dall'isola Nias, in cui i disegni del corpo sono molto 
svaniti (Mus. civ. Genova). 


A. simplex n. sp. 


Mas. — Fusco-fulvum, unicolor, capite tantum nigricante. Meso- 
notum ad marginem anticumn tantum granulis nonnullis obsitum. 
Etytra alaeque nullae. Segmentum anale quadratum, carinulatum, 
apice truncato. Cerci breves, cylindrici, obtusi, parum incurvi. Lamina 
subgenitalis brevis, lanceolata. Femora omnia carinulata, femora iîin- 
termedia subtus carina externa spinulis tribus minimis armata. 

LONGICONDO, MINO Longit. fem. ani. MMS 
» Meson. DI NSIO » » inlerm. » 5 
O CIONI » » post. po 


Bir: i 


Un solo maschio raccolto a Si-Rambé in Sumatra da Elio Modi- 
gliani (Mus. civ. Genova). 


Alquanto simile a A. modestum ma ben distinta per vari caratteri 
e specialmente per le tre spine al margine inferiore esterno dei fe- 
mori mediani. 
PARABROSOMA nov. gen. 


GENERI ABROSOMATI affine. Corpus pubescens, aplerum. Pronotum 
antice bicornutum. Femora antica basi incurva, femora omnia havd 
carinata, utrinque tantum obtusissime sulcata, modice compressa, fe- 
mora antica et posltica excepta basi, femora intermedia tota longitu- 
dine subtus ulrinque distincle spinulosa. Metatarsus anticus el po- 
sticus articulis coeteris simul sumpltis aeque longus, metatarsus in- 
termedius articulo sequenti vix longior. 

SPECIES TYPICA: P. digibbum. 


Si distingue dal gen. Abrosoma, a cui somiglia moltissimo nell’a- 
spetto, per la presenza delle spine sulla zona anteriore del pronoto, 
dovute al fatto che i soliti due rigonfiamenti del pronoto che carat- 
terizzano gli Ascepasmini, in questo caso sono prolungati veramente 
in due coni acuti, ed inoltre per la forma speciale dei femori che non 
presentano carene e sono armati inferiormente, specialmente quelli 
mediani, di spine ben distinte e acute. 


P. dbigibdbum n. sp. 


Mas. — Fusco-fulvum, pubescens. Antennae apicem segmenti sexli 
abdominalis subattingentes, articulis duobus basalibus nigris. Femora 
omnia subtus albido pilosula, ante apicem extremum annulo lato 
nigro fasciata. Abdomen apice sub-clavalo. Segmentum anale forni- 
catum, subglobosum, margine postico rotundato. Cerci graciles, decus- 
salti, breves, subrecti, apice acute mucronalo. Lamina subgenttalis 
brevis, aurantiaca, apicem segmenti dorsualis noni altingens, apice 
late rotundato. 


Longit. corp. mm. 30 Longit. fem. ant. mm. 8,5 
» meson. » OLO » ®' VEntermoA » 086 
» metan. c. Ss.» 4 » » post. WUITO 


Un maschio raccolto da Elio Modigliani a Si-Rambé in Sumatra 
(Mus. civ. Genova). 


ANISOMORPHINI 
Gen. ANISOMORPHA Gray. 
A. Borellii Giglio-Tos. 


Anisomorpha crassa GiGLIO-Tos Boll. Mus. Zool. Torino, vol. IX, 1894, n°. 184, 
p. 4 - Zool. Jahrb. Syst. Abth. Bd. VIII, 1895, p. 806. 


De Ri 


4nisomorpha Borellii GiGLIO-Tos Boll. Mus. Zool. Torino, vol. XII, 1897, nu- 
mero 302, p. 16 (nota) - nec GraLio-Tos ibidem. vol. XV, 1900, n°. 377, 
p. 2-3 - BRUNNER e REDTENBACHER Insektenfam. Phas. I, 1906, p. 94. 


Paradozomorpha Borellii Krgsy Syn. Cat. Orth. I, 1904, p. 403, 


Quattro femmine e due maschi da S. Pedro, Puerto Bertoni e A- 
suncion nel Paraguay (Mus. Torino). 


A. urucumana n. sp. 


Anisomorpha Borellii (partim) GIGLIO-Tos Boll. Mus. Zool. Torino, vol. XV, 
1900, n° 377, p. 2-3 (nec GieLIo-Tos ibidem. vol. XH, 1897, n° 302, pa- 
gina 16 (nota). 

Paradoromorpha Borellii (partim) KirBy Syn. Cat. Orth. I, 1904, p. 403. 


Foem. — Nigra picea, antennis flavo-annulatis, pronoto, mesonoto, 
segmentis abdominalibus 1 (segmento mediano) -7 utrinque flavo ima- 
culalis, nec non punclis nonnuilis flavis in segmenti abdominatlis 1-7 
irregulariter interpositis, pedibus ferrugineis, apice tantum femorum 
omnium nigro. Mesonolum disco granuloso, utrinque tuberculis non- 
nullis majoribus, subspiniformibus, serialim disposilis armato. E- 
lytra et alae lobiformia, flava, inflata, transverse ovata, circumcirca 
limbata, disco venis elevatis flavis areolas nigras faviformes inclu- 
dentibus ornato. Segmentum anale ad apicem compresso-carinulatum, 
rotundato-truncatum. Cerci breves, eylindrici, apicem abdominis via 
superantes. Operculum apicem abdominis haud attingens, basi com- 
pressum, dehinc lanceolatum, leviler fornicalum, apice quam în A. 
Borellii ob!uszore. 


Longit. corp. mm. 50 Long. segm. med. mm. 4 
» pron. > PORT » » elytr. > ai 
» meson. >». _.9 dii a alar. > 
» melan. >». 4 » » fem: AN 


Tre femmine e due larve da Urucum nel Matto Grosso (Brasile). 
(Mus. Torino). 

Quando nel 1900 studiai gli Ortotteri raccolti dal Dr. Borelli nel 
suo viaggio nel Matto Grosso e nel Paraguay credetti che gli esem- 
plari di questa specie non fossero altro che gli adulti di A. Borelli, 
ma ora sono persuaso che si tratta di una specie ben distinta, ed i 
caratteri principali stanno nella forma, grandezza e struttura delle 
ali e delle elitre e nel colore dei piedi. In A. Bore? le tibie ed i tarsi 
sono neri o nereggianti, mentre in A. wrucumana tutte le tibie ed 
anche tutti i tarsi sono ferruginei. Le elitre e le ali sono affatto so- 
miglianti per colore e per forma, però le ali sono un po’ più grandi, 
Esse sono le une e le altre di forma ellittica col grande asse dell’el- 
lisse obbliquamente trasverso, tumefatte nel mezzo e circondate tut- 


i Ci 


t'attorno da un margine liscio, giallo e visibilmente risvolto all’insù, 
mentre nel mezzo le venature gialle, rilevate, formano un fitto reticolo 
a mo’ favo; in cui. il fondo delle cellette è -di un bel nero vellutato. I 
granuli disposti in serie ai lati del mesonoto sono più alti e più acu- 
minati che in A. Borelli. 

Riferendoci alla tavola dicotomica delle specie di questo genere 
quale si trova nella bella monografia di BRUNNER e REDTENBACHER 
(p. 90-91) la posizione di queste due specie è la seguente: 

1.1. Zhorax cum abdomine superne plus minusve dense granulosus; 

eroup o e. 

12.2. Antennae flavo-annulatae ; 7 
3.3. Segmenta abdominis margine postico flavo-limbato ; 

4. Tibiae piceae, vel piceo-olivaceae, alae et elytra minima, unico- 


toria A. BORELLI Giglio-Tos. 
4.4. Tibiae el tarsi ferruginei, alae et elytra majora, tunida, nigro 
areolata À. URUCUMANA Giglio-Tos. 


Gen. AUTOLYCA Stal. 
A. Semele Westw. 


Anisomorpha Semele WesTtwooD Cat. Phasm. 1859, p. 19, 9 tab. XXV, fig. 7. 
Autolyca Semele GiGLIO-Tos Boll. Mus. Zool. Torino, vol. XIII, 1898, n° 311, 
p. 33 - KirByv Syn. Cat. Orth.I, 1904, p. 402 - BRUNNER 6 REDTENBACHER 
Insektenfam. Phasm. I, 1906, p. 96. 
Parecchi individui dei due sessi da Canar nell’ Ecuador (Mus. To- 
rino). 

REDTENBACHER nella sua monografia esprime il dubbio che questa 
specie a lui sconosciuta non sia forse altro che la forma larvale della 
A. bogotensis GouDOT, ma dall’esame degli esemplari da me esaminati 
e certamente adulti, come pure da quello di alcune larve, posso in 
modo assoluto escludere che il dubbio di REDTENBACHER abbia qualche 
fondamento. 


A. Roulinii Gould. 
Bacteria Roulinii GouDoT Guerins Mag. Zool. 1843, p. 4. 
Anisomorpha Roulinii WEsTtTwoOD Cat. Phasm. 1359, p. 7, 4 tab. XXV, fig. 10, 11. 
Autolyca Roulinii GiGLIO-Tos Boll. Mus. Zool. Torino, vol. XIII, 1898, n° 311, 
33. - KirBy Syn. Cat. Orth. I, 1904, p. 402 - BRUNNER e REDTENBA- 
cHER Insektenfam. Phasm. I, 1906, p. 96. 
Parecchi individui di ambo i sessi da Paredones nell’Ecuador (Mus. 
Torino). 


SUE 


A. flavo-limbata Redt. 
Autolyca elegans GiGLIO-Tos . Boll. Mus. Zool. Torino, n°. XIII, 1898, n° 311, 
p. 33 (nec Anisomorpha elegans PHILIPPI). 
Autolyca flavo-limbata BRUNNER e REDTENBACHER Insektenfam. Phasm. I, 1906, 
pag. 197. 

Numerosi individui dei due sessi da Troje presso Huaca nell’ E- 
cuador (Mus. Torino). 

Nel 1898 io esprimevo il mio forte dubbio che gli esemplari da me 
esaminati fossero da riferirsi alla specie A. elegans Phil., ma, siccome 
essi avevano soggiornato parecchio tempo in alcool, temevo che a questo 
fatto fossero dovute le differenze di colorazione che li distinguevano, 
e non mi arrischiai perciò a descriverli come una specie distinta. 
REDTENBACHER giustamente separò questa specie da A. elegans. 


PHASMINI 
Gen. OLcYPHIDES Griff. 
O. Tithonus Gray. 
Phasma Tithonus GrAYv Syn. Phasm. 1835, p. 23 - SeRvILLE Orth. 1839, p. 272 


- DE HAAN Bijdrag. tot. de Ken. Orth. 1842, p. 123 - WESTWoOoD Cat. 
Phasm. 1859, p. 119. 


Phasma ornatum BuRMEISTER Handb. d. Entom. II, 1838, p. 585 - CHARPENTIER 
Octth. deser. 1843, pl. 42. 


Phasma lineatum FiscHER Ball. Soc. imp. nat. Moscon 1834, VII, p. 327, 


Phocylides Tithonus StAL Rec. Orth. III, 1875, p. 97 - BOLIVAR Viaje al Paci. . 
fico, 1884, p. 27 - BRUNNER Betrachtung. iber die Farbenpract. der Ins., 
1897, T. III, fig. 23. 

Olcyphides Tithonus GRIFFIN! Zool. Ang. XXII, 1899, p. 91 - KirBy Synon. 
Cat. Orth. I, 1904, p. 410 - BRUNNER e REDTENBACHER Insektenfam. 
Phasm. I, 1906, p. 108. 


Due femmine da Rio Janeiro (Mus. Torino). 


Gen. PARAPHASMA Redt. 
P. fasciatum Gray. 
Phasma fasciatum GrAY Syn. Phasm.1835, p.24 - BURMEISTER Handb. Ent.II, p.585. 


Phasma lineolatum SeRVILLE Orth. 1839, p. 273 - DE IHAAN Bijdrag. tot de Ken. 
Orth. 1842, pag. 123 - WESsTWwooD Cat. Phasm. 1859, p. 120. 


Phocylides lineolatus STAI Rec. Orth. III, 1875, p. 97. 
Olcyphides fasciatum Kirby Syn. Cat. Orth. I, 1904, p. 410. 
Paraphasma fasciatuim BRUNNER e REDTENBACHER Insektenfam. Phasm, I, 1906, 
pag. 116. 
Due femmine e due maschi dal Brasile, una femmina da Villa En- 
carnation ed un’altra da Puerto Bertoni nel Paraguay (Mus. Torino). 


Pe eg | LIRE 


Gen. PHASMA Serv. 
P. dbispinosum Red. 


Phasma bispinosum BRUNNER e REDTENBACHER, Insektenfam. d. Phasm. I lief. 
1906, p. 122, 14. 

Tre femmine ed un maschio adulti che non presentano differenze 
apprezzabili dalla descrizione datane dal REDTENBACHER, ed una larva, 
tutti provenienti da Iquitos nel Perù (Mus. Torino). 

La larva somiglia agli adulti: le elitre sono assai più piccole e 
squamiformi tutte nere, e la spina, sebbene anch’essa più piccola, è 
tuttavia già ben distinta ed aguzza. Le ali sono nere macchiettate di 
fulvo. 


P. necydaloides Lin. 


Phasma putidum GIGLIO-Tos Boll. Mus. Zool. Torino, XIII, 1898, n° 311, p. 34 
(nec BaTES Trans. Lin. Suc. London. XXV, p. 349, tab. 45 fig. 2). 
Phasma necydaloides BRUNNER e REDTENBACHER Insektenfam. Phasm. I, 1906, 

p. 122 (cum synon.). 

Due femmine ed un maschio dalla valle del Santiago ed una fem- 
mina ed una larva da S. José nell’Ecuador (Mus. Torino). Una femmina 
da Rio Chanchamayo ed un maschio da Rio Ucayali nel Perù (Mus. 
civ. Genova). 


P. Menius Westw. 


Phasma Menius WestwooD Cat. Phasm. 1859, p. 118, tab. XVII, fig. 2, - STAL 
Rec. Orth. III, 1875, p. 97 - ScupDER Ent. Notes II, 1869, p. 26 - GkIF- 
FINI Boll. Mus. Zool. Torino, XI, 1896, n° 236, p. 7 - BRUNNER e REDTEN- 
BACHER Insektenfam. Phasm. I, 1906, p. 121. 

Pseudophasma menius REHN Proc. Ac. Nat. Sc. Philadelphia, 1904, p. 97. 


Una sola femmina, quella descritta dal Dr. GRIFFINI, raccolta dal 
Dr. Festa al Rio Cianati nel Darien (Mus. Torino). 


Gen. PSEUDOPHASMA Bol. 
P. Bolivari n. sp. 


Foem. — Caput nigrum. Antennae nigrae, apicem versus albo 
annulatae. Pronotum nigrum, planum. Mesonotum pronoto aeque 
longum, cylindricum, postice carinulatum, lotum ruguloso-granosunti, 
antice utrinque tuberculis 3-4 acutis subspiniformibus armalum. E- 
Uytra campo antico nigro velulino, campo postico pallide luteo, tuber- 
culo valde compresso extrorsum nutans, late rotundato triangulari. 
Alae apicem abdominis parce superantes, area antica fusca dilule 
obscure maculata, area postica unicolore fusca. Segmenlum anale 


—.d&y 


breve, compresso - carinalum, apice rotundato. Cerci crassi, recli, 
oblusi segmentumn analem ix superanles. Operculum sub-planum, 
tanceolalum, apice obtuso. Pedes anlici nigri. Femora 4 postica cla- 
vala, nigra, basi ferruginea. Tibiae ferrugineae, basi et maculis mi- 
nimis nonnullis nigris. Tarsi ferruginei. 


Long. corp. mm. 70 Long. alar. mm. 56 
»  meson. » D 9 NIENTE, NILE 21 
» si elyir. » 9 » SH UDO 19 


Una femmina da Rio Chanchamayo nel Perù (Mus. civ. Genova). 


Gen. NEOPHASMA Redt. 


N. scabriusculum Redt. 


Neophasma scabriusculum BRUNNER e REDTENBACHER Insektenfam. Phasm, I, 
1906, p, 125. 


Due femmine da Rio Chanchamayo nel Perù (Mus. civ. Genova). 


Gen. METRIOTES Westw. 


M. Myrsilus Westw. 


Metriotes Myrsilus WESTWOOD Cat. Phasm. 1859, p. 160, pl. XV, fig. 6 - STAL ‘ 
Rec. Orth. II, 1875, p. 100 - GIieLIo-Tos Boll. Mus. Zool. Totino, vo- 
lume XI, 1898, n. 311, p. 34 - KirBy Syn. Cat. Orth. I, 1904, p. 486 
- BRUNNER e REDTENBACHER Insektenfam. Phasm. I, 1906, p. 139. 

Due sole femmine dalla valle del Santiago nell’Ecuador (Mus. To- 

rino). 

M. Festae Gigl.-Tos. 


Metriotes Festae GIGLIO Tos Boll. Mus. Zool. Torino, XIII, 1898, n° 311, p. 34 
- KIRBY Syn. Cat. Orth. I, 1904, p. 416 - BRUNNER e REDTENBACHER ]n- 
sektenfam. Phasm. I, 1906, p. 140. 


Due sole femmine dalla valle del Santiago nell’Ecuador (Mus. Torino). 


M. Agathocles Stal. 


Metriotes Agathooles StAL Rec. Orth. III, 1875, p. 100 - KirBy Syn. Cat. Orth. 
I, 1904, p. 416 - BRUNNER e REDTENBACHER Insektenfam. Phasm. I, 1906; 
p. 140 - REHN Proc. Ac. Nat. Sc. Philadelphia, 1904, p. 105. 


Un solo maschio dalla valle del Santiago nell’Ecuador (Mus. Torino). 


Gen. CREOXxYLUS Serv. 
? C. spinosus Fabr. 
Riferisco a questa specie una sola larva raccolta dal Dr. FESTA 
nella valle del Santiago all’Ecuador (Mus. Torino). 
Essa ne differisce per vari caratteri: dietro alle espansioni auri- 


na — 


formi dell’occipite si trovano pure due lunghe spine divaricanti acutis! 
sime e ramificate; il pronoto presenta due spine più grandi davanti 
al solco trasverso: il mesonoto porta presso al margine anteriore 
quattro spine in serie trasversa, di cui le due laterali molto divari- 
cate e assai più lunghe e poi due paia di spine avvicinate lungo la 
linea mediana, il 1° paio a circa un terzo della lunghezza, il 2° paio 
a due terzi: i margini laterali sono armati di spine fra cui alcune 
più lunghe: così pure i margini inferiori delle mesopleure. I femori 
anteriori e posteriori sono fortemente spinosi nei margini inferiori, 
ma in quelli mediani tre spine sono nel margine esterno espanse in 
tre lobi. I margini superiori di tutti i femori sono lobato-spinosi. Tutte 
le tibie sono quasi inermi inferiormente e ornate di lobi ai due mar- 
gini superiori specialmente verso la base. 

Trattandosi di una larva, come lo dimostrano le ali e Ie elitre non 
ancora completamente sviluppate, non ho la certezza che si elite di 
una specie diversa. 


i Gen. PRISOPUS Serv. 
P. berosus Westw. 
Prisopus berosus WESTWwooD Cat. Phasm. 1859, p. 168, pl. 20, fig. 7 Gi 
Prisopus mexicanus SAUSSURE Rev. et. Mag. de Zool. 1859, p. 63, — Miss, Scient. 
au Mexique, p. 200. 
Prisopus berosus BRUN. et REDTENB. Insektenfam. dr. Phasmiden, I lief, 1906; 
p. 153, 4 - REHN Proc. Ac. Nat. Sc. Philadelphia 1905, p. 105, 
Una femmina da Tabasco nel Messico ed un maschio dal Messico 
(Mus. Torino). 


HETEROPTERYGINI 


Gen. LEOCRATES Stal. 


L. Castelnaudi Westw. 


Heteropteryxa Castelnandi WESTWOOD Thes. ent. oxon. 1874, p. 172, pl. 32 fig. 3. 

Hahaniella (?) Castelnaudi Kirpv Syn. Cat. Orth. I, 1904, p. 398. 

Leosrates Castelnaudi BRUNNER e REDTENBACHFR Insektenfam. Phasm. I, 1906, 

pag. 167. 

L'unico esemplare di questa specie è una larva aprile prove- 
niente da Perak nella Malacca (Mus. Torino. 

Esso differisce dalla descrizione di Westwood perchè il pronoto non 
presenta che due spine davanti al margine posteriore del pronoto, tra 
la linea mediana ed i lati, una per parte, edi margini laterali del 
pronoto portano due sole spine di cui una all’angolo anteriore e l’altra 
prima dell’angolo posteriore. Le elitre e le ali sono rudimentali perchè 


4 — 


non ancora sviluppate come normalmente si osserva nelle larve. Le 
prime sono strette, ovali-lanceolate, e non oltrepassano il margine po- 
steriore del mesonoto : le seconde triangolari, a forma di ventaglio, non 
raggiungono il margine posteriore del segmento mediano. In tutti gli 
altri caratteri esso concorda bene con la descrizione del WESTWOOD. 

BRUNNER e REDTENBACHER sono propensi a credere che l'esemplare 
descritto da WeESsTWOOD sia semplicemente una larva della specie: L. 
dilatatus PARKINSON. Ciò potrebbe anche essere. Che si tratti di una 
larva è cosa quasi certa, visto che l’esemplare di Perak del Museo 
di Torino, concordante quasi perfettamente con l’esemplare descritto 
dal WESTWooD, è senza dubbio una larva. Che sia poi la larva della 
specie: L. dilatatus Park. è cosa ancora dubbia per quanto probabile, 


Gen. HETEROPTERYX Gray. 
H. echinata Redt. 


Heteropteryx echinata BRUNNER e REDTENBACHER Insektenfam. Phasm. I, 1906, 

presta AVIR o LO al 

Un maschio adulto e due larve femmine da Samarinda in Borneo 
(Mus. Torino). 

Il maschio concorda perfettamente con la descrizione di REDTEN- 
BACHER. Le femmine ne differiscono sovratutto per la lamina sopra- 
anale che è di forma triangolare, molto più lunga del segmento anale 
ed alla sua estremità termina con 4 punte quasi spinose. In un altro 
esemplare, pure larvale e più giovane, privo di rudimento di ali, i 
segmenti 5-6 dell'addome sono alquanto dilatati ai margini, e la la- 
mina sopraanale ha appena accennate le 4 punte all’apice. 


PHYLLINI 
Gen. PULCHRIPHYLLIUM Griff. Kirby. 
P. dbioculatum Gray. 


Phyllium bioculatum GRAY in GRIFFITH Avim, Kingd. Ins. II, 1832. p. 191, pl. 63, 
fig. 3 - id. Syn. Phasm. 1835, p. 30 - id. Zoologist, 1843, I, p. 122 - 
BURMEISTER Handb. II, p. 590 - WESTwooD Catal. Phasm. p. 175 - STAL 
Rec. Orth. III, p. 105 - BoLIvar Orth. Séchelles, p. 374 - BRUNNER e RE- 
DTENBACHER Insektenfam. Phasm. I, 1906, p. 174. 


Phylium crurifolium DE HAAN Bijdragen tot de Kennis Orth., 1842, p. 112 - 
GRAY Zool. I, 1843, p. 122 - SERVILLE Orth. 1839, p. 291 - WESTWwOOD 
Cat. Phasm. p. 176. 

Ihyllium Scythe GRAY Zool. 1843, I, p. 122 - WesTwooD Cat, Phasm. p. 177, 
pl. 31, fig. 1, 2 - STAL Rec. Orth II, p. 105. 


Phylliium Dardanus Westwoop Cat. Phasm. I, p. 176, pl. 40, fig. 5. 


o: 


Phyllium (Pulchriphyllium) Scythe GRIFFINI Boll. Mus, Zool. Torino, 1898, XIII, 
n° 312, p. 2. Miscel. ent. VI, 1898, p. 11. 

Phyllium (PulchriphyUium) bioculatum GRIFFINI Boll. Mus. Zool. Torino, 1898, 
XIII, n° 312, p. 2. - Miscell. ent. VI, 1898, p. 11. 

Phyllium (Pulchriphyllium) bioculatum var. Gelonus GRIFFINI Miscel, ent. VI, 1898, 
parl2,-fig. 3.00, 

Pulchriphyllium bioculutum KIirBy Syvn. Cat. Orth. I, 1904, p. 421. 

Pulchriphyllium Dardanus KirBy Syu Cat. Orth. I, 1904, p. 421. 

Pulohriphyllium crurifolium KirBy Syn. Cat. Orth. I, 1904, p. 421. 

Pulchriphylium Scythe KirByv Syn. Cat. Orth. I, 1904, p. 422. 


Per la sinonimia di questa specie ho accolto quella proposta dai 
Dr. BRUNNER e REDTENBACHER nella loro recente monografia dei Fas- 
midi, avendo essi avuto occasione di esaminare un grande numero di 
individui provenienti da varie località. 

Il Dr. GRIFFINI aveva nel 1898 riferito alla specie P. Ge/onus GRAY 
e ritenuto come una varietà di P. biocutatum GRAY, un esemplare 
femmina del Museo Zoologico di Torino, proveniente dalle isole Sey- 
chelles (Miscell. ent. VI, 1898, p. 12, fig. 3). BRUNNER e REDTENBACHER 
conservando e ritenendo come specie distinta P. gelonus GRAY, cre- 
dono invece che l’ esemplare descritto dal Dr. GRIFFINI sia uno dei 
semplici casi di variazione individuale di P. bioculalwn in cui l'ad- 
dome ha forma lanceolata. Ho ripreso in esame quest’esemplare ed ho 
potuto constatare che realmente è così. 

Parecchi individui dei due sessi delle Indie orientali. La femmina 
descritta e figurata dal Dr. GRIFFINI come var. Gelonus proviene dalle 
isole Seychelles. (Mus. Torino). Una femmina dalle isole Seychelles del 
Museo civico di Genova somiglia affatto a quella descritta dal GRIFFINI. 


P. pulchrifoliuni Serv. 


Phyllium pulchrifolium ServitLe Orth. 1839, p. 292 - DE HAAN Bijdragen tot 
de Ken. d. Orth. 1842, p. 112, pl. 15 fig. 6 - WeEsrwooD Cat. Phasm. 
p. 177 - Gray Zool. 1843, I, p. 122 - StAL Rec. Orth. III, p. 105. 


Phyllium (Pulchriphyllium) pulchrifolium GRIFFINI Miscell. ent. VI, 1398, p. 12, 
fig. 2 - BRUNNER e REDTENBACHER Insektenfam, d. Phasm, I, 1906, p. 174, 
tab. VI, fig. 18. 
Pulchriphyllium pulchrifolium KrirByv Syn. Cat. Orth. I, 1904, p. 421. 
Quattro femmine e cinque maschi raccolte a Giava nel viaggio di 
De Filippi, 2 femmine e 2 maschi da Tjian-Kian, e un maschio da 
Borneo (Mus. Torino). 
Gen. PHYLLIUM Ilig. Griff. 
P. siccèfolium Lin. 


Per la lunga sinonimia di questa specie rinvio alla bella Mono- 


— 16 — 


grafia dei Fasmidi di BRUNNER e REDTENBACHER, ed al catalogo del 


KIRBY. 
Due femmine adulte, una delle Indie orientali, l’altra di Giava, 


quest’ultima raccolta nel viaggio di De Filippi (Mus. Torino), una fem- 
mina dall’Amboina (Mus. civ. Genova) 


Ph. Geryon Gray. 


Phylium Geryon Grav Zool. 1843, I, p. 118 - WEsTwooD Cat. Phasm. p. 174 
- GRIFFINI Boll. Mus. Zool. Torino, 1893, XIII, n° 312, p. 2, fig. A e B 
- KirBy Syn. Cat. Orth. I, 1904, p. 421 - BRUNNER e REDTENBACHER In- 
sektenfam. Phasm. I, 1906, p. 177, taf. VI, fig. 12. 


Phasma (Phyllium) siccifolium (nympha) DE HAAN Bijdr. tot de Kenn. Orth. 

p. 111, tab. XV, fig. 7. 
Tre femmine ed un maschio raccolte a Giava nel viaggio di De Fi- 
lippi e illustrate dal Dr. Griffini nel sopracitato lavoro (Mus. Torino). 


Gen. CHITONISCUS Stal. 


C. feedjeanus Westw. 


Phyllium feedjeanus WeESTwooDp Proc. ent. Soc. London, 3 ser. 1864, II, p. 17. 

Chitoniscus feejeanus GRIFFINI Miscell. ent. VI, 1898, p. 10, fig. 1 - KrgBy Syn. 

Cat. Orth. I, 1904, p. 420 - BRUNNER e REDTENBACHER Insekteunfam. Phasm. 

I, 1906, p. 179, taf. VI, fig. 14. 

Una sola femmina (quella descritta e figurata dal Dr. GRIFFINI) 
proveniente dalla Nuova Zelanda (Mus. Torino). 


CLITUMNINI 


Gen. PHRYGANISTRIA Slal. 


Ph. sarmentosa Westw. 
Bacteria sarmentosa WESTWOOD Cab. Orient. Ent. 1848, p. 65. pl. 32, fig. I. 
Bacteria virgea WESTWwOOD ibidem - p. 66, pl. 82, fig. 2, gt. 
Lonchodes virgeus WESTWwOoOoD Cat. Phasm. 1859, p. 46. 


Phryganistria sarmentosa StAL Rec. Orth IN, 1875, p. 63. — KirBy Syn. Cat. 
Orth. I, 1904, p. 358 - BRUNNER e REDTENBACHER Insektenfam. Phasm. - 
1907, p. 183. 


Tre femmine e due maschi dalle Indie orientali (Mus. Torino). 


Gen. CLITUMNUS Stal. 
C. foedatus Br. 


Clitumnus foedatus BRUNNER e REDTENBACHER Iusektenfam. Phasm. II, p. 190,3. 


I a 


BRUNNER non descrisse di questa specie che il solo maschio, su 
di un esemplare privo delle zampe anteriori, e provenienti dal Ton- 
chino. Anch’io nella collezione antica del Museo di Torino non trovai 
che un solo maschio portato dal Dr. Henfrey dalle Indie orientali e 
facilmente riconoscibile per la forma del capo, che si restringe poste- 
riormente ed ha l’occipite rilevato in due tubercoli ottusi. Nel resto 
della descrizione, come pure nelle dimensioni, corrisponde quasi per- 
fettamente. L’esemplare da me esaminato è alquanto maggiore di quello 
del Brunner (Mus. Torino). 


Longit. corp. ; x ; . nani. 100 
» mMmeson. . x 1 noi n96 
» meltan. cum segni. Med. » 18,5 
» Segm. med. ;.. _ o) 
» fem. ant. È È RE DIE R1:195) 
» >»; $H4exHe. . ; > 3. p2005 
» Pi nil Carrie , afidi LO 


C. serrulatus Br. 
Clitumnus serrulatus BRUNNER 6 REDTENBACHER Insektenfam. Phasm. IT, 1907, 
Pot 0, 0) DISVZDI, o e 
Due maschi da Giava donati dal Dr. BRUNNER von WATTENWYL. 


C. ablutus Br. 


CUtumunns alut:8 BRUNNER e REDTENBACHER Insektenfam. Phasm. II, 1907, 
pag. 190. 
Due maschi dalle Indie orientali (Mus. Torino). 


C. Stilpuus Westw. 

Lonchodes Stilpnus WESTwooD Cat. Plhasm. 1859, p. 39, pl. XXV, fig. 8. 

? Bucillus furcillatus Woop-Mason Journ, As. Soc. Bengal. XLII, 1873, p. 54, 
Di. N, fe, VI. 

Baculum Stilpnus Kirby Syn Cat. Orth. I, 1904, p. 327. 

Clitumnus stilpnus BRUNNER e REDTENBACHER Insektenfam. Phasm. II, 1907, 
pag. 191. 

Una sola femmina dalle Indie orientali (Mus. Torino). 


Gen. MEDAURA Stal. 


N. scadbriuscula Wood-Mason. 
Bacillus scubriusceulus Woop-Mason Jonrn. Asiat. Soc, Bengal. XLII, 1873, 
part, IL, p. 55; pl. 7, fig. 1. 
Menaka scabriuscula Woob-MASON loc, cit. XLVI, 1877, p. 342. 


=IR= 


Medaura scabriusculus Kigpv Syn. Cat. Orth. I, 1904, p. 341 (syn. emend.). 


Medaura nimia BRUNNER, in: BRUNNER e REDTENBACHER Insektenfam. Phasm II, 
1907, p. 241. 


Una sola femmina dalle Indie orientali (Mus. Torino). 


Non ho potuto vedere la descrizione e la figura originali di queste 
specie date dal Woop-Mason, ma siccome BRUNNER dice che l’esem- 
plare da lui descritto col nome di M. néni4 corrisponde perfettamente 
in tutto il resto, salvo che nelle antenne, con quello descritto e figu- 
rato dal Woop-Mason e siccome d’altra parte l'esemplare del Museo 
zoologico di Torino corrisponde pure perfettamente alla descrizione 
data dal BRUNNER, non ho il menomo dubbio che la specie dal Woop- 
MAson designata col nome di scabriuscula è la medesima che la M. nimia 
BRUNNER. 

Quanto al carattere delle antenne che ha fatto porre dal BRUNNER 
questo Fasmide fra i Lonchodini, invece che fra i Clitumnini, sono 
fortunatamente in grado di risolvere la questione. 

Nella bella Monografia dei Fasmidi, BRUNNER, dopo di aver dato la 
diagnosi del genere Medaura, fa seguire questa nota: « Da bei den 
wenigen vorliegendem Exemplaren die Fùhler verstimmelt sind, bin 
ich ùber deren Linge in Unsicherheit. Es wire wohl moglich dass 
dieses Genus zu den Clitumninem geh6rt und in diesem Falle bei Pa- 
chymorpha einzureihen wire ». Ora Woop-Masox nel descrivere questa 
specie aveva esplicitamente detto che le antenne sono solo lunghe 
come il metatorace e formate di 18 articoli. Ma BRUNNER credette che 
Woop-Mason fosse con ciò incorso in un errore e che quindi le an- 
tenne, che nel suo esemplare erano rotte, fossero in realtà più lunghe 
di quanto il Woop-Masox diceva. 

L’unico esemplare del Museo di Torino presenta l’antenna sinistra 
rotta verso l’apice, ma la destra è perfettamente intiera. Orbene, la 
lunghezza di questa corrisponde esattamente a quanto dice il Woop- 
Mason, cioè è lunga quanto il metatorace o appena poco di più, e gli 
articoli sono in realtà 18. 

Resta dunque assodato che, stando così le cose, il gen. Medaura 
Stal va collocato fra i Clitumnini, presso al gen. Packymorpha, come 
il BRUNNER dice, dal quale genere differisce tuttavia, specialmente per 
le armature delle zampe e per la forma bilobata del segmento anale, 
e che la specie descritta dal BRUNNER come M. nima può ritenersi 
senza dubbio sinonima di M. scabriuscula. 

Quanto alla specie M. Brunneri Stal, che certamente appartiene a 
questo genere, sebbene sia assai somigliante alla M. scabriuscula, credo 
tuttavia che ne sia ben distinta e non possa essere ritenuta sinonima 
di essa come Kirby nel suo Catalogo dimostra di credere. 


RE 


o 


Gen. GRATIDIA Stal. 


G. sansibara Stal. 


Gratidia sansibara StAL Rec. Orth. III, 1875, p. 70 — KarscH Ent. Nachr. 1898, 
“n° 24, p. 374 - KrirBy Syu. Cat. Orth. I, 1904, p. 330 - BRUNNER e 
REDTENBACHER Insektenfam. Phasm. II, 1907, p. 221. 
Gratidia sansibarica SCHULTHESS Ann. Mus. civ. Genova - 1898, p. 182. 
Una femmina dall’isola Sesse dell’arcipelago Sesse nel lago Vittoria 
(Mus. civ. Genova). 


G. gracilipes Westw. 


Bacillus gracilipes WESTwooD Cat. Phasm. 1859, p. 5, pl. VIII, fig. 5. 

Clonaria gracilipes KirBy Syn. Cat. Orth. I, 1904, p. 337. 

Gratidia gracilipes BRUNNER e REDTENBACHER Insektenfam. Phasm. II, 1907, 
pag. 225. 


Un maschio dalla Guinea portoghese (Mus. civ. Genova). 


G. natalis Westw. 


Bacillus natalis WesTtwooDp Cat. Phasm 1859, p. 6, pl. XXIII, fig. 7, 8. 

Clonaria natalis BoLivar Jorn. Ac. Se. Lisboa, 1889, p. 87 - KirBy Syn. Cat. 
Orth. I, 1904, p. 387 -. GiGLIo-Tos Boll. Mus. Zool. Torino, XXII, 1907, 
DSL TIE a ETE 

Gratidia natalis BRUNNER e REDTENBACHER Inscktenfam. Phasm. 1g 1100/7500: 225x 

Bacillus (uonzii BATES Trans. Lin. Soc. London, XXV, 1865, p. 327, tab. 44, 


fiv. T4 a. 


Un solo maschio da Boko nel Congo (Mus. Torino). 


G. insolita Br. 
Grutidia insolite BRUNNER e REDTENBACHER Insektenfam. Phasm. II, 1907, p. 227. 


Tre femmine da Bululo nell’Uganda (Mus. civ. Genova). 


G. congensis n. sp. 


Clonaria gracilipes GiGLTO Tos Boll. Mus. Zool. Torino, XXIL 1907, n° 563, 
p. 16 (nec. WESTWOOD). 

Mas. — Oscure viridi-olivacea, sub nigricans: fascia a margine 
antico inesono'i ad marginem posticum segmenti mediani per mar- 
gines lalerales lhoracis percttrrente flavo-sulfurea, sternis flavo-fer- 
rugineis; ventre feri'ugineo linea media nigra percurrente ;' pedibus 
flavo-olivaceis, geniculis nigricantibus. Caput inter oculos carina 
obtusa transversa instruclum. Antennae? Femora antica mesonoto 
duplo longiora. Femora ‘intermedia apicem. segmenti ‘tertii abdomi- 
natis. sub-attingentia. Femora postica apice» segmenti sexti abdomi- 


sug — 


nalis distincte superantia. Thorax el segimentum secundum abdominale 
sub-obsolete carinata. Abdomen a basi segmenti tertii ad apicem segmenti 
noni medio distincte carinatum : segmento nono subquadrato: segmento 
anali globoso, tumido, ad basim impressione V-formi instructo, apicem 
versus carinatum, apice ipso triangulariter anguste exciso, lobis lale- 
ralibus base rotundatis. Cerci lati, triquetri, recti, lanceolati, apice 
obtuse rotundato, medietatem segmenti analis haud longiores, lateribus 
ipsis el subtus excavatis. Lamina subgenttalis brevis, basim segmenti 
analis haud superans, medio carinala, margine postico limbato, 
truncato. 

Fom. — Clivacea, pedibus fuscis. Caput inter oculos ut in mare 
carina obtusa transversa instructum. Antennae tertiam partem fe- 
morum anticorum vix superantes. Mesonotum, metanolum el abdomen 
granulis nonnullis distinclis sparsim instructa. Carina a margine 
antico mesonoti ad marginem posticum segmenti secundi abdominalis 
quam în mare distinclior. Segmenta tria ultima abdominatlia quinque- 
carinulata. Segmentum anale segmento praecedenti longius, apice trian- 
gulariter laeviter exciso, lamina supraanatli minima apposita. Cercî 
lanceolati, laminato compressi, extus distincte longitudinatliter carinati. 
Segmentum ventrale septimum per totam longitudinem obluse bicari- 
nulatum, apice lobo lanceolato, pedunculato, subtus excavato, medie- 
tatem segmenti dorsuali octavi aliquantuto superante instructo. Oper- 
culum lanceotalum, apicem segmenti analis vix attingente, a basi ada 
medium bicarinulatum, apice rotundato. Femora antica apicem me- 
tanoti sub-attingentia. Femora postica apicem segmenti quinti abdo- 
minalis vix superantia. 


mas. fem. 

Longtil. corp. ; mm. 80 91 
» mesonoe . SMS AT 19 

» metan. c. s.med. » 16 769) 

» fem. ant. . >» ‘030 32 

» » inlerm. > 24 21 

» > POSTE. >. r90 26 


Un maschio ed una femmina dal Congo (Mus. Torino). 


Avevo dapprima creduto di poter riferire questa specie a G. graci- 
lipes Westw., dubitando che i disegni del torace e dell'addome fossero 
svaniti negli esemplari che io avevo sott'occhio, ma avendo potuto ora 
confrontarli con un maschio di G. graczipes corrispondente veramente 
alla descrizione e figura di questa specie ho potuto constatare che 
G. congensis ne è ben distinta. La differenza sta principalmente nella 
forma molto globosa e quasi emisferica del segmento anale, nella 
forma dei cerci che sono lanceolati, ottusi, ma triquetri, quasi a 


- — 


forma di piramide triangolare, con le tre faccié della piramide inca- 
vate, e nell’appendice lobiforme del 7° segmento ventrale della fem- 
mina che è assai lungo, lanceolato, alla base un po’ peduncolato così 
che non giace sul segmento seguente, ma ne è ben visibilmente distac- 
cato, sebbene parallelo ad esso. 


G. massauensis n. sp. 

Clonaria massauensis Br. (in schedis). 

Fem. — Viridis, vel olivacea, vel fusca, unicolor. Antennae bre- 
vissimae, quarlam partem femorum anticorum haud superantes. 
Thorax et abdomen laevia, haud carinata. Femora antica medium 
metanoti, femora intermedia apicem segmenti secundi abdominalis, 
femora postica apicem segmenti quinti abdominalis superantia. Seg- 
mentum ventrale sepltimum laevissimum, truncatum. Segmentum ab- 
dominale nonum tricarinulalum, segmentum anale tricarinalum, 
segmento praecedenti longius, acutiusculum. Cerci breves, segmentum 
analem minime superantes, lanceolati, acuti. Operculum compressum, 
lanceolatum, apice acuminato, apicem abdominis haud attingente. 


Longit. corp. mm. 05-70 Long. fem. antic. mm. 21-25 
» meson. > 43-19 » » inlterm. » 15-19 
» melan. Cc. S. > 12-14 » » postic. >» 18-26 


Due femmine raccolte dal Dr. NEGRI, nella valle dell’Auasch tra 
Fantalle e le sorgenti calde di Sodaré in Abissinia (Mus. Torino) ed 
una femmina dalla Colonia Eritrea (Mus. civ. Genova). 


Le dimensioni minori si riferiscono ad una femmina di questa specie 
che trovai nelle collezioni del Museo civico di storia naturale di Ge- 
nova segnata dal Dr. BRUNNER col nome di G. massauensis, stata 
raccolta nell’Eritrea e, a quanto mi risulta, non mai descritta. Ho 
perciò creduto opportuno di conservare il nome dato a questa specie 
dal distinto ortotterologo di Vienna. 

Questa specie è affine a G. montana Br., dalla quale differisce per 
la mancanza di granuli sul torace. 


G. minuta n. sp. 


Clonaria minuta BRUNNER (in schedis). 

Mas. — Viridi-olivacea, gracillima, thorace laevi nigro longitudi- 
naliter trilineato, lineola media ad apicem abdominis perducta. Caput 
pone oculos fascia nigra vel fusca, in vertice lineolis nonnullis su- 
bobsoletis ornatum. Antennae femoribus anticis dimidio breviores. 
Femora antica apicem metanoti attingentia, femora intermedia apicem 
segmenli secundi abdominalis, femora postica apicem segmenti sexti 


= Wu 


abdominalis valde superantia. Segmentum abdominale nonum longius. 
quam latius. Segmentum anale segmento praecedenti brevius, via for- 
nicalum, distincte limbalum, apice lale triangulariter emarginato, 
lobiîs ipsis oblusis sublus migro-denliculalis.. Cerci teretes, incurvi, 
apice securiformi dilatato truncato, intus acuwmninalto. Lamina subge- 
nitalis brevis, organum lanceolatum solum liberans, apicem segmenti 
noni vix alltingens, via fornicala, medio carinulala, apice triangula- 
riler profunde excisa, lobis ipsis acuminatis. 


Longit. corpor. mim. 68 Long. fem. ant. © mm. ‘29 
» Meson. VO 19 » sii termo rai SBO 
» meltan. Cc. $. PRADA >) » » post. >) 25 


Tre maschi, di cui uno porta solo l’indicazione Africa equatoriale, 
un altro proviene da Bululo nell’Uganda e il terzo pure Set ER 
raccolto a Bukussu (Mus. civ. Genova). 


Il primo porta un’etichetta col nome datogli da BRUNNER di G. m24- 
nuta, che ho creduto opportuno di conservare. 

Il nome allude evidentemente all’estrema gracilità del corpo e dei 
piedi. Questa specie è affina a G. specifica Br.: ne differisce tuttavia 
per la lunghezza dei femori e sovratutto per quella dei cerci e della 
lamina sottogenitale. 


G. propinqua n. sp. 

Gratidia propinqua BRUNNER (in schedis). 

Mas. — Gracîtlis, laevis, flava, linea media fusca a vertice ad 
apicem abdominis, ibique evanescente, lineisque nigricantibus ulrinque 
pone oculos ad segmentum analem perductis ornata. Anitennae duas 
tertias partes femorum anticorum subaequantes. Foemora antica me- 
tanotum cum segmento mediano distincle superantia. Femora inter- 
media apicem segmenli terlii abdominalis, femora postica medium 
segmenti seplimi abdominatis altingenlia. Segmentum nonum abdo- 
minale carinatum, duplo longius quam latius. Segmentum anale seg- 
mento praecedenti aeque lalum et aeque longum, haud fornicaltum, 
carinaltum, apice rolundato emarginato, lobis laleralibus rolundatis. 
Cerci pone medium segmenti analis inserti, verlicales, cylindrici) via 
incurvi, apice obluso. Lamina subgenitalis ‘brevis, medium segmenti 
dorsuatlis noni vix allingens, basi fornicata, apicen versus valde com- 
pressa, carînala, carina acuta, basi în lobum triangularem minutum 
elevata, apice ipso acuminato. 

Fom. — Flava (vel viridis?), unicolor, thorace granutlis raris ob- 
solelissimis concotoribus adsperso. Antennae capite et pronoto simul 
sumplis aeque longae. Femora antica marginem posticum mesonoli 


_ a _ 


superantia, femora intermedia apicem segmenti abdominalis secundi, 
femora postica apicem segmenti sexti abdominalis attingentia. Seg- 
menlum anale tricarinatum, apice truncato, lamina supraanali mi- 
nima apposita. Cerci recti, graciles, acuminati, segmento anali mutto 
breviores. Segmentum ventrale sepltimum teres, margine postico trun- 
cato. Operculum ? : 


mas foem. 

Longît. corp. mim. 85 73 
» MEeson. » 20 19 

» metan. Cc. s. feel We 14 

» fem. ant. ». 38 24 

» fem. inlerm. » 28 19 

» fem. post. » di Da 


Un maschio ed una femmina che portano sull’etichetta la località 
di Puerto 14 de Mayo nel Paraguay, località evidentemente errata 
(Mus. civ. Genova). 

Il maschio di questa specie è assai affine a G. specifica Br. del 
Mozambico. 

Ho trovato questa specie nelle collezioni del Museo civico di Ge- 
nova segnata da BRUNNER col nome inedito di G. propinqua, che ho 
creduto opportuno di conservare. 


G. javana de Haan. 

Phasma (Bacillus) javanum DE HAAN Bijdr. tot Kenn. Orth. 1842, p. 138, tab. 15, 
fig. 8. 

Bacillus javanus WesTwooD Cat. Phasm. 1859, p. 7. 

Paraclitumnus (?) javanus Kirby Syn. Cat. Orth. I, 1904, p. 331, 

Gratidia javanica BRUNNER e REDTENBACHER Insektenfam. Phasm. II, 1907, 
pag. 228. 

Due femmine da Tjan-Kian (Mus. Torino). 


Gen. ACANTHODERUS Gray. 


Acanthoderus prasinus WESTwooD Cat. Phasm. 1853, p. 49, pl. III, fig. 2 - 
HuTTON Traus. New Zeal. Inst. XXXI, p.56 - BRUNNER e REDTENBACHER 
Insektenfam. Phasm. II, 1907, p. 239. 


Macracantha prasinus KrrBy Syun. Cat. Orth. I, 1904, p. 340. 
Una sola femmina dalla Nuova Zelanda (Mus. Torino). 


asi 


EONCHODINI 


Gen. DIxIPPUS Stal. 
D. validior Br. 
Dirippus volidio» BRUNNER in: BRUNNER e REDTENBACHER Insektenfam. 
Phasm. II, 1907, p. 279. 
Due femmine senza indicazione di località, ma probabilmente pro- 
venienti da Tjan-Kian (Mus. Torino). 


D. nodosus de Haan. 


Phasma (Bacteria) nodosum DE HAAN Bijdr. tot Kenn. Orth. 1845, p. 133, tab. 11, 
fig. 3g (nec 9). 

Lonchodes nodosus WESTWwooD Cat. Phasm. 1859, p. 281. 

Staelonchodes nodosus KIRBY Syn. Cat. Orth. I, 1904, p. 318. 

Dixippus nodosus BRUNNER e REDTENBACHER Insektenfum, Phasm. IT, 1907, p. 281. 

Due maschi da Sumatra, nell’uno dei quali le nodosità del mesoto- 
race, del metatorace e del segmento mediano non sono tinte in verde 
come è tipico della specie quale è rappresentato nella figura del DE 
HAAN. Tuttavia è così perfettamente somigliante all’altro in tutto il 
resto del corpo e specialmente dell’estremità dell'addome che dev’es- 
sere ritenuto della stessa specie (Mus. civ. Genova). 


D. appetens Br. 


Dixippus appcetens BRUNNER e REDTENBACHER Insektenfam. Phasm. II, 1907, 
pag. 281. 


Un maschio raccolto' da Elio Modigliani a Bawolovalani nell’isola 
di Nias (Mus. civ. Genova). 


D. tumescens Br. 


Dixippus tumescens BRUNNER e REDTENBACHER Insektenfam. Phasm. II, 1907, 
pag. 279. 
Un maschio ed una larva da Samarinda in Borneo (Mus. Torino). 


D. imitator Br. 


Dixippus imitator BRUNNER e REDTENBACHER Insektenfam., Phasi. I, 1907, 
pag. 279. 


Un solo maschio da Samarinda in Borneo (Mus. Torino). 


Gen. PRISOMERA Gray. 


>, modesta? Br. 


Prisomera modestum BRUNNER e REDTENBACHER Insektenfam. Plhasm. II, 1907, 


pag. 250, 


— Rae 


Una sola larva da Samarinda in Bornéo, che riferisco dubbiosa- 
mente a questa specie, perchè essa presenta anche sulle tibie mediane 
un lobo di cui non si fa menzione nella descrizione (Mus. Torino). 


Gen. ProMm\cHUS Stal. 
P. arfacianus Br. 


Promachus arfacianus BRUNNER e REDTENBACHEK Insektenfam. Phasm. II, 1907, 


p. 2963 (nec 9). 
Tre femmine da Mansinam nella Nuova Guinea (Mus. civ. Genova). 


Esse corrispondono alla descrizione delle femmine di P. ar/acianus. 
Vedasi a questo proposito la specie seguente. 


P. Bolivari Br. 
Promachus Bolivari BRUNNER 6 REDTENBACHER Insektenfam. Phasm. II, 1997, 
p. 299 g'. 

Promachus arfacianus BRUNNER 6 REDTENBACHER, loc. cit., p. 296 DE 

Dué maschi e due femmine da Mansinam nella Nuova Guinea (Mus. 
civ. Genova). 

I maschi corrispondono perfettamente alla descrizione del tipo, salvo 
le spine del mesonoto che sono quattro invece che cinque, carattere 
d'importanza affatto secondaria. Le due femmine, che sono convinto 
essere le femmine di questa stessa specie, corrispondono invece alla 
descrizione della femmina di P. arfacianus avendo una sola spina al 
margine posteriore del segmento mediano, ed il segmento anale diritto 
e lungo quanto i due precedenti uniti assieme. Molto probabilmente 
dunque il BRUNNER ha attribuito a P. ar/actanus la femmina di P. 
Bolivari. 

Credo invece che sieno le vere femmine di P. a;/ucianus quelle 
tre riferite alla specie precedente, le quali si distinguono sovratutto: 
per una colorazione generale nerastra, mentre è rossiccio-ocracea 0 
ferruginea in P. Bolivari; per la forma del corpo più robusta; per 
avere nel mezzo del mesonoto da 12 a 14 spine irregolarmente disposte 
e quindi più numerose che in P. Bolivari; e specialmente poi per 
avere tre spine e non una al margine posteriore del segmento me- 
diano, ed il segmento anale alquanto più lungo dei due segmenti ad- 
dominali precedenti presi assieme. 


BACUNCULINI 
Gen. LiseTtHRA Stal. 
L. ramale Gigl.-Tos. 


Libethra ramale GiGLIO-T0s, Boll. Mus. Zool., Torino, vol, XIII, 1898, n. 311, 
p. 27 - KirBy, Syn. Cat. Orth. I, 1904, p. 345. 


PC: SR 


Due femmine e due larve da San José nell’Ecuador (Mus. Torino). 


Questa specie, che non si trova menzionata nella Monografia di 
BRUNNER e REDTENBACHER, è, a quanto parmi, assai somigliante a 
L. rugosa, pure dell'Ecuador, quivi descritta da BRUNNER (p. 309). 


L. Molita Westw. 


Bacteria Molita WEstwooD, Cat. Phasm. 1859, p. 29, tab. XXIV, fig. 3. 
Caulonia Molita StAL., Rec. Orth. III, 1875, p. 74 - GRIFFINI, Boll. Mus. Zool., 

Torino, vol. XI, 1896, n. 236, p. 9 - KirBy, Syn. Cat. Orth. I, 1904, p.314. 
Libethra molita BRUNNER e REDTENBACHER Insektenfam. Phasm. II, 1907, p. 306. 
Libethra sutoria StAL., Rec. Orth. III, 1875, p. 75. 


Un solo maschio dalle foreste della laguna della Pita nel Darien 
(Mus. Torino). 


L. spinulosa Br. 


? Libethva spinulosa BRUNNER e REDTENBACHER Insektenfam. Phasm. II, 1907, 
pag. 307. 

Attribuisco un po’ dubbiosamente a questa specie un solo maschio 
raccolto dal Dr. FEsTA a Pun nell’Ecuador, perchè mancante dei piedi 
. mediani e posteriori. Esso presenta il mesonoto con due soli piccoli 
granuli verso il mezzo e 4 al margine posteriore. Tutti i segmenti del- 
l'addome sono percorsi da 4 carene e ognuno, specialmente i primi, 
porta al margine posteriore 4 spine. Il segmento anale è molto rigonfio 
ai lati in due bozze, solcato nel mezzo e quivi carenato, all’apice lar- 
gamente appena inciso. I cerci sono grossi, brevi, ricurvi all’indentro 
e mucronati all’apice, ed alla base, dal lato esterno, muniti di un dente. 
La lamina sottogenitale è cucullata, granulosa, incisa ad angolo acuto 
all'apice con i lobi laterali acuti e presso la base munita di due tu- 
bercoli acuti. Il segmento ventrale precedente è anch’esso tumefatto 
e alla base munito di un tubercolo mediano ottuso, incavato nella 
parte posteriore (Mus. Torino). 


L. senticosa Gigl.-Tos. 


Caulonia senticosa GiGLIO-Tos Boll. Mus. Zool. Torino, vol. XIII, 1898, n. 811, 
p. 28 - KirBy Syn. Cat. Orth. I, 1904, p. 344. 

Una femmina ed un maschio dalla valle del Santiago nell’Ecuador 
(Mus. Torino). 

Anche questa specie è stata dimenticata nella monografia dei Fas- 
midi di BRUNNER e REDTENBACHER. Di tutte le specie ivi menzionate 
il maschio di L. senticosa somiglia molto a L. tibiatis Br. e la fem- 
mina a L. crassespinosa Br. 


3 Veli > 


cd - 


I. nodosa Gigl.-Tos. 
.. Bacunculus (?) nodosus GicLIO-Tos Boll. Mus. Zool. Torino, vol. XIII, 1898, 
Muro pe 20: 

Heteronemia nodosus Kirev Syn. Cat. Orth. I, 1904, p. 349. 

Un solo maschio da Gualaguiza nell’Ecuador (Mus. Torino). 

Anche questa specie è stata omessa nella monografia di BRUNNER 
e REDTENBACHER. Essa è assai affine a L. sartoria Br. ivi descritta e 
proveniente pur essa dall’Ecuador. 


L. Conradi Gigl.-Tos. 
Caulonia Conradi GIGLIO-Tos Boll. Mus. Zool. Torino, vol. XIII, 1898, n. 311, 
p. 30 (partim.) - KirBv Syu. Cat. Orth. I, 1904, p. 344. 

Due femmine da Pun. (Mus. Torino). 

Anche questa specie non è menzionata nella monografia di BRUNNER 
e REDTENBACHER. 

Nel 1898 io riferii a questa medesima specie altre tre femmine dif- 
ferenti notevolmente da queste, perchè attribuivo queste differenze 
all’età. Ora, dopo un altro accurato esame, sono convinto che appar- 
tengano realmente a tutt’altra specie, e poichè l’opercolo non è inciso 
all'apice, credo che meglio questa debba ascriversi al gen. Ocnophila, 
chiamandola 0. Festae. 


È Gen. OCNOPHILA Br. 
O. Godmani Br. 
Ocnophila Godmani BRUNNER e REDTENBACHER Insektenfam. Phasm. II, 1907, 
pag. 314. 
Una sola femmina da Tabasco nel Messico (Mus. Torino). 


O. Borellii Gigl.-Tos. 
Bacunculus Borellii GrGLIO Tos Boll. Mus. Zool. Torino, vol. VIII, 1898, n. 311, 
pag. 22. 
.. Ceroys Borelliù KigBv Syn. Cat. Orth. I, 1904, p. 354. 
Una femmina dalla valle del Santiago nell’Ecuador (Mus. Torino). 


Nella monografia dei Fasmidi di BRUNNER e REDTENBACHER questa 
specie non è menzionata. 

KiRrBy nel suo Catalogo sinonimico degli Ortotteri l’ascrive al gen. 
Ceroys fra i Fasmidi areolati forse per analogia con le altre specie 
di questo genere che sono armate di spine. Ma un esame accurato mi 
ha reso certo che, mancando le aree all’apice delle tibie posteriori ed 
intermedie, è da ascriversi al nuovo genere Ocnophila che BRUNNER 
ha creato precisamente per queste specie. Essa del resto è afline a 
Oc. armala Br. (BRUNNER e REDTENBACHER Phasm., p. 814). 


O. palea Giglio-Tos. 
Bacunculus palea GIGLIO-T0s Boll. Mus. Zool. Torino, vol. XIII, 1898, n. 311, 
pag. 26. 
Hetsronemia palea Kirpy Syn. Cat. Orth. I, 1904, p. 348. 
Una femmina dalla valle del Santiago nell’Ecuador (Mus. Torino). 


Neanche questa specie trovasi menzionata nella monografia di 
BRUNNER e REDTENBACHER. 


O. ramulus Gigl.-Tos. 
Bacunculus ramulus GIGLIO-Tos Boll. Mus. Zool. Torino, vol. XIII, 1898, n, 311, 
pag. 21. 
Ceroys ramulus KirRBv Syn. Cat. Orth. I, 1904, p. 354. 
? Ocnophila aculeata BRUNNER e REDTENBACHER Insektenfam. Phasm. 15 1907, 
pag. 315. 
Tre femmine dalla valle del Santiago (Mus. Torino). 
Questa specie non si trova menzionata nella monografia di BRUNNER 
e REDTENBACHER. E’ molto probabile che O. acu/eata Br. sia sinonima 
di questa. Essa, a quanto mi pare, non ne differisce che per avere il 
metanoto armato di 4 invece che di 2 spine. 


O. sarmentuni Gigl.-Tos. 
Bacunculus sarmentum GIGLIO-ToSs Boll. Mus. Zool. Torino, vol. XIII, 1898, n. 311; 


pag. 25. 
Heteronemia sarmentum KirBpv Syn. Cat  Orth. I, 1904, p. 348. 
Una femmina e due larve dalla valle del Santiago nell’Ecuador 
(Mus. Torino). 
Anche questa specie non è stata menzionata nella monografia di 
BRUNNER @ REDTENBACHER. 


O. Festae n. sp. 


Caulonia Conradi GiGLIO-Tos Boll. Mus. Zool. Torino, vol. XIII, 1898, n. 311, 
p. 30 (partim.). ; 

fem. — Fava, spinosissima, capite inter antennas strigis duabus 
obliquis retrorsum convergentibus nigris signato, occipîte toto nigro. 
Occiput globoso-elevatum, serie transversa antica spinis 4 majoribus, 
duabus posticis minoribus et pone eas duabus mininis nigris armatum. 
Pronolum sulco profundo transverso, în prozona tantum obtuse bitu- 
berculalum, în metazona bispinosum. Mesonotum spinis 14 armatum, 
spinis pone marginem anticum el ante marginem posticum contiguis ; 
spinis 4 în medio mesonoti majoribus, în seriem transversam dispo- 
silis. Melanolmm spinis 10 armatum, duabus pone marginem anticum, 


Ciad — 


duabus ad marginem poslicum conliguis, minoribus; qualuor pone 
spinas anticas majoribus ut în mesonoto in seriem transversam dispo - 
sitis. Segmentum medianum metanoto brevius, spinis duabus minutis 
ad marginem posticum armalum. Meso-et metupleurae granulis non- 
nullis et ad inserlionem corarum spina majore recurva armatae. 
Segimenta abdominis 1-6 spinosa, coeteris laevibus. Segmenta spinosa 
et segmentunm seplimum, tantum rugulosum, angulis posticis în spinani 
robustam productis. Segmenta spinulosa spinis sex discoidalibus in 
duplicem seriem dispositis armata, spinis anlicis minoribus, spinîs 
posticis, in medio marginis postici, contiguis, retrorsum nutantibus 
armata. Segmenta apicalia laevia vel tantum medio carinata. Seg- 
mentum anale breve, inflatum, apice truncato, via tridentato. Cerci 
recti, cylindrici, oblusi, apicem abdominis distinclte superantes. Oper- 
culum subcorneum, nitidum, compresso-lanceolatum, apice subacuto, 
integro, segmentum anale dislincte superans. Sterna nigra vel fava. 
Mesosternum granuloso-spinulosum. Metasternum spinis 8 conliquis în 
duplicem seriem dispositis. Segmenta ventralia 2-6 medio spinis duabus 
minimis, ad marginem posticum spinis duabus contiguis majoribus 
armata, spinis ipsis a segmento 21 ad VI graduatim majoribus. Seg- 
mentum ventrale septimum medio minime tuberculato, angulis posticis 
în dentem productis. Femora antica basi incurva, sublus inermia, 
superne utrinque 3-4 lobulato-dentata, lobulis externis majoribus. Fe- 
mora intermedia et postica superne ulrinque 4-lobutato-dentata, sublus 
ulrinque 5-6 lobulato-dentata, lobis inferis majoribus. Tibiae anlicae 
superne extus tantum 5-lobulato-dentala. Tibiae inlermediae el posticae 
superne utrinque 4-6 lobulato-dentatae, subtus intus tantum 1-2 lobu- 
lato-dentatae. Tarsi longi graciles, metatarso articulis coeteris unitis 
longiore. 


Longit. corp. mini 42 Longit. fem. ant. mn. 17 
» Meson. » 10 » » inferm. » 12 
» meloni e. 13) 7» 6 » » post. vostdà 


Tre femmine e due larve dalla valle del Santiago nell’Ecuador 
(Mus. Torino). 


Questa specie è a primo aspetto assai somigliante a L. Conradi, 
ma un attento esame delle spine e specialmente della forma dei tre 
ultimi segmenti dell'addome, che in LZ. Conradi sono ristretti e cilin- 
drici, permette subito di riconoscerla. Essa è anche alquanto somi- 
gliante, ma tuttavia ben distinta, a Caulonia spinosissima KIRBY Trans. 
Lin. Soc. London 1896, p. 4614, pl. XL, fig. 4. 


O. zamorana n. sp. 


Foem. — Pallide straminea (viridis?) unicotor. Caput laeve. Meso- 


ae 


nolum quinque carinatum, carinis inlermediis postice obliteratis, gra- 
nulis nonnullis raris inter carinas el supra carinas, anlice modice 
densioribus. Melanolum uti mesonotum quinque carinatum el gra- 
nulosum. Pleurae sub-granulosae, unicarinalae. Sterna laevissima. 
Abdomen tolum quadricarinulalum, carinutis in segmentis singulis 
relrorsum convergentibus. Segmentum anale unicarinatum, compres- 
sun, apice rotundato. Cercî breves, recti, conici, acuti. Operculum 
breve, basim segmenti analis parce superans, subplanum, apîce ro- 
tundato. Pedes omnino inermes, metatarsis longis, graciles, teretes. 
Femora intermedia metanotum cum segmento mediano superantia. 


Longit. corp. mm. 53 Longit. fem. anl. mm. 16 
» meson. i nilo » » \\nlermayi aa 16 
» MElan. Casta agad0 » >» post. >» salvi 


Una femmina raccolta dal Dr. Enrico Festa nella valle dello Za- 
mora nell’Ecuador (Mus. Torino). 


O. Mainerii n. sp. 


Fom. — Nigra. Caput et pronotum granosa. Pronotum margine 
posltico minute bispinoso. Mesonotum rugoso-granosum, oblusissime 
compresso-carinatum. Elytra minima, lobiformia, flava. Alae nullae. 
Metanotum carinatum, granosum. Abdomen rugosiuin, pluricarinalum : 
segmentis secundo, quarto et quinto lobo postico minuto triangulari- 
rolundato; segmento tertio lobo postico transverso, tato, foliaceo, mar- 
gine eroso; segmento octavo tlobis posticis biînis rotundatis ornatis. 
Segmentum anale quadralum, carinatun, margine postico truncato. 
Cercî brevissimi apicem segmenti anatis haud superantes. Operculum 
carinalum, compressuni,sub-naviculare, apice truncato, segmento anati 
aeque longum. Femora antica carinis erternis superne et inferne 
lobulis parvis instruclis; carinis inlternis lerelibus. Femora intermedia 
superne utrinque lobulis tribus binis paris, sublus utr'inque lobis duo- 
bus binis instructa, lobis eaternis majoribius, lobo praeapicali maximo, 
foliaceo, margine eroso. Femora postica superne el inferne ubrinque 
lobis minimis 2-3 inslructa. Tibiae anlicae superne pluritobulalae. 
Tibiae intermediae et poslicae lobo basali mediocre, nec non lobautis 
minimis nonnullis irregulariler disp:silis ornalae. Melatarsi breves, 
arliculis lribus sequentibus simutl siunplis acque longi. 


Longil. corp. mn. 45 Longit. fem. anl. mu. 13 
» meson. »i 12 » 200 1 TRICIA SASIO 
» melani* Cosi 7 » » posi. ARA 


Una femmina da Rio Chanchamayo nel Perù, raccolta dal signor 
Pesce Maineri, a cui fu dedicata (Mus. civ. Genova). 


=. ge 


Questa specie somiglia alquanto a 0. ignara Westw., ma ne è di- 
stinta per parecchi caratteri sia del pronoto, come dell’addome e dei 
piedi. 

Gen. OREOPHOETES Rehn. 
(Allophylus Br.). ; 
O. peruana Saus. 


Bacteria peruana SAUSSURE Rev. Mag. Zool. 1868, p. 65 - Miss. sc. Mex. p. 160, 
pl. III, fig. 12. 

Orsophoetes peruana REHN Proc. Ac. Nat. Sc. Philadelphia, 1904, p..-56 - KIRBY 
Syn. Cat. Orth. I, 1904, p. 350. 

Bacunculus Festae GiGLIO-Tos Boll. Mus. Zool. Torino, vol. XIII, 1898, n. 311, 
pag. 22. 
Allophylus peruanus BRUNNER e REDTENBACHER Insektenfam. Phasm., 1907, p. 37. 
Heteronemia Festa KirBv Syn. Cat. Orth. I, 1904, p. 348. 
Bacunculus festuca GiGLIO Tos Boll. Mus. Zool. Torino, vol. XIII, 1898, n. 311, 
pag. 24. 

Heteronemia festuca KirBy Syn. Cat. Orth. I, 1904, p. 318. 

Allophylus festuca BRUNNER e REDTENBACHER Iusektenfam. Phasn. II, 1907, 
pag. 318. 

Parecchi individui dei due sessi dalla valle del Santiago nell’E- 
cuador (Mus. Torino). 

Il gen. Oreophoetes, creato da REHN nel 1904 per Bacleria peruana 
Saus. ha certo la precedenza sul nome di A//0p/ylus che BRUNNER gli 
diede più tardi nel 1906. 

Poichè, come fa osservare il BRUNNER, nella descrizione di SAUSSURE 
manca l’indicazione della colorazione, caratteristica per questa specie, 
non sarebbe stato certo possibile riconoscere dalla descrizione del 
SAUSSURE, come di fatto non riconobbi, che 0. peruana e 0. Festae 
fossero la medesima specie. Il BRUNNER, che ebbe ad esaminare l’esem- 
plare originale di O. peruana della collezione SAUSSURE assicura che 
non vi può essere alcun dubbio che la specie da me descritta sia iden- 
tica a quella del Saussure. Data una prova così irrefutabile la sino- 
nimia da lu proposta dev'essere accolta. 

Quanto a 0. festuca, conformemente a quanto io già dicevo, anche 
BRUNNER crede che non si tratti che di forme larvali di O. Fesfae e 
quindi di 0. peruana. Un esame più accurato degli esemplari mi ha 
confermato in questo dubbio, sebbene dalle descrizioni date appaiano 
differenze notevoli nella colorazione. Ho dunque preferito riunire iu 
una sola le due specie. 


CS pre 


O. mimus Gigl.-Tos. 
Bacunculus mimus GIiGLIO-Tos Boll. Mns. Zool. Torino, vol. XIII, 1898, n. 311, 
pag. 25. E 
Heteronemia mimus KirBy Syn. Cat. Orth. I, 1904, p. 348. 
Allophylus mimus BRUNNER e REDTENBACHER Insektenfam. Phasm. II, 1907, p. 318. 
Una femmina e due larve da Gualaquiza nell’Ecuador (Mus. Torino). 
BruyNnER esprime il dubbio che questa specie non sia forse che la 
larva della specie precedente. Ho perciò sottoposto a più accurato 
esame gli esemplari descritti. Di questi almeno uno è certamente adulto. 
Mi sono perciò convinto che realmente si tratti d’una specie differente. 


O. gramen Gigl.-Tos. 
Bacunculus (?) gramen GiGLIO-Tos Boll. Mus. Zool. Torino, vol. XIII, 1898, 
DRS LIE PLAZO: 
Hoteronemia gramen Kirpv Syn. Cat. Orth. I, 1904, p. 349. 
Un solo maschio dalla valle del Santiago nell’Ecuador (Mus. Torino). 


La forma alquanto globosa del capo, ed i femori anteriori non curvi 
alla base mi persuadono che questa specie meglio si debba ascrivere 
a questo genere. 

Anche questa specie non è menzionata nella monografia di BRUNNER 
e REDTENBACHER. 


Gen. DyMF Stal. 
D. lobdulata Br. 
Dyme lobulata BRUNNER e REDTENBACHER Insektenfam. Phasm. IL, 1907, p. 327. 


Una sola femmina da Puerto Bertoni nell'Alto Paranà (Mus. Torino). 


D. mamillata Br. 
Dyme mamillata BRUNNER è REDTENBACHER Insektenfam Phasm. II, 1907, p. 323. 


Un maschio da Rio Pichis nel Perù (Mus. civ. Genova). 


Gen, CALYNDA Stal. 


C. falla» Gigl. Tos. 

Bacunculus (?) fullax GIGLIO Tos Boll. Mus. Zool Torino, vol. XII, 1898, n. 811, 

pag. 26. 

Heteronemia fullaxr KrRBY Syn. Cat. Orth, I, 1904, p. 949. 

Un solo maschio da Gualaquiza nell’Ecuador (Mus. Torino), 

Anche questa specie è stata ommessa nella monografia di BRUNNER 
e ReDTENBACHER. Essa è affine a C. simplex Br., che vi è descritta 
(p. 329), ma è di maggiori dimensioni. Forse è anche somigliante a 


— m- 


C. clavata che vi si trova, pure menzionata a pag. 320, nella tavola 
dicotomica dei maschi del gen. Dy7:e, ma che non è stata descritta. 


C. palmes Gigl.- Tos. 
Libethra (?) palmes GieLIio-Tos Boll. Mus. Zool. Torino, vol. XIII, 1898, I 
p. 28 - KrrBy Syn. Cat. Orth. I, 1904, p. 345. 
Due maschi da Gualaquiza nell’ Ecuador (Mus. Torino). 
Anche questa specie è stata ommessa nella monografia di BRUNNER 


e REDTENBACHER. 

Il secondo segmento dell'addome è visibilmente lungo più del doppio 
di quanto sia largo, perciò credo che questa specie sia, meglio che al 
gen. Libethra, ascritta invece al gen. Calynda. 


Gen: BacuncuLUSs Burm. 
B. tridens Burm 

Bacteria tridens BUuRMEISTER Handb. Ent, IT, 1839, p 567 - WeESTWooD Cat. 
Phasm. 1859, p. 27 - SaussurE Mis. sc. Mex. Orth., p. 157 - ReHN Trans. 
Am. Ent. Soc. XXVII, 1900, p. 87. 

Bacteria azteca Saussure Mis. sc. Mex., p. 155, pl. 3, fig. 9 (fig. 9* exclud.). 

Sermyle Saussurii StTAL Rec. Orth. III, 1875, p. 77 

Bacunculus azteca GIGLIO -Tos Boll Mus. Zool. Torino, vol. XIII, 1898, n. 311, 
pag. 22. 

Sermyle azteca Kirpv Syn. Cat. Orth. I, 1901, p. 345. 

Pseudosermyle tridens KIRBY loc. cit., p. 346. 


Bacunculus tridens BRUNNER :6 REDTENBACHER Insektenfam. Phasm. II, p. 334. 


Una femmina dalla valle del Santiago nell’Ecuador (Mus. Torino)._ 


B. Emesa Westw. 

? Bacteria Emesa WESTWOOD Cat. Phasm. 1859, p. 30, pl. V, fig. 3. 

? Dyme Emesa KirByv Syn. Cat; Orih. I,.1904,.p .350. 

Un maschio da Tabasco nel Messico (Mus. Torino), 

Questo esemplare per le sue dimensioni e proporzioni concorda 
molto bene con la figura di Bacteriîa Einesa sopracitata data dal 
WESTwooD. Questa specie ‘non si trova però menzionata nella mono- 
grafia di BRUNNER e ReoTENBACHER. Pei la struttura degli ultimi seg- 
menti dell'addome ne differisce tuttavia alquanto, sebbene poco si possa 
giudicare, perchè l’esemplare descritto da WESsTwooD mancava degli” 
ultimi segmenti ventrali. Nell’esemptare da me esaminato il segmento 
addominale nono è fatto nel modo: caratteristico del gen. Bacuncwutus, 
cioè i suoi lati sono ripiegati al disotto e ‘all’indentro in:modo da es 
sere contigui: il segmento anale è carenato, più lungo the largo) uginale £ 


RE nn 


in lunghezza al precedente, ed all’apice troncato e appena smarginato 
a curva. I cerci sono diritti ed arrotondati all’apice, tutti nascosti 
sotto al segmento anale di cui raggiungono appena l’apice. Il segmento 
ventrale ottavo è carenato e dilatato ad imbuto all’apice; il nono è 
tumefatto: la lamina sottogenitale è compressa come la carena d’una 
nave col margine posteriore troncato e scavato ad arco. 


PHIBALOSOMINI 


Gen. EURYCANTHA Boisd. 
E. sifia Kirby. 


Eurycantha sifia Kirpy Ann. Mag. Nat. Hist. 70 ser., vol. XIII, 1904, p. 413 - 
Syn. Cat. Orth. I, 1904, p. 396. 
Un maschio, due femmine ed una larva raccolte da Loria dal luglio 
all’agosto del 1893 a Moroka a 1300 m. d’altezza nella Nuova Guinea 
britannica del sud-est (Mus. civ. Genova). 


Tanto questa specie quanto £. Wzleyîi e E. portentosa, pure descritte 
da KirBy nel lavoro sopracitato, non si trovano menzionate nella mo- 
nografia di BRUNNER @ REDTENBACHER. 

Le due specie £. Wzeyi e E. sifia, di cui si conoscono i maschi, 
sono certo molto aflini fra di loro ed affini anche a £. horrida Boisd. 
e E. latro Redt. per la presenza alla base delle tibie posteriori nei 
maschi di una grossa spina a mo’ dì sprone, ma ne differiscono perchè 
sulle medesime tibie, poco oltre la metà, sì trova anche un’altra grossa 
spina che manca in £. Rorrida e E. latro, così che tre sono le spine 
grosse che armano la parte inferiore mediana delle tibie posteriori di 
E. Willeyi e di E. sifia. 


Gen. DIMORPHODES Westw 


D. mancus Bates. 


Dimorphodes mancus BATES Trans. Lin. Soc. Lond. 1865, p. 345, pl. XLIV, 
fig. 3 e 8 - KirBy Syn. Cat. Orth. I, 1904, p. 887 - BRUNNER e REDTEN- 
BACHER Insektenfam. Phasm. III, 1908, p. 366. 
Una femmina raccolta da Beccari a Korido nelle isole Misori (Mus. 
civ. Genova). 


Questo individuo corrisponde bene alla descrizione ed alla figura del 
BATES, ma il mesonoto, oltre che le due spine anteriori, presenta anche 
due altre paia di spine: il posteriore nel mezzo del pronoto, l’anteriore 
a egual. distanza tra quest’ultimo e le spine del margine anteriore. 


silicati. 


SR: 


Questa differenza in ispecie di questo gruppo non è tuttavia di valore 
specifico. 


D. Novae Guineae Kaup. 
Pachymorpha Nov. Guineae KauP Berl. ent. Zeitschr. 1871, p. 26 - KirBy Syn. 
Cat. Orth. I, 1904, p. 342. 
Dimorphodes catenulatus BRUNNER e REDTENBACHER Insektenfam. Phasm. III, 1908, 
pag. 365. 
Due femmine da Mansinam nella Nuova Guinea ed un maschio da 
Ternate nelle Molucche (Mus. civ. Genova). 


D. cristatipenniss Redt. 


Dimorphodes cristatipenniss BRUNNER e REDTENBACHER Insektenfam. Phasm. III, 
1908, p. 565. 


Un maschio da Mansinam nella Nuova Guinea (Mus. civ. Genova). 


Gen. MEGACRANIA Kaup. 
M. Batesii Kirby. 
Platycrania Alpheus Barks Trans. Lin, Soc, Lond., XXV, 1865, p. 347 (var.). 
Megacrania Batesi KirBy Trans. Lin. Soc. Lond., 1896, p, 471 - Syn. Cat. 
Orth. I, 1904, p. 385 - BRUNNER e REDTENBACHER Insektenfam. Phasm. LIS 
1908, p. 369, taf. XVI, fig. 16, taf. XVII, fig. 1. 
Una femmina da Amboina ed un maschio da Korido nelle isole Misori 
(Mus. civ. Genova). 


Gen. GRAEFFEA Br. 
G. lifuensis Sharp. 


Grarffea lifuensis SHARP Account of Phasmidae - Willey: Zool. Results 1898, 
p. 86, pl. 9, fig. 21 - KirBy Syn. Cat. Orth, I, 1904, p. 386 - BRUNNER 

e REDTENBACHER Insektenfam. Phasm. 1908, p. 371. 
Una femmina dall’isola Taiti, ed un’altra da Rikitea nelle isole 
Gambier della Polinesia francese, raccolta su di una palma da cocco 
del laboratorio del sig. L. G. Seurat il 25 gennaio 1903 (Mus. Torino). 


Riferisco questi due esemplari a questa specie piuttosto che a 
Gr. coccophaga Newbp. diffusa, com'è noto, in tutta la Polinesia, perchè 
essi corrispondono meglio alla descrizione di G. /i/uensis. Gli esemplari 
del Museo Zoologico di Torino presentano le seguenti dimensioni: 


Longîl. corp... ; ° ; . mm. 96-98 
» MESOWmi è - È s ; > dé 
» metan. cum segm. med. . » 9-10 
» CIR : : \ ; » 6-7 


» alar. + - ° a a » 9-10 
» fem. ant. ; ; s - » (30 


VII OA 


Esse sono dunque minori di quelle dell'esemplare di SHARP e si av- 
vicinano assai più a quelle della femmina del Museo di Amburgo, pro- 
veniente da Ruk, nelle isole Caroline, e riportate da BRUNNER e RED- 
TENBACHER nella loro monografia. Le ali, ora sbiadite, erano però,. 
nell’esemplare dell’isola Taiti, quando l’animale giunse al Museo con- 
servato in formalina, di un bel rosso vivo. Per questo carattere, per 
la mancanza assoluta di tubercoli all’occipite, per il mesonoto quasi 
liscio, perchè le granulazioni vi sono molto rare e appena accennate, 
per il segmento anale triangolare acuto, non arrotondato, credo che gli 
esemplari del Museo di Torino siano più da riferirsi a G. /ifuensis che 
non a G. coccophaga. 

L’esemplare raccolto a Rikitea porta sull’etichetta la parola « Hehe » 
scrittavi dal signor Seurat. E’ forse il nome con cui gli indigeni di 
quell’isola indicano questo fasmide? 


G. integra n. sp. 


Fom. — Flava, taevis, albido-pubescens. Mesonolum tricarinatum, 
carinis lateralibus ad basim elytrorum perductis. Elytra subovata, 
postice ulrimque oblique Iruncata. Alae area antica cum elytris con- - 
color, flava, area postica albida venis flavis, apicem segmenti quarti 
abdominatlis parce superantes. Segmentum anale tectiforme, lanceo- 
latum, apice inlegro. Cerci compressi, lanceolati, aculi, segmentum 
analem longiores. VOperculum apicem segmenti analis attingens, com- 
pressum, carinalum, carina a latere visa arcuata, haud oblique trun: ) 
cata. Femora antica, apicem versus, subtus, carina media spinulis 4 
armata, femora inlermedia spinulis 3-5, femora postica basi excepta, 
spinulis 8-10 armata. Mesosternum carina obtusa insiructa, antice 
evanescente. 


Long. corpor. mm. 110 Long. fem. ant. mm. 32 


» MESson. >» 18 » »  interm. » 18 
» elytr. » 8 » » posi. »:[(023 
» alar. » dI 


Una femmina raccolta da Beccari in Amboina (Mus. civ. Genova). 


Sebbene questa specie sia somigliantissima a G. rosea STALL, ho 
creduto tuttavia di distinguerla, non tanto per il colore diverso delle 
ali che questo potrebbe forse essere svanito soggiornando nell’alcool, 
dove credo che sia stata conservata per qualche tempo, ma special- 
mente per la forma diversa del segmento anale, dei cerci e dell’oper- 
colo che, com’è noto, sono caratteri costanti e buoni per la determi- 
nazione di queste specie. ; ) 


o È) . 


bet. ia 


Gen. DIURA Gray. 
D. virginea Stal. 


Diura virginea StAL Rec. Orth. III, 1875, p. 84 - BRUNNER e REDTENBACHER 
Insektenfam. Phasm. 1908, p. 382, taf. XVII, fig. 7, taf. XVIII, fig. 1. 


Didymuria virginea Kirpy Syn. Cat. Orth. I, 1904, p. 381. 
_ Un solo maschio dall'Australia (Mus. Torino). 


Gen. PODACANTHUS Gray. 


P. viridi-roseus Gray. 


Podacanthus viridi-rossus Gray Syn. Phasm. 1835, p. 43 - WeEsTWwooDb Cat. 
Phasm. 1859, p. 117 - Bates Trans. Lin. Soc. Lond. XXV, 1865, p. 348 
- KirBvy Syn. Cat. Orth. I, 1904, p. 379 - BRUNNER e REDTENBACHER In- 
sektenfam. Phasm. 1908, p. 385, taf. XVIII, fig. 2. 


Una sola femmina dall'Australia (Mus. Torino). 


Sono un po’ in dubbio nel riferire questo esemplare alla specie sud- 
detta, perchè ne differisce per alcuni caratteri che vi sono menzionati 
nella monografia di BRUNNER e REDTENBACHER. Difatti il capo non è 
subtiliter pilosum, ma affatto glabro, e la carena inferiore mediana dei 
femori posteriori è affatto priva di spine, come pure quella dei femori 
mediani; le tibie delle due paia posteriori di zampe sono dentate tanto 
alla cresta esterna quanto a quella interna dell’area inferiore, e non 
solo a quella interna. Inoltre la base dell’area anteriore delle ali è 
ornata di una larga macchia rosso-aranciata che si estende per un 
terzo dell’ala. 

Trattasi forse d’una specie diversa e finora sconosciuta, ma siccome 
per la disposizione caratteristica dei tubercoli sul mesonoto, per la 
forma e lunghezza dei cerci, per la lunghezza delle elitre e delle ali 
e negli altri caratteri concorda bene con la descrizione di P. vir7d4- 
roseus non mì sento, per ora almeno, autorizzato a crearne una nuova 
specie, non possedendo’ altro che una femmina. 


Gen. PaLoPHUS Westw. 
P. tiaratus Stal. 


Bactrododema tiarata StAL Ofvers. Vet. Ak. Fòrh. 1858, p. 308 - Rec. Orth. III, 
1875, p. 82 - Bidrag till sodra Afrikas Orthopter-fauna, Oefvers. k. Vet. 
Ak. Férh. 33 Jahrg. 1876, p. 66 - BoLIvaR Orth. Afr. Mus. Lisboa 1889, 
p. 87 - KirBy Syn. Cat. Orth. I, 1994, p. 366 - GIGLIO-Tos Boll. Mus. 
Zool. Torino, vol. XXII, 1907, n. 5683, p. 16. 
Palophus tiaratus BRONGNIART Nouv. Arch. Mus., Paris 1892 - GRIFFINI Boll. 
I Mus. Zool. Torino, vol. XII, 1897, n. 290, p. 11 - BRUNNER e REDTEN- 
BACHER Insektenfam. Phasm. 1908, p. 396. 


eo (* RARE 


Tre femmine da Kazungula ed una larva tra Kazungula e Buluwayo 
nell’alto Zambese (Mus. Torino). 


P. Centaurus Westw. 


Palophus Centaurus WESsTwooD Cat. Phasm. 1859, p. 91, pl. XXXII, fig. 1, la 
- SraL Bijdr. Afr. Orth. Fauna. p 68 - GersrAECKER Fauna Guineas 1883, 
p. 62 - BronaNIART Monogr. Paloph., p. 195, pl. 8, fig.1-5; pl. 9, fig. 1-4 
- Kirpy Syn. Cat. Orth. I, 1904, p. 865 - GIGLIO-Tos Boll. Mus. Zool., 
Torino, vol. XXII, 1907, n. 563, p. 16 - BRUNNER e REDTENBACHER In- 
sektenfam. Phasm. II, 1907, p. 398. 


Una femmina dal Congo (Mus. Torino). 


P. Reyì Grand. 
Ischnopoda Reyi GRANDIDIER Rev. et Mag. Zool 2 ser., tom. 21, p. 292 - LUCAS 
Ann. Soc. Ent. Fr. 4 ser. IX, p. 430 - KirBy Syn. Cat. Orth. I, 1904, 
pag. 365. 
Palophus Reyi BRoNGNIART Nouv. Arch. Mus. Paris, 1892, p. 198, pl. 9, fig. 5-8 
- KarscH Wiss Ergebn. Irangi-Exped., p. 311, fig. - Berl. Ent. Nachr. 1892 
- BRUNNER e REDTENBACHER Iusektenfam. Phasm. II, 1907, p. 394. 
Una femmina da Giumbo nella Somalia raccolto da G. Ferrari nel 1909 
(Mus. civ. Genova). 


Gen. ABRACHIA Kirby. 
A. longimana Saus. 


Bacteria longimana SAUSSURE Rev. et Mag. Zool. 1859, p. 61. 

Phibalosoma longimanum SAUSSURE Miss. scien. Mex. 1870, p. 177, pl. IV, fig. 20. 

Abrachia longimana KirBy Syn. Cat. Orth. I, 1904, p. 352. 

Bactridium longimanum BRUNNER e REDTENBACHER Insektenfam. Phasm., p. 401. 

? Abrachia brevicornis Kirpy Ann. Mag. Nat. Hist. 6, vol. III, 1889, p. 503 - 
Trans, Lin. Soc. London, 2, vol. VI, 1896, p. 475 - Syn. Cat. Orth. I, 
1904, p. 352. 


Una sola femmina da Villa Encarnation nel Paraguay (Mus. Torino). 


A. Borellii n. sp. 


Bactridium Clinteria GiGLIO-Tos Boll. Mus. Zool. Torino, vol. XV, 1900, n. 377, 
p. 2 (nec WESTWOOD). 

Foem. — Otlîvacea, vel flavo-virescens. Caput inter oculos acute 
bispinosum, vel sallem bituberculatum. Corpus omnino laeve. Pedes 
omnino inermes. Segmentum anale carinatum, segmento praecedenti 
longius, apice rotundato, lamina supraanali minima, triangulari, ca- 
rinata. Cerci breves, recti, acuminati, segmentum analem superantes, 
Operculum longun, lanceolalum, sublus compresso-carinatum, 


E 


a 


Longit. corpor. E 3 n SS . mm. 145-150 
» MEeson. È x a SAMARRO TN » 30-34 
» metanò:e ss: ma 3 : i » 25-28 


» opere. è x A è è » 25-35 
» fem. ant. . È ° ( dub #3 39-42 
» sile ZIMMER, ‘ : Spree. 29-32 
» >» post. ; i È aa 34-36 


Tre femmine da Urucum nel Matto Grosso (Mus. Torino). 


Avevo prima riferito questi esemplari a B. Clinteria Westw. fa- 
cendone tuttavia rilevare le differenze che allora non ritenevo di va- 
lore specifico. 

I due individui che hanno sul capo solo due tubercoli invece che 
due spine, hanno anche l’opercolo più corto del mesonoto, e sono di 
tinta più pallida. Probabilmente sono più giovani. Nell’altro, in cui le 
spine del vertice sono aguzze e ricurve in basso, l’opercolo (misurato 
dall’apice dell'addome) è lungo quanto il mesonoto, la tinta del corpo 
è più scura, e le dimensioni sono anche maggiori. Questo devesi rite- 
nere come l’adulto. 

Gen. OncoToPHASMA Rebhn. 
O. Martini Grif. 
Bostra Martini GRIFFINI Boll. Mus. Zool. Torino, vol. XI, 1896, n. 236, p. 10. 
Oncotophasma Martini REHN Proc. Ac. Nat. sc. Philadelphia, 1904, p. 60 - 
KirByv Syn. Cat. Orth. I, 1904, p. 351. 

Un solo maschio raccolto dal dott. FESTA nelle foreste presso la 
laguna della Pita nel Darien, quello stesso che servì al dott. GRIFFINI 
per la descrizione di questa specie (Mus. Torino). 

Un altro maschio di questa interessante specie è stato raccolto a 
San Carlos di Costa Rica (REHN). 


Anche questa specie non è menzionata nella monografia di BRUNNER 
e REDTENBACHER. 


Gen. BosTRA Stal. 
B. ibaguena n. sp. 


Fom. — Olivacea, antennis fuscis. Caput tuberculis duobus coni- 
cis, acutis armalum, nec non granulis nonnullis minutis seriatis. 
Thorax totus dense granulosus, carinis lateralibus usque ad seg- 
mentum medianum granulis majoribus oblusis dense uniseriatim 
dispositis instructis. Meso-et metapleurae granulis majoribus et mi- 
noribus alternis uniserialim dispositis praeditae. Meso et metasternum 
minute granulosa nec non tuberculis conicis acutis nonnullis irnregu- 
lariter dispositis armata. Abdomen laeve. Segmenium anale praece- 


used 


denti aeque longum, carinatum,. apice late fisso. Cerci?* (desunti). 
Operculum breve, apicem segmenti noni .parum. superans, lanceo- 
latum, acutum. Pedes siumplices. Femora 4 postica leviter ‘incurvata 
subtus utrinque lobulo minuto bidentato praeapicati instruceta. 


Long. Corp. mm. 130 Long. fem. ant. mm. 30 
» = meson. > (gi aa >». (hierm. SIE 
>. Meli Cato, ai 49 » » post. »: «90 
» segm. med. > 6 Ta 


“Una femmina da Ibague nella Colombia (Mus. civ. Genova). 


Specie ben distinta per i granuli di cui è munito il torace sia sul i 
dorso sia sul petto. 


Gen. BACTERIA Latr. 
B. frustrans Redt. 


Bacteria frustrans BRUNNER e REDTENBACHER Insektenfam. Phasm. IIL 1908, 
pag. 421. 
Una sola femmina dal Messico (Mus. Torino). 


B. Burkartii Saus. 
Bocteria Burkarti SAUSSURE Rev. Mag. Zool. 1868, p. 128 - Miss. sc. Mex. 
1872, p. 151, pl. III, fig. 6 - BRUNNER e REDTENBACHER Insektenfam. 
Phasm. 1907, p. 421. 
Phanocles Birkartii SrAL Rec. Orth. III, 1875; pi: 81 - GRIFFINI Boll. Mus. 
Zool. Torino, vol. XI, 1896; n. 236, p. 8:9 - KirBy Syn. Cat. Orth. I, 
.- 1904, p. 353. 

Una femmina dalle foreste presso la laguna della Pita nel Darien 
(Mus. Torino). 

Il dott. GRIFFINI, indicando le differenze che intercedono tra questo: 
esemplare da, lui, descritto e la, vera specie tipica, finiva col conelu- 
dere che egli non riteneva che queste avessero valore. specifico. Io 
sono molto in forse nell’accettare le sue conclusioni dopo che vedo 
che nella monografia di BRUNNER € REDTENBACHER queste differenze 
non sono menzionate in nessuno degli esemplari che essi ebbero occa= 
sione di esaminare provenienti da località differenti. 


B. aborigena n. sp. 


Foem. — Grisea, statura magna. Capul plurituberculaium, haud 
spinosi. Thordx tolus granultosus. Mesonolwn haud carinatuwm. Seg- 
menlum medianum margine antico medio luberculo obtuso conico, 
apice nigro, instruclum. Segmenlum secundum abdominale raro-gra- 
nulosun, Segmentum quinium abdominale margine postico in lobum. . 


su E 


rotundato:tuncatum: quadricarinatum parece producto» Segmentum 
sextum abdominate apice triangulariter vie producto, biearinato. Seg- 
menlum anale segmento‘ praecedenli modice longius; apice tate trian- 
gulariter exciso. Cerci brevissimi, recti, sub-acuti. Opercutum ‘navi- 
culare, carinatum, abdomine longius apice utrinque exciso. Segmentum 
septimum ventrale lobis posticis productis. Pedes granulosi, mutici. 
Femora antica superne minime irregulariter lobulata. Femora 4 po- , 
stica distincte incurvata, lobis genicularibus acuminatis. Femora in- 
termedia superne, exceplto lobulo humili apicali, simplicia; subtus 
“utrinque irregulariler undulalo-lobutata. Femora poslica simplicia. 
Tibiae anticae superne subtusque irregulariter undulatae. Tibiae in- 
termediae simplices, incurvae, superne ante medium lobo triangulari 
eroso instruclae. Tibiae posticae simplices, incurvae. Melatarsi breves, 
cristati. 


Long. corp. mm. 190 Long. fem. ant. nun. 3 
» Meson. » 38 » Di i ER 26 
» melan. Cc. 8. MM. >» 29 » *=° ©DOSÌ » 30 
» segm. med. » 17 


Una femmina senza indicazione di ‘località. 
Ben distinta per il tubercolo del segmento mediano e la struttura 


dei piedi, 
B. granulicollis Blanch. 


? Bacteria granulicollis BLANCHARD in: GAY Hist. phys. y pol. d. Chili, vol. VI, 
p. 26 - WESTwooD Cat. Phasm. 1859, p. 26 - KirBv Syn. Cat. Orth. I, 
1904, p. 356 - BRUNNER e' REDTENBAGHER!Insektenfam. Phasm. III 1908, 
pag. 423. 

Una femmina dal Chile (Mus. Torino). 


Di questa specie è solamente ‘conosciuto il maschio dalla breve de- 
scrizione datane dal BLAaNcHARD e riferita dal WeEsTwoop. Neanche 
BRUNNER e REDTENBACHER hanno potuto averne altri esemplari e si 
limitano a riportarne la descrizione, collocanilo questa specie tra quelle 
di « ncertae sedis ». Io credo che si possa quasi senza dubbio riferire 
a questa specie la fominina sopracitata, della quale pertanto è neces- 
sario dare la descrizione. 

Foem. — Viridi-divacea, unicolor, laevis, anltennis basi fuscis, dehinc 
fusco annulalis. Caput laeve. Mesonolum haud carinalum, granulis 
minutis sparsis. Segmentum anale compresso-carinalumn, apice an- 
guste rolundato. Cerci breves, conici, recli, subacuti. Overculuin na- 
viculare, carinalum, abdomen longe superans, apice rotundato. Pedes 
stnplices. Femora 4 postica superne carina media lobulo apicali ro- 
lundato instructa. Melatarsi longiusculi, carinali, haud cristati. 


POTE cp 


Long. corp. mm. 100 Long. fem. ant. mm. 25 
»  meson. » 23 » ».: CNMI 
a mnelanis 0:38.90 15 » >» post. >. 22 
»  Segm. med. » 9 » » | \0perc.. 1» 24 


Questa specie è alquanto affine a B. simplicitarsis Gray. Ne diffe- 
risce perchè presenta il lobo SER sui 4 femori DOVENDO e manca 
del lobo apicale spinoso inferiore 


B. pichisina n. sp. 


Fom. — Olivaceo-fusca, antennis fuscis. Caput seriatim raro gra- 
nulosum. Thorax undique dense granosus, mesonoto haud carinato. 
Segmenta basalia abdominis granulis raris subobsolelis sparsis. Seg- 
mentum anale praecedenti aeque longum, compressum, carinalum, 
apice subacuto, integro. Cerci breves, conici, acuti. Operculum viride 
abdomen longe superans. Pedes simplices. 


Long. corp. mm. 104 Long. fem. ant. mm. 22 
>». \1910S0N. » 21 > >» niernense dla 
Di CRE SIT, » 16 » »i GDOSb tina 
»  Segm. med. » 9 » >». «Operc. dala 


Una femmina raccolta dal signor Pesce Maineri a Rio Pichis nel 
Perù (Mus. civ. Genova). 


Ben distinta per i granuli del capo e del torace. 


Gen. PHIBALOSOMA Gray. 
P. phy0Winum Gray. 
Cladomorphus phyllinus GRAY Syn. Phasm. 1835, p. 14 - SERVILLE Orth. 1839, 


pag. 249. 


Phibalosoma Lepelletieri Gray Syn. Phasm. 1835, p. I4, d. - SERVILLE Orth. 1839, 
p. 225 - WEsTwooD Cat. Phasm. 1859, p. 72 - Saussure Miss. sc. Mex., 
vol. VI, 1872, p. 180. 


Cladoxerus phyl0linus BurMEISTER Handb, Ent., vol. II, 1839, p. 572 - CHAR- 
PENTIER Orth. dep. pl. 34-35. 


Phibalosoma phyllinus Kirpy Syn. Cat. Orth, I, 1904, p. 356. 


Phibalosoma phylinum BRUNNER e REDTENBACHER Insektenfam. Phasm., p. 426, 
taf. XX, fig. 2. 


Due femmine dal Brasile (Mus. Torino). 


nt ROSE 


ACROPHYLUINI 
Gen. HERMARCHUS Stal. 


H. pythonius Westw. 
Phibalosoma Pythonius WESTwooD Cat. Phasm. 1859, p. 73, pl. 12, fig. 1 - 
Saussure Miss. sc. au Mexique 1872, p, 178, pl. III, tig. 1-3. 
Hermarchus Pythonius StAL Rec. Orth. III, 1875, p. 89 - KirBY Syn. Cat. Orth. 
I, 1904, p. 361 - BRUNNER e REDTENBACHER Insektenfam. Phasm., p. 446. 


Una sola femmina daile isole Figi (Mus. Torino). 


Gen. PHARNACIA Stal. 


Ph. acanthopus Burm. 
Bacteria acanthopus BURMEISTER Handb. Ent. 1838, vol. II, p. 565 (nec de HAAN). 
Phibalosoma acanthopus WestwooDp Catal. Phasm. 1859, p. 74 - STAL Rec. 
Orth. III, 1875, p. 63. 
? Phibalosoma serratipes WESTWOoOoD Cat. Phasm., p. 75. 
Pharnacia acanthopus BRUNNER e REDTENBACHER Iusektenfam. Pliasm., p. 454, 
taf. XXI, fig. 8. 

Una sola femmina da Perak nella Malacca (Mus. Torino). 

In questo esemplare i segmenti addominali 6 e 7 non sono legger- 
mente prolungati nel mezzo, ma tronchi, e le tibie posteriori mancano 
del dente maggiore mediano che è invece bene sviluppato su quelle 
mediane. 


Ph. Westwoodi Wood-Mas. 


Phibalosoma Westwoodi Woop Mason Journ. As. Soc. Bengal., vol. XLIV, 1875, 
p. 216 - ibidem vol. XLVI, 1877, p. 347, pl. 3, fig. 1 - Proceedings As. 
Soc. Bengal, juli, 1877, p. 161. 
Tirachoidea Westwoodi KirBy Syn. Cat. Orth. I, 1904, p. 359. 
Pharnacia Westwoodi BRUNNER e REDTENBACHER Insektenfam. Phasm, 1908, 
pag. 451. 
Una sola femmina raccolta a Giava nel viaggio di De Filippi (Mus. 
Torino). 
Questo esemplare porta una etichetta dove è determinata come 
Monandroplera Giglioliù Westw. (in lit.), determinazione che eviden- 
temente precede quella del Woop Mason, ma che rimase inedita. 


Gen. ANCHIALE Stal. 
A. maculata Oliv. 


Per la sinonimia vedasi: BRUNNER e REDrENBACHER Insektenfam, Phasm. III, 
1908, p, 460, 


Po 


Una femmina ed un maschio da Halmahera nelle Molucche, ed 
un’altra femmina da Mansinam nella Nuova Guinea. Quest'ultima è af- 
fatto somigliante alla prima, e non differente visibilmente da altri 
esemplari provenienti dall’Amboina (Mus. civ. Genova). Tre femminere 
quattro maschi dall’Amboina (Mus. Torino). 


Gen. CYPHOCRANIA Serv. 
C. gigas Lin. 
Per la lunga sinonimia vedasi BRUNNER e REDTENBACHER Insektenfam. Phasm., 


p. 467, taf. XXIII, fig. 9, e KrrBy Synon. Cat. Orth. I, 1904, p. 390 
(Phasma). 


Una femmina delle Indie orientali, una da Giava, due femmine ed 
un maschio da Tjont-tjo-can, 5 femmine, un maschio e 4 larve raccolte 
nell’Amboina dalla R. nave Calabria nel 1904 (Mus. Torino). Una fem- 
mina raccolta nell’Amboina da Beccari (Mus. civ. Genova). 


NECROSCIINI 


Gen. LEPROocAULUS Redt. 
L. lobulatus n. sp. 


Fom. — Fusco-ferrugineus, unicolor, granosus. Caput inter oculos 


crista transversa humili utrinque acute bispinosa instructum, occipite 
irregulariter et acute granoso. Mesonotum dense granosum, vix ca- 
rinulatum, nec non utrinque tuberculis nonnullis (3-4) oblusis in- 
structuni. Abdomen rugulosum, segmento sexto in medio crista trans- 
versa strumosa sub-biloba. Segmenta tria ultima abdominalia tricari- 
nata. Segmentum anale apice truncato. Lamina supraanalis distincia, 
triangularis, carinata. Operculum lanceolatum, compressum el lami- 
nalto-crislatum, apice rotundato, crista ipsa a latere visa a basi ad 
apicem abdominis horizontali, dehinc subito angulo recto sursum in- 
curvata, ibique irregulariler eroso-denticulata. Pleurae granosae, et 
serie luberculis elevalis instructae. Mesosternum carinatum, laeve. 
Metasternum haud carinatum, grunosum. Femora antica el presertim 
tibiae anticae compressae, superne irregulariter pluri-lobulatae. Mela- 
larsus anticus alte semicirculariter lobatus, pronoto brevior. Femora 
intermedia el postica simplicia, fusco-irregulariler marmorata, ad 
apicem utrinque 1-2 spinulosa. 


Longit. corp. mm. 73 Longit. fem. ant. mm. 15 
» 7MeSON. SERIO: » ST MZIIIOTTIL: gno) 
FI IICION: Co SIRENE > » post. > 14 


045 — 


Una femmina da Buitenzorg (Mus. civ. Genova). 


Questa specie somiglia a L. rudis Redt. per le granulazioni del 
pronoto e la prominenza del sesto segmento dell’addome, ma ne diffe- 
risce sopratutto e per le dimensioni e per la forma lobata dei piedi 
anteriori. 


Gen. OxYARTES Stal. 
O. despectus Westw. 
Phasma (Acanthoderus) despectum WrEsTwooD Cabin. orient. Entom..1848, p. 80, 
DlEi39- fede 
Anophelepis despecta Westwoon Cat. Phasm., 1859, p. 68, pl. 3, fig. 6, g'. 
Oxyartes despectus StAL Rec. Orth. III, 1875, p. 78 - KIrBy Syn. Cat. Ortb. I, 
1904, p. 324 - BRUNNER e REDTENBACHER Insektenfam. Phasm. 1908, p. 474; 


Due soli maschi dalle Indie orientali (Mus. Torino). 


Gen. PARAMENEXENUS Redt. 
P. teres n. sp. 


Fom. — Fulvo-fuscus. Caput longum, deplanatum, laeve, margine 
postico tantum granulis sex transversim serialis instructo. Anltennae 
pallidae, fusco anguste annulatae. Pronotum laeve. Mesonotum obsotete 
sparsim granulosum, deplanalum, granulis nonnullis nigris, margi- 
nibus lateralibus acutiusculis et sublus granulis nonnullis seriatis 
insiructis. Segmenta quinque apicalia abdominis pluricarinulata. 
Segmentum anale segmento praecedenii brevius, tricarinulatum, apice 
minute tridentato. Cerci recli, cylindrici, segmentum analem valde 
superantes. Operculum planum, triangulare, apicem segmenti noni 
vix altingens, apice impresso. Pedes inermes, pallidi, flavi, ininute et 
irregulariler fusco punctati et maculati. 


Long. corp. mm. 50 È Long. fem. ant. mm. 19 
» meson. soa t3 » » ivoalermaiioa 12 
» melan. e. S. mM. » 6 stat La OAPAsi. 1 466 


Una femmina raccolta da Elio Modigliani a Si-Rambè in Sumatra 
(Mus. civ. Genova). i 


Specie alquanto simile a P. inconspicuus Redt. 


Gen. PARAMYRONIDES Redt. 
P. bdbootanicus Westw. 


Lonchodes bootanicus WE£ESTwooD Cat. Phasm. 1859, p. 43, pl. XXVI, fig. 8, 9. 


Lopaphus bootanicust Woop-Mason Jouru. As. Soc. Bengal, vol. XLVI, 1877, 
part. II, p. 348, pl. II, fig. 1, g. 


Myronides bootanicus Kirsy Syn. Cat. Orth. I, 1904, p, 320. 


a: LI 


Paramyronides bootanicus BRUNNER e REDTENBACHER Insektenfam. Phasm, 1908, 
pag. 478. 


Due femmine delle Indie orientali (Mus. Torino). 


Gen. PARASIPYLOIDEA Redt. 
P. ficta? Redt. 


Paramyronides fictus BRUNNER e REDTENBACHER Insektenfam. Phasm. III, 1908, 
pag. 478. 

REDTENBACHER descrisse brevemente questa specie su di un esem- 
plare maschio che egli dubitò che fosse una larva. Io trovai nelle col- 
lezioni del Museo di Torino un individuo femmina proveniente dalle 
Indie orientali e che mi pare adulto, i cui caratteri corrispondono 
assai bene alla descrizione, per quanto troppo breve, del REDTENBACHER. 

Esso è tutto di color giallo-pallido uniforme. Il mesonoto è depresso 
con la carena mediana ben distinta e le due laterali un po’ ottuse, 
cosparso di minuti granuli, fitti verso il margine anteriore, più scarsi 
nel resto. Le elitre sono rappresentate da due piccolissime squamette 
e le ali mancano affatto. (Nella sua descrizione REDTENBACHER dice: 
alae minimae, squamuliformes. Intese indicare forse le elitre? Se in- 
vece volle veramente indicare le ali, la differenza tra l’esemplare da 
me esaminato e quello descritto da REDTENBACHER potrebbe essere un 
carattere sessuale secondario). Le carene dell’addome sono appena 
visibili. Il segmento anale è visibilmente carenato lungo il mezzo, e 
termina a punta triangolare acuta. I cerci sono brevi, diritti, acumi- 
nati. L’opercolo è lanceolato, compresso, acutissimo ed arriva appena 
alla base dei cerci. I piedi sono inermi, ma i quattro femori posteriori 
presentano la carena mediana inferiore biforcata all'apice e quivi ar- 
mata di alcuni piccolissimi denti (Mus. Torino). 


Longit. corp. - 4 ? a î min. 83 
» MEsoni |. . * 1 . » (022 
» melan. cum. segni. med. z o SIRNPAO 
» fem. anl. . 4 È ; è CO QP@T Tor! 
» > iglermas £ : , >», 046 
» » posi. : ; . : 370020 


REDTENBACHER crede che dalla struttura e scoltura del torace 
questa specie potrebbe forse anche aseriversi al gen. Parasipyloidea, 
ed io ho creduto di fatto che questo genere meglio si convenga all’in- 
dividuo esaminato, sia per la formia del segmento anale sia per quella 
dell’opercolo. Ne differisce tuttavia per i piccolissimi denti all’apice 
della carena mediana inferiore dei 4 femori posteriori, che mancano 
nel gen. Parasipyloîdea. 


sent 


— ia 


La specie Paramyronides perakensis somiglia alquanto a questa, 
astrazione fatta, s'intende, delle carene del torace e dell’addome, ma 
ne differisce sovratutto per la forma del segmento anale e per la man- 
canza di spina nera ai femori. 


Gen. LAMAcHUS Stal. 
L. xiphias Westw. 


Anophelepis Xiphias WESTWwooD Cat. Phasm. 1859, p. 71, pl. IV, fig. 4, 5. 

Orxines Xiphias REBN Proc. Ac. Nat. Sc. Philadelphia 1904, p. 71. 

Orxines (?) Xiphias KirBv Syn. Cat. Orth. I, 1904, p. 368. 

Lamachus xiphias BRUNNER e REDTENBACHER Insektenfam. Phasm. III, 1908, 

p. 483, taf. XXV, fig. 4. 

Un maschio raccolto in Amboina da Beccari, un altro maschio ed 
una femmina raccolti dal capitano D'Albertis a Sorong nella Nuova 
Guinea (Mus. civ. Genova). 


Gen. SYRINGODES Redt. 
S. Bonarelliù n. sp. 


Foem. — Fulvus, nigro-variegatus. Antennae nigrae, fulvo annu- 
latae. Caput fuscum, occipile globoso, sutcato, utrinque pone ocutos 
fascia nigra, alteraque flava extuis apposita ornata, sunmo occipile 
nigro subobsolete quadrimaculato. Pronotum fulvum, lateribus fuscis, 
in disco prozonae macula nigra V-formi, carina nigra. Mesonolum 
fulvum, nigrocarinatum, utrinque uniserialim granulosum, in medio 
via constriclum, vtrinque vitta lata nigro-velutina, postice evane- 
scenle, în medio interrupta ornatum. Elylra sub-ovata, gibbo modice 
elevato-rotundato, fusca, fulvo venosa el maculata. Alae fere abdomini 
aeque longae, area antica fusco-fulva fasciis qualuor oblique trans- 
versiîs ornata, area postica rufo-infumala. Meso-et metapleurae raro 
et obsolete uniserialim granulosae. Mesosternum obluse et subobsolete 
granulosum. Metasternum laeve. Sterna et venter lava. Segmentum 
anale praecedenti subaeque ltongum, apice lobis tribus rotundatlis. 
Cerci longi, recti, elevali. Operculum corneum, nilidum, tubiforme, 
abdomen distinclte superans, apice inciso. Femora ommia et tibiae 
omnes laete flavo-fulvae, late nigro tri-annulatae: apices metatar- 
sorum omnium, coeterique tarsorum articuli nigri. Femora antica 
superne carinata, basi leviter incurva. Femora 4 postica superne 
teretia. 


Long. corp. mm. 62 Long. fem. ant. mm. 18 
» Meson. > fi » sig 7 i (Pea Belle 
» elytr. » 4, » PI DOSÙ: dali 
» alar. 4 


— 18 — 


Una femmina raccolta a Samarinda in Borneo dal. dott. Guido Bo- 
narelli, cui fu dedicata (Mus. Torino). 
Questa bella specie è certo assai somigliante a S. rubicundus de 
Haan, ma ne è tuttavia ben distinta per la fascia delle ali, per gli 


anelli dei piedi e la forma clavata dei cerci. 


Gen. ASCELES Redt. = 


A. Gadarama Westw. 


Necroscia Gadarama WeEsTtTwooD Cat. Phasm. 1859, p. 130, pl. 21, fig. 4. 

Sosibia Gadarama KirBv Syn. Cat. Orth. I, 1904, p. 368. 

Asceles Gadarama BRUNNER e REDTENBACHER Insektenfam. Phasm. III, 1908, 
pag. 498. i 

Una femmina da Sarawak in Borneo (Mus. civ. Genova). 


La colorazione generale di questo esemplare è quasi nerastra, uni- 
forme. Le antenne, i piedi ed i cerci sono pelosi. 


Gen. MARMESSOIDEA Br. 


M. umicolor Redt. 


Marmessoidea unicolor BRUNNER e REDIENBACHER Insektenfam. Phasm. III, 1908, 
pag. 512. 
Una femmina da Perak nella Malacca (Mus. Torino). 


La femmina, non conosciuta da REDTENBACHER, è tutta verde, con 
le antenne nere, ornate di tre larghi anelli bianchicci, poco appari- 
scenti. Il capo è globoso e liscio, con lo scudetto frontale tra le an- 
tenne rossiccio. Il pronoto è liscio. Il mesonoto è carenato e trasver- 
salmente rugoloso con qualche granulo qua e là poco saliente. L’apice 
della gobba delle elitre è verde-scuro. Il petto è rugoloso. La carena 
mediana inferiore dei 4 femori posteriori è all’apice armata di un pic- 
colo dente nero. Il segmento anale è breve, carenato per lungo nel 
mezzo e arrotondato all’apice. I cerci sono diritti, cilindrici e ottusi 
all’apice. L’opercolo non raggiunge l’apice dell’addome, è appena com- 
presso, inciso ad angolo all’apice, con i lobi laterali un po’ arro- 
tondati. 


Longil. corp. è È : È 3 F mm. 70 
» MEeSoOn. + . 5 ì ; È e £ -; 
» MELONI CNS + . È ; > VAGI 
» FAZIO 01 00 6A È s E è dry té 
» » inlerm. . È : î : deri 


» » post. £ " È i; ; » bho 


AD 


DM. expolita Redt. 
? Marmessoidea expolita BRUNNER e REDTENBACHER Insektenfam. Phasm. III, 
1908, p. 515. 
Un solo esemplare da Borneo, mancante degli ultimi segmenti del- 
l'addome (Mus. civ. Genova). 
Sono quindi nell’incertezza della sua esatta determinazione man- 
cando il raffronto dei caratteri dell’upparato genitale. 


Gen. ARUANOIDEA Br. 
A. aruana Westw. 


Necroscia aruana WESTwooD Cat. Phasm. 1859, p. 194, pl. XXXIX, fig. 4 - 
REHN Proc. Acad. Nat. Sc. Philadelphia, 1901, p. 378: - BRUNNER e RED- 
TENBACHER Insektenfam. Phasm. II, 1908, p. 524. 


Due femmine da, Ternate nelle. Molucche (Mus. civ. Genova). 


A. adspersa Redt. 
Aruanoidea adspersa BRUNNER e REDTENBACHER Insektenfam. Phasm. III; 1908, 
pag. 528. 
Una femmina da Perak (Mus. Torino). 


A. affinis? Gray. 

Platycrana affinis Gray Syn. Phasm. 1835, p. 37. 

Necroscia affinis WESTWwooD Cat. Phasm. 1859, p. 142. 

Aruanoidea affinis Krrpy Syn. Cat. Orth. I, 1904, p. 379. - BRUNNEK e REDTEN- 

BACHER Insektenfam. Phasm. III, 1908, p. 525. 

Riferisco con dubbio a questa specie un’unica femmina raccolta a 
Samarinda in Borneo, di color giallo-pallido, forse dapprima verde, 
che differisce perchè manca della lamina sopraanale e perchè ha il 
mesosterno granuloso. Nel resto concorda bene con la descrizione da- 
tane da BRUNNER @ REDTENBACHER (Mus. Torino). 


A. seriata Reit. 


Aruanoidea seriata BRUNNER e REDTENBACHER Insektenfam. Phasm. III. 1908, 
p. 522. 
Un maschio e due femmine da Samarinda in Borneo (Mus. Torino). 


La femmina di questa specie, non conosciuta da REDTENBACHER, è 
affatto somigliante al maschio, salvo le dimensioni ed i granuli del 
mesonoto che invece di essere allineati quasi tutti in una serie sola 
da una parte e dall’aitra lungo la carena mediana, sono più numerosi 
e più irregolarmente distribuiti. In una femmina che somiglia in tutto 
il resto alle altre due, ma che tuttavia riferisco dubbiosamente a 


bah 


questa specie perchè manca dell’estremità dell’addome, il mesonoto è 
affatto liscio. 

Il segmento anale della femmina di questa specie è un po’ più lungo 
del segmento che lo precede, un po’ compresso, troncato in linea retta 
all’apice e prolungato ai lati dell’apice in due piccoli denti acutissimi, 
e ricurvi in basso. I cerci sono lunghi, si che oltrepassano il segmento 
anale quasi di tanto quanto è lungo, diritti, brevemente pelosi e in- 
grossati a clava verso l’apice. L’opercolo è fatto nel modo caratteri- 
stico di questo genere, cioè verso l’apice corneo e quasi tubuloso, con 
una piccola incisura triangolare all’apice e non raggiunge l’apice del- 
l'addome, racchiudendo l’ovopositore che oltrepassa appena. 


Longît. corpor. mm. 70 Longil. fem. ant. mm. 22 
re mMeson. >; ye 12 » » sinler@a Peggio 
» metan.c.8.M. > 7 » » post. » 19 


La lamina sottogenitale del maschio è breve sì che non raggiunge 
l'apice del segmento 9° addominale, lanceolata e quasi acuta, liscia. 


A. balighena n. sp. 


Foem. — Fusco-fulva, unicolor. Mesonotum carinatum, in medie- 
tate antica sparsim minute granulosum, in medietale postica ad cari- 
nam tantum biseriatim granosum. Elytra cum area antica alarum 
unicotor, fusco-fulva, parva, postice oblique truncata, gibbo ante medium 
sito, modice elevato, ramo postico venae ulnaris furcato. Alae abdo- 
mini aeque longae area postica albida. Segmentum anale via trian- 
gulariter excisum, subiruncatum. Cerci longi, recti, clavali. Opereulum 
compressum, augustum, abdomine vix longius, apicem cercorum lamen 
haud attingens, apice acuminato, integro. Pleurae laeves. Mesoslernum 
biserialim raro granulosum. 

Mas. — Foeminae simillimus, distinclus tamen: statura graciliore, 
oceltis tribus magis perspicuis, segmento anali apice triangulariter 
exciso, lobis rotundutis brevibus; cercis brevibus, gracilibus, obtusis, * 
incurvis: lamina subgenilali nitida, basi modice inflala dehine trian- 
gulari, acuta; segmenti noni dorsualis angulis posticis produectis, sub- 
tus îincurvis. i 


Mas. foem. 
Longtt. corp. mm. 42 mm. D4 
» mMmeson. » 9 -@ » 7 
» elytr. » 2. » n) 
» alopzsi > » 40 
» fem. anl. > INS 2, » 16 
>» » Zinlerm.» . d0 sp: (47 


» >'iniposti sivoti48 » 16 


LE 


Un maschio ed una femmina da Si-Ranbé ed un’altra femmina da 
Balighe in Sumatra, raccoltevi da Elio Modigliani (Mus. Civ. Genova). 


Questa specie, sia per la colorazione, come per la disposizione seriata 
dei granuli del mesonoto, è somigliantissima a A. seriata Redt. Come in 
questa i cerci della femmina sono anche diritti e clavati. Ma in A. seriata 
il segmento addominale della femmina è alla sua estremità terminato 
agli angoli laterali da due denti acutissimi e rivolti in basso, denti che 
mancano affatto in A. balighena. Così pure l’opercolo di A. seriata è ap- 
pena lungo come l’addome e alla sua estremità, sebbene pochissimo, è 
tuttavia visibilmente inciso, mentre in A. balighena è un po’ più lungo 
dell'addome, più stretto, più acuminato e affatto intiero all’apice. 

Nel maschio le differenze sono ancora maggiori: il segmento anale 
di A. seriata è profondamente e semicircolarmente scavato in modo 
che i due angoli posteriori laterali formano due processi discretamente 
lunghi e gracili, mentre in A. dalighena esso è appena inciso ad an- 
golo nel mezzo, così che gli angoli latero-posteriori formano solo due 
lobi arrotondati. | 

Un carattere poi distintivo e che è costante negli esemplari da me 
esaminati tanto dell’uno quanto dell’altro sesso sta nelle nervature 
longitudinali delle elitre, le quali sono in ambedue le specie ben di- 
stinte. Orbene, in A. serzata il ramo anteriore della vena ulnare del- 
l’elitra è biforcato, mentre in A. dbalighena il ramo biforcato non è 
l'anteriore di questa vena ma il posteriore. 

Per queste ragioni e per la costanza di questi caratteri, sebbene 
aflini, queste due specie devono essere nettamente distinte. A. serata 
è proprio, finora almeno, di Borneo; A. balighena di Sumatra. 


Gen. MIcADINA Redt. 
M., phluctaenoides Rehn. 


Marmessoidea phluctaenoides REHN Stud. in the Ort.-Fam. Phasm, in: Proc. Ac. 
Nat. Sc. Philadelphia. 1904, p. 73. 
Micadina phluctacnoides BRUNNER e REDTENBACHER Insektenfam. Phasm. 1908, 
p. 533, taf. XXVII, fig. 4. 
Due femmine; una dal Giappone, l’altra dalla China, che non diffe- 
riscono sensibilmente (Mus. Torino). 
Quella del Giappone è dono del Dr. BRUNNER von WATTENWYL € 
porta un’etichetta col nome inedito di M. compacta Br. 


Gen. SOSIBIA Stal. 
S. Pholidotus Westw. 


Necroscia Pholidotus WESsTWwooD Cat. Phasm. 1859, p. 143, pl XVII fig. 4, 
pl. XX, fig. 6. 


gi 


Sosibia Pholidotus Kirpy Syn. Cat. Orth. I, 1904, p. 368, — BRUNNER e REDTEN- 
BACHER Insektenfam. Phasm. III, 1908, p. 536, taf. XXVI fig. 5. 

Un maschio ed una femmina delle Indie orientali (Mus. Torino). 

Poichè il Dr. REDTENBACHER non potè dare nella sua descrizione i 
caratteri dell’estremità posteriore dell'addome del maschio che, com'è 
noto, sono assai importanti per la determinazione, credo opportuno di 
aggiungere che, corrispondentemente a quanto è possibile vedere disegna- 
to nella figura del WESsTwoOD, il segmento anale è alquanto compresso 
e ottusamente carenato, inciso all’apice e perciò diviso in due lobi 
arrotondati e lateralmente un. po” smarginati: i cerci sono corti, grossi, 
cilindrici, diretti in basso, molto ottusi all'estremità e quivi all’indentro 
mucronati: la lamina sottogenitale è breve, compressa e largamente 
arrotondata all’apice. 


Gen. CANDAULES Stal. 
C. transiens Redt. 


Candaules transiens BRUNNER e REDTENBACHER Insektenfam. Phasm. III. 1908, 
p. 539, fig. 7a, 7. 


Due maschi ed una femmina da Giava (Mus. Torino). 


Gen. SIPYLOIDEA Br. 
S. Lampethusa Westw. 


Necroscia Lampethusa WEsTwooDp Cat. Phasm. 1859, p. 136, pl. XXXIV, fig. 2. 

Necroscia (?) Lampethusa KigBy Syn. Cat. Orth. I, 1904, p. 377. 

Sipyloidea Lampethusa BRUNNER e REDTENBACHER Insektenfam. Phasm. III, 

1908, p. 543. 

Un maschio da Samarinda in Borneo (Mus. Torino). 

Il maschio di questa specie, sconosciuto finora, è tutto di color 
nereggiante uniforme. Il mesonoto, le pleure ed il petto sono sparsi di 
numerosi granuli. La gobba delle elitre è elevata e quasi acuta. Le 
ali oltrepassano appena l’apice del 5° segmento dell’addome. Il segmento 
anale è carenato e largamente arrotondato-troncato all’apice. I cerci 
sono più brevi assai del segmento anale e quindi nascosti sotto di 
esso, diritti, cilindrici, arrotondati all’apice e quivi mucronati, La 
lamina sottogenitale è breve, rigonfia e ‘arrotondata largamente 
all’apice. 


Longil. corp. min. 71 Long. fem. ant. ma. 14 
» mMeson. > PB (5) » »  nierità Co 6 


di 


»  Mmelan.c.S.M. > 8 ” ». .; DASÌ > ill 


S. Sipylus Westw. 


Necroscia. Sipylus WESTWOOD Cat. Phasm. 11859, p. 138, pl. XVIII, fig. 4. 
Kirpy Syn. Cat. Orth. I, 1904, p. 375. 

Neeroscia Samsoo WESTWwooD Cat. Phasm. 1859, p. 132, pl. X, fig. 6. 

Sipyloidea sipylus BRUNNER e REDTENBACHER Insektenfam. Phasmidae III, 1908, 
p. D44. 


Una femmina e due maschi dalle Indie orientali (Mus. Torino). 


S. dolorosa Redt. 


Sipyloidea dolorosa BRUNNER e REDTENBACHER Insektenfam. Phasm. III. 1908, 

Pp. D4T. 
Due maschi ed una femmina da Giava, donati dal Dr. BRUNNER von 
'WATTENWYLL e da lui determinati come S. d0/0r0sa Br. (Mus. Torino). 


S. normalis Redt. 


Sipyloidea normalis BRUNNER e REDTENBACHER Insektenfam. Phasm. III, 1908, 

p. 547. 
Due femmine da Mansinam nella nuova Guinea (Mus. Civ. Genova). 
Esse differiscono dalla descrizione perchè le elitre sono poco allungate 
ed i cerci sono gracili, cilindrici, acuti, ma non compressi all’apice. 


S. fontanesina n. sp. 


Foem. — Pallide-flava omnino irregulariter fusco-marmorata, an- 
tennis interdum pallide-fusco-annulatis. Caput. et pronoltum laevia. 
Mesonotum distincle et acute carinalum, antice dense ruguloso-gra- 
nosuni, postice raro-granosum, pone medium utrinque,plagis duabus 
callosis, nitidis, ovatis. Pleurae uniseriatim granosae. Elytra ovato-oblon- 
ga, gîbbo humili, obtuso ad basim sito, fusco irrorata, vena radiali in- 
lerdum nigro-punctata. Alae segmentum septimum vel sexltum abdo- 
minalem superantes, area antica fusco-maculala el irrorata, venis 
longitudinalibus fusco punctatis, area postica albida, medio flavicanle. 
Segmentum anale apice carinato, triangulariter parum exciso. Cerci 
breves, recti, oblusi. Operculum naviculare, carinatum, acutissimum, 
abdomen vix superans. Pedes inerines, irregulariter fusco-marmorali. 


Long. corp. nun. 82-85 Long. fenai. anti. mia. RI 
» meson. xi 45 » >; nileranea le 16 
nidi ely: » 7487) » » posi. » 102 
» alar. » 48-52 


Due femmine prese a Calcutta dal Sig. Fontanesi (Mus. Torino). 
Questa specie è forse alquanto somigliante a S. inscia Redt. 


DAI 


S. sibogana n. sp. 


Mas. et fem. — Flavo-straminea, unicolor, antennis fuscis, flavo 
annutalis, arliculis plurimis basalibus flavis apice fusco. Mesonotum 
carinalum, in foemina acute carinalumy; in mare, anlice ad margi- 
nes lalterales, poslice ad carinam biseriatim granulosum, marginibus 
laleralibus ipsis minule granutlosis; in foemina, antice dense, postice 
raro granulosum, marginibus densius granulosis. Melasternum et 
pleurae laeves. Mesosternum in mare biseriatim raro granulosum, în 
foemina granutlis plurimis, magis acutis, anlice, densius, postice in 
series duas disposilis instructum. Elytra subovata tuberculo humili. 
Alae abdomini subaeque tongae area postica hyalina. Abdomen in 
mare apice clavato, segmento octavo brevi, segmento nono segmento 
oclavo duplo longiore, carinato, retrorsum sensim angustato. Segmentum 
anale maris apice triangulariter exciso, angulis posticis subito deflexis 
et subtus mucrone nigro aculissimo armatis. Cerci maris breves, cylin- 
drici, via incurvi, apice inlus mucronati. Lamina subgenitalis 
brevis, apicem segmenti noni allingens, basi lata, fornicata, apice 
triangulari, subacuto. Segimentum anale foeminae segmento precedenti 
aeque longumni, compressum, carinatum, apice triangularilter inciso, 
lamina supraanali minima apposita. Cerci foeminae breves, deplanati, 
apicem versus sensim dilalati, apice ipso rotundato-truncato. Opercu- 
lum carinalum, lanceolalum, aculum, abdomen parce superans, api- 
cem cercorum attingens. Pedes in utroque sexu pallide-straminei, 
inermes. 


Mas. foem. 
Longtt. corp. mm. 45 mm. 55 
» mMeson. » 7 » 7) 
» alar. > DIR9 » US 
> fem. ant. Rae: (5) » } 
» » post. OMR 2. » 15 


Un maschio da Siboga ed una femmina da Si-Rambè in Sumatra 
raccoltevi da Elio Modigliani (Mus. Civ. Genova). 

Questa specie somiglia assai per la struttura del mesonoto a S. Doles- 
chali Redt. ma è distinta sopratutto per la forma e struttura dei 
segmenti apicali dell'addome e dei cerci. L’opercolo della femmina 
per la sua forma ricorda un po’ quello del gen. Aruanoidea, ma non 
è però nè accartocciato, nè corneo, nè inciso all’apice. 


S. enganensis n. sp. 


Foem. — Grisea. Caput laeve. Mesonotum sublaeve, carinatum, irre- 
gqutariter fusco irroratum. Mesopleurae laeves, fusco punctatae. Meso- 
sternum dense granosum, ut mesonotum fusco-punctatum. Metapleurae 


PPESRI SORA 


laevissimae. Metasternum grosse et obtuse granosum. Elytra elongato- 
ovata, flavo-olivacea irregulariter nigro irrorata, tuberculo humili, ad 
basim sito, subacuto. Alae apicem segmenti quinti abdominalis supe- 
rantes, area postica albida, area antica grisea. Segmentum anale 
truncalum. Cerci? (desunt). Operculum breve, naviculare, carinatum 
apice utrinque semicirculariler sinuato, apice ipso în processu mediano 
subacuto leviter producto. Segmentum ventrale septimum apice breviter 
triangulariter bicarinato. Femora 4 postica subtus apice mutico. 


Longit. corp. mm. 84 Longit. fem. ant. | mm. 20 
» mMeson. si 045 » » . interm. » 14° 
» elytr. » Va » » «DOS: * L20 
» alar. » 46 


Una femmina raccolta. da Elio Modigliano a Bua-Bua nell’isola 
Engano (Mus. Civ. Genova). 


Questa specie è alquanto affine a S. magna Redt. 


Gen. OcELLATA Redt. 
O. filum Westw. 


Phasma (Necroscia) philum WESTWOOD Cab. Or. Entom. 1848, p_ 79, pl. XXXIX, 
ar, 
Phibalosoma philum WesTtwooDp Cat. Phasm. 1859, p. 77. 
Aruanoidea ophidiiderma GRIFFINI Boll. Mus. Zool. Torino, vol. XII, 1897, n. 507, 
p. 1, fig. — KIRBY Syn. Cat. Ort. I, 1904, p. 378. 
Ocellata philum BRUNNER e REDTENBACHER Insektenfam. Phasm. III, 1908, p. 554. 
REDTENBACHER crede che A. ophridiiderma Griff. sia sinonima di 
questa specie ed io accetto, sulla autorità di lui che ha potuto esami- 
nare esemplari conservati a secco, la sinonimia. Quelli descritti dal 
Dr. GRIFFINI erano stati consecvati in alcool e quindi la tinta cerulea 
delle elitre e delle ali può darsi che sia scomparsa e che appaia ora 
come bianchiecia. Devo tuttavia osservare che non è improbabile che 
O. trifasciata Redt. sia la medesima 0. ophridiiderma Griff., sia perchè 
in questa anche nella femmina gli ocelli sono visibili in numero di 
due, sia ancora perchè le antenne sono, anche verso la base, ornate 
di stretti anelli giallicci all'apice dei segmenti, sia ancora perchè i rari 
granuli del mesonoto sono più agglomerati intorno alla carena mediana. 
Se così fosse il nome dato dal Dr. GRIFFINI a questa specie avrebbe 
la precedenza (Mus. Torino). 


= 566 


Gen. PARANECcROSsCIA Redt, 


P. operculata Reat. 


Paranecroscia operculata BRUNNER è REDTENBACHER Insektenfam. Phasm. III, 
1908; p. 557. 


Un maschio ed una femmina da Morton in Sumatra (Mus. Civ. 
Genova). 


Alla descrizione datane dal REDTENBACHER aggiungerò che il ma- 
schio ha l’area posteriore delle: ali di un bel color rosso; mentre nella 
femmina essa è fuliginosa specialmente verso la periferia. 


Gen. NECROSCIA Serv. 
N. resignata Redt. 


Necroscia resignata BRUNNER e REDTENBACHER Insektenfam. Phasm. III, 1908, 
p. 560. 


Un maschio da Sorong nella Nuova Guinea (Mus. Civ. Genova). 


N. mentawveiana n. sp. 


Mas. — Viridi-flavo-olivacea, unicolor, antennis fuscis. Caput laeve, 
subglobosum. Femora antica basi recta. Mesonotum gracile, carinatum, 
sublaeve. Elytra brevia, gibbo obluso. Alae area anlica viridi-olivacea, 
unicolor, area postica albida margine postico late fuscescente, apicem 
segmenti sexti abdominatis altingentes. Abdomen apice clavato. Seg- 
mentum anale breve, apice anguste sed profunde inciso, ub'inque in 
tobos. duos subquadratos, trunceatos produceto. Cerci breves, graciles, 
cylindrici, parum incurvi, oblusi. Lamina subgenitalis valde fornicata, 
apicem segmenti dorsualis noni vix attingens, apice late rotundata. 
Femora 4 postica superne subobsolele nigro-lineata. 


Long. corp. IMITA DI Long. fem. ant. mim. 16 
»  meson. » 9 » > TENTA VaR SLA 
alan. a 0) » » post. IRE di 


Due maschi raccolti da Elio Modigliani a Si Chan nell’isola Mentawei. 
Questa specie è affine a N. augustata Redt. 


DR si ee 


APPENDICE 


Clitumnus dentatus Br. — Bacillus Rossii Fabr. 


Nella Monografia dei Fasmidi più volte citata (II Lief. pag. 194) il 
Dr. BRUNNER VON WATTENWYLL descrisse come specie nuova della Nuova 
Guinea, col nome di Clitumnus dentatus un Fasmide trovato nelle 
Collezioni del Museo civico di Genova, stato raccolto nei dintorni di 
Genova e più precisamente a Staglieno. Avendo io avuto in comuni- 
cazione l’esemplare stesso stato descritto dal BRUNNER, insieme a due 
o tre altri raccolti pure press’a poco nella stessa località e uguali a 
quello, ho potuto constatare come esso non sia altro che il comune 
Bacillus Rossîî Fabr. Le areole apicali delle 4 tibie posteriori sono 
ben visibili, nè so spiegarmi come sieno sfuggite all’osservazione del 
Dr. BRUNNER. 


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Pubblicato il 30 Settembre 1910 


Prof. LORENZO CAMERANO, Direttore responsabile 
2202 — Tip. Pietro Gerbone — Torino 


i edite | 


BOLLETTINO 


Mussi di Zoologia "» Fieno comparata 


della R. Università di Forino 


Numero 626 — Volume XXV 


Prof. LORENZO CAMERANO 


Per una storia dei Zoologi italiani. 


Parole di apertura dell’ VIII Convegno dell’Unione Zoologica Italiana. 
Napoli 12 Settembre 1910. 


Sienore e Signori, 


L'unione Zoologica italiana accolse con entusiasmo la proposta di. 
tenere l'ottavo convegno nazionale a Napoli, in occasione delle onoranze ., 
a Filippo Cavolini. Fra tutti i soci erano vivi i ricordi del convegno 
di Napoli del 1901; i ricordi della bellezza del cielo e della natura, i 
ricordi della schietta, cordiale, signorile accoglienza ricevuta, i ricordi 
delle glorie passate di cui è ricca la città e della sua rigogliosa vita 
scientifica presente. 

Nè meno vivo era in tutti noi il desiderio di prendere parte ‘alle 
onoranze a Filippo Cavolini, che nella seconda metà del 1700 seppe 
tenere così alto il nome della scienza italiana. 

Nel 1991 L'Unione Zoologica italiana era appena uscita dalle;.ine- 
vitabili diflicoltà del suo costituirsi; oggi ritorna fra voi dopo un decen- 
mio di vita e di lavoro, lieta se riconoscerete che ha degnamente cor- 
risposto agli auspici, che per essa trassero allora con parole così cortesi 
il Prof. Pinto Rettore magnifico e il senatore Paladino presidente del 
Comitato locale. 

Non vi parlero minutamente dell’opera compiuta dall’Unione Zoolo- 
gica italiana nel suo decennio di vita. Essa cercò di giustificare la 
sua ragione di essere creando intorno a sè un fecondo movimento di 
idee e n?ssuno dei problemi più importanti che rignardano lo studio 
dei viventi animali venne trascurato nei suoi annuali convegni. 
 Ricorderò che nell’ultimo convegno a Bormio, L’Unione Zoologica 


AO IE 


iniziò l’organizzazione dello studio, con intendimenti scientifici moderni, 
della fauna alpina, che è tanta parte della fauna nostra. E’ un lavoro 
di lunga lena e di grande importanza che l’Unione Zoologica italiana 
spera di condurre a termine in modo soddisfacente, affinchè l’Italia 
venga a trovarsi, anche a questo riguardo, al livello delle nazioni che 
la circondano. 

Ma l’Unione nostra ben sa che nel campo della ricerca scientifica, 
come in qualunque altro nel quale si esercita l’attività umana, sostare 
è regredire, ed oggi essa viene dinanzi a voi colla proposta del suo 
benemerito segretario, il Prof. F. S. Monticelli, di organizzare lo studio 
della fauna littorale, così ricca e così interessante nel lungo svolgersi 
delle coste italiane. 

L'Unione Zoologica italiana nel suo decennio di vita non restrinse 
l’opera sua alla ricerca puramente scientifica, ma si occupò anche di 
una questione che interessa il decoro nazionale, l'ammissione, voglio 
dire, della lingua italiana fra le lingue ufficiali dei congressi zoolo- 
gici internazionali. Coll’opera tenace ed energica dei vari colleghi 
che si succedettero alla presidenza e con quella efficacissima del suo 
segretario, il Prof. F. S. Monticelli riusci nell’intento. 

Ma anche in questa via molto rimane da fare e l’occasione odierna 
delle onoranze, che vengono rese ad una delle migliori glorie italiane 
nel campo delle scienze biologiche, si presenta opportuna a che io vi 
esponga alcune nvove proposte. 


x 
x * 


L'Italia si appresta a celebrare nell’anno venturo il cinquantesimo 
anniversario del suo risorgimento a nazione. In questo primo cinquan- 
tennio di vita nazionale un lungo cammino si è percorso: molte diffi- 
coltà sono state vinte; al risorgimento politico seguì il risorgimento 
finanziario ed industriale e noi possiamo guardare l'avvenire con piena 
fiducia nelle nostre forze. 

Una cosa tuttavia di valore grandissimo manca ancora: manca 
una forte ed equilibrata coscienza italiana, che ci faccia valutare in 
giusta misura l’opera nostra, senza aspettare il giudizio degli stranieri, 
manca un forte ed equilibrato sentimento di italianità, dico, che ci 
sproni a pensare un po’ di più colla nostra testa e che ci dia la fiducia 
in noi stessi. 

E° necessario in una parola che gli italiani imparino a conoscere il 
loro paese e se stessi non solo nei difetti, ma anche nelle buone qualità. 

Paese meraviglioso questa nostra Italia! Non è possibile muovervi 
passo senza incontrarsi in un luogo o in un nome che non richiami 
alla mente ùna qualche bellezza naturale o splendore di arte, qualche 


di E 


fatto glorioso o di nobile iniziativa, qualche esempio di forte operare 
o di abnegazione, o che non ricordi qualcuno dei momenti più salienti 
della evoluzione del pensiero umano nelle arti o nelle scienze. 

Orbene, è duopo confessare, per quanto la cosa possa riuscirci dolo- 
rosa, che gli Italiani non conoscono, come dovrebbero, la patria loro. 
Qualche cosa oggi si incomincia a tentare per far conoscere fra noi 
le bellezze naturali d’Italia, e si incomincia a ricercare e studiare con 
amore anche i più modesti artefici del suo patrimonio ‘artistico; ma 
molto più si dovrebbe fare. Poco o nulla all’incontro si è fatto o si fa 
per far conoscere la serie numerosissima di coloro che in mille guise 
contribuirono al progresso della scienza nostra. 

A che giova, si vien dicendo da taluno, rivolgere la mente al pas- 
sato delle scienze; la loro storia ci appare ormai come una lunga serie 
di edifici sfasciati, caduti, come un cumulo di rovine. 

A costoro risponderò colle parole di Quintino Sella: « Nei tempi 
«odierni tutto cammina rapidamente, e rapidissimamente progrediscono 
«e si trasformano le scienze naturali, sicchè la vecchiaia dei natura- 
«listi è spesso amareggiata dallo spettacolo della caduta delle teoriche 
«sulle quali fondarono i loro lavori. 

«Ma non minore deve perciò essere la gratitudine dei successori 
«verso chi li precedette in questa scabrosa lotta contro: l’ignoto e ciò 
«non solo per il principio evangelico di fare agli altri ciò che aspet- 
«tiamo per roi; ma anche perchè chi giunge a piantare la bandiera 
«sullo spalto deve molto, se non tutto, a chi cadde prima di avviarsi ». 

Le parole di Quintino Sella non hanno bisogno di lungo commento. 

Le ricerche storiche nel campo delle scienze ci pongono in contatto 
intellettuale con coloro che ci precedettero. La verità, dirò a voi 
ancora col Leibniz: « è più diffusa di quanto si pensi; ma spessissimo 
«è ascosa, sepolta, affievolita, mutilata e corrotta con aggiunte ; col ri- 
«levare le tracce di verità presso gli antichi ed'i predecessori si 
«trarrà il diamante dal sasso, la luce dalle tenebre e si riuscirà a 
«fondare una filosofia perenne ». 


Tutte le scienze crebbero per l’opera paziente, tenace, ora brillante, 
ora, molto spesso, modesta ed oscura di molti lavoratori ; tutte le scienze 
ebbero le loro vittime che devono essere sacre alla nostra riconoscenza : 
ma di tutte le scienze quella che tratta della conoscenza dei viventi 
dovette percorrere la via più difficile e dolorosa lungo la quale spesso 
risuonarono lugubremente i lamenti dei torturati, una via che ci ap- 
pare di tratto in tratto cosparsa di sangue ed illuminata della sinistra 
luce dei roghi. 


- Mi 


In Italia, forse più che altrove, la teocrazia, collegata col feudale- 
simo e coll’impero, mosse guerra accanita, tenace, implacabile, allo 
sviluppo della scienza dei viventi, ora con arti finissime, ora con mezzi 
brutali. Essa costrinse spesso i ricercatori a nascondere l’opera luro la 
quale tuttavia, sebbene non apertamente divulgata, contribui poten- 
temente a mantenere vivo il fuoco sacro della ricerca della verità ed 
alla emancipazione dell’uman pensiero. 

Il ricercare e il far conoscere tutto ciò che coloro che ci precedet- 
tero operarono in condizioni così difticili e pericolose con tanti sacri- 
fizii e con tanta abnegazione, il rivendicare ad essi la priorità di molti 
concetti scientifici e la scoperta di molti fatti é opera non solamente 
doverosa per noi; ma altamente patriottica, è opera che deve darci la 
conoscenza chiara del genio italico, è opera che deve spronarci, ora che 
siamo in possesso della più santa di tutte le libertà, la libertò del 
pensiero, a dare tutte le nostre forze alla conquista del sapere. 

L’ Inghilterra, la Francia, la Germania, già da tempo hanno ben 
- compreso la grande forza morale che scaturisce dalla conoscenza diffusa 
delle glorie passate delle loro genti in tutti i campi della attività u- 
mana e con grande cura hanno studiato i toro archivi per mettere in 
buona luce i loro lavoratori. 

L'Italia ciò non ha fatto fino ad ora che in misura troppo esigua 
- ed incompleta. Quel poco tuttavia che è stato fatto, come ha detto re- 
centemente al Senato Luigi Luzzatti «ha messo in luce gloriose ma- 
nifestazioni del genio italico nel passato, che sono anche augurio per 
l'avvenire. » 


Per restringermi ora al campo nostro, propongo che 1’ Unione Zoo- 
logica Italiana studi l’organizzazione di una serie di ricerche accurate, 
e minute nelle biblioteche e negli archivi pubblici e presso i privati 
intorno ai documenti che riguardano la vita e le opere di tutti i zoo- 
logi italiani per modo che ne esca uno studio completo tanto delle 
figure di cui più rifulse la luce nei tempi passati, quanto della serie 
dei ricercatori modesti, spesso ingiustamente dimenticati; ma non meno 
benemeriti del progresso della scienza. 

Si potrà così scrivere la storia delia zoologia in Italia e far cessare 
lo spettacolo per noi umiliante, di dover ricorrere, anche. per i più 
semplici dati biografici ad opere compilate da stranieri nelle quali le 
notizie che riguardano i nostri zoologi seno spesso monche, inesatte 
ed anche talvolta, è d’uopo dirlo, non imparziali. 

L'Unione Zoologica Italiana dovrebbe inoltre curare, per quanto è 
possibile, che i documenti che si riferiscono ai zoologi passati, come 


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‘ manoscritti, lettere, sunti delle lezioni, ecc. ora posseduti da privati 
e perciò di studio sempre difficile, talvolta impossibile, vengano. rac- 
colti nelle biblioteche e negli archvii pubblici o nei Musei Zoologici 
per renderli accessibili agli studiosi e per salvarli da eventuale di- 
sperdimento 0 distruzione. 

È questa una ricerca lunga e paziente che l'Unione nostra dovrebbe 
compiere in ogni luogo d’Italia, poichè in ogni luogo si. ebbero nei 
passati secoli studiosi delle cose naturali. 

Io ho la ferma speranza che dall’odierno convegno della Unione Zoo- 
logica italiana partirà un impulso efficace alla esecuzione del lavoro 
che vi ho proposto. 

Io prego tutti voi di concedere a questa opera patriottica e doverosa 
la più ampia cooperazione. 


Signori ! 


Si dice, voi ben lo sapete, che la scienza è universale, che essa ha in 
mira l'umanità intiera, che non-eonosce diversità di popoli, di razze, 
di nazionalità. 1 suoi cultori sono una famiglia sola, tutti lavorano per 
raggiungere un comune, altissimo fine. Poco importa che un passo fatto 
fare alla scienza, che la scoperta di una legge, di un fenomeno sia 
compiuto da un ricercatore appartenente ad una nazione piuttosto che 
ad un’altra. 

Tutto ciò sta bene. Ma, o Signori, il sentimento della patria non si 
cancella; esso vibra pur sempre nel nostro cuore, ed anche nel lavoro 
comune con tutti i popoli inciviliti per il progresso della scienza, il 
pensiero della gloria maggiore della patria deve sempre essere pre- 
sente alla mente nostra. 

Il sentimento della gloria della patria noi dobbiamo con tutti i mezzi 
tener desto e coltivare nei giovani che saranno i lavoratori del du- 
mani, nei giovani ai quali i sacrifizii e le virtù dei padri hanno 
aperto tutte le vie delle attività sociali ed hanno concesso il libero e 
pieno svolgimento delle loro energie. 

A questo nobilissimo fine mirano le odierne onoranze a Filippo Ca- 
volini, uno dei grandi biologi italiani, a raggiungere lo stesso intento 
è indirizzata la proposta che ho avuto l’onore di fare, di preparare i 
materiali per una storia completa dei ricercatori italiani di tutti i 
tempi nel campo degli studi intorno ai viventi animali. 

Da essa verrà la prova luminosa che anche nei pericdi più tristi 


nl 


della nostra storia, quando più feroci e spietati erano i vincoli nei 
quali l’oscurantismo teneva stretto il pensiero umano, quando la patria 
nostra era dagli stranieri in mille guise conculcata, quando era derisa 
come terra dei morti, il genio italico non ristette mai e nel campo 
nostro non solo mandò di tratto in tratto lampi di luce vivissima ; 
ma con lavoro paziente, tenace, continuo contribuì in misura gr unde 
all’innalzamento del moderno edificio scientifico. 


da 139 


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Pubblicato il 15 Ottobre [LoE 


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BOLLETTINO 


Musei di Zoologia ed Anatomia comparata 


della R. Università di Torino 


Numero 627 — Volume XXV 


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Dott. GIACOMO CECCONI 


Contributo alla Fauna dell’isola di Pianosa nell'Adriatico 


Alla distanza di Km. 66,670 da Termoli, di Km. 29,632 dall’isola di 
S. Domino delle Tremiti e di Km. 148,140 dall’isola di Meleda sorge, quasi 
in mezzo all’Adriatico, l’isola di Pianosa, che ha la superficie molto ri- 
dotta di Km.? 0,1735 e che, meglio della omonima del Tirreno, merita il 
suo nome, avendo una elevazione massima di una diecina di metri. 

Verso la fine del mese di maggio del 1906, trovandomi per la se- 
conda volta in escursione alle isole Tremiti e permettendolo allora il 
mare, mancando mezzi di comunicazione colla piccola e disabitata 
Pianosa, mi avventurai su di una piccola barchetta per visitarla a 
scopo zoologico ; sbarcai alla Caletta la mattina del giorno 28, circa 
le ore undici e dopo tre ore di viaggio con vento favorevole, e ripartii 


la mattina del giorno dopo, quasi alla stess’ora dell’arrivo. 


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Allungata da O.NO ad E.SE, Pianosa dell’Adriatico ha forma irre- 
golare, contorno concavo sulla costa settentrionale, che è la parte 
più elevata, convesso invece sulla costa meridionale; si presenta come 
una massa pianeggiante di calcare quaternario, che riposa alla som- 
mità del pliocene. Questa massa rocciosa, che cade a picco nel mare 


in tutto il suo contorno, nuda e più o meno compatta per una buona 
parte della superficie emersa, è nel resto, specialmente nella porzione 


| più elevata, costituita da pezzi più o meno grossi di viva roccia, 


ammucchiati gli uni sugli altri; durante le burrasche, che ad inter- 
valli non troppo lunghi si succedono nell’Adriatico, Pianosa viene 
Ficoperta tutt’attorno e per un certo tratto dall'acqua, e quindi con- 
tinuamente lavata: ne segue che la nuda roccia domina sulla sua 


| Superficie e che le poche piante erbacee, che crescono rachitiche e 


i stentate in mezzo a tanto aridore, e i pochi animali trovano ricetto 
soltanto fra quei pezzi rocciosi o sotto di essi, come pure sotto e in 


| mezzo alle rovine delle poche capanne che molti anni fa, quando la pesca 
delle sardelle era rimunerativa, si erano colà costruite i Tremitesi (1). 


(1) Prima del 1880 Pianosa dell'Adriatico era frequentata dai dalmati durante 


do 
| 


Mentre gli animali si presentavano rari di specie e di numero, 
uno solo, il mollusco Helix vermicuata Mùll., così frequente in tutta 
Italia, e pel quale l’illustre malacologo Marchese di Monterosato volle 
stabilire una nuova varietà di Pianosa, var. propria, si trovava in 
tale quantità, aderente alla. superficie inferiore dei sassi grossi e 
piccoli, che, senza punto esagerare, se ne sarebbero potuti raccogliere 
dei quintali. Anche del gabbiano reale, Larus cachinnans Pallas, si 
vedevano parecchi esemplari volare inquieti c gridare a poca distanza 
per timore delle uova, che avevano deposte sopra uno strato di erba 
secca fra quei sassi e che erano prossime a schiudere, o dei pulcini, 
che proprio in quei giorni erano schiusi; così pure alcuni rondoni 
(Cypselus apus L.) avevano il loro nido sotto uno scoglio a picco. 

Avendo tempo sufficiente non trascurai la raccolta delle piante e 
riuscii a metterne insieme una ventina di specie, pubblicate ultima- 
mente dal prof. Béguinot (1), che costituiscono quasi le sole notizie 
botaniche per l’isola di Pianosa nell’Adriatico. 

Data la povertà estrema della flora, anche la fauna doveva 
essere molto ridotta di specie e quindi, come le Tremiti, di nessun 
interesse per un raccoglitore, come ne fa fede la mancanza quasi as- 
soluta fino ad oggi di notizie zoologiche. 

Però, dopo il mio Contributo alla Fauna delle isole Tremiti (2); 
gli animali di Pianosa, sia pure in piccolo numero, hanno un’impor- 
tanza tutta speciale, potendo essi servire a confermare come vedremo, le 
conclusioni alle quali giunsi nello studiare la fauna delle isole che com- 
pongono il gruppo delle Tremiti; l’importanza di dati zoologici e bota- 
nici, cioè degli esseri che vivono a Pianosa, si rende anche maggiore 
pel fatto che anche al giorno d’oggi essa si trova in continuo abbassamen- 
to ein tempo certo non troppo lontano verrà tutta lavata e ricoperta 
dall’acqua del mare, scomparendo così ogni traccia di vita terrestre. 


la pesca delle sardelle, ma poi vi si sostituirono i tremitesi, i quali vi costrussero 
una diecina di capanne, che abitavano nel periodo di quella pesca. Questa però da 
parecchi anni nou è più rimunerativa ; quindi le capanne furono lasciate in abban- 
dono ed oggi sono quasi tutte diroccate. 

(1) A. Béguinot. Materiali per una flora delle isole Tremiti. Bllettino della Società bo- 
tanica italiana, novembre 1909. - La vegetazione delle isole Tremiti e dell’isola di Pela- 
gosa - Memoria della Soc. it. delle Scienze, serie 37, Tomo XVI, pag. 155-221, a. 1910. 

(2) Bollettino dei Musei di Zoologia e di Anatomia comparata della Regia 
Università di Torino, n. 583, vol. XXIII, a. 1908. 

Mi faccio un dovere di segnalare e di correggere qui due inesattezze nelle 
quali, a proposito di tre lepidotteri, incorsi involontariamente. Pag. 25: Orneosoma 
sinuellu Fabr. messa nella fam. Nymphalidae, va scritta Homoeosoma sinuella Fabr. e 
messa prima nella fam. Pyralidac. Pag. 26 e 27: il nome dell’antore delle due 
specie Oletreutes bifasciana e di GIyphipteriv trasonella invece di abbreviarsi con 
Hew. deve abbreviarsi con Haw., perchè l’autore è Haworth e non Hewitson, 


tà; 


poco fia 
| 
Italia Isole 
..| Pianosa | Dalmazia 
continent. | Tremiti 
Tipo: MOLLUSCA. 
Classe: GASTEROPODA. 
Fam. Zonitidae. 
* Conulus praticola Rbeinw. (1). . - - 
a ; | (Pellini) 
Fam. Helicidae. 
Caracollina lenticula Fér . . . . - = 
Xeroclivia conica Drap.. . . . 
Ar ’ ; È EL 
fe eetia ili Pa + (Tellini 
Xeroclivia trochoidella Monts.. . . n Prevesa 
Xeroacuta acuta Auct. . . . . . + RE: cn 
Xerophila tellinii Pollonera nova spe sitigoi 
mes (2). + È 
Helix vermiculata Miill. 
var propria Monts. (3) nova varietas + 
Chondrus tridens Mull.. . . . . 5 po sE 
* Coryna biplicata Mich. 
var toscaniae Bourg. . . . . .| Toscana mnehe Pellim 
* Pupilla muscorum Mill... . . + sa 
; , ch Tellìa' 
.* Torquilla frumentum Drap. . + = 
Torquilla philippii Cantr. . . . . Sb iv a 
Rumina decollata L.. .... . . 5 SEE OEO 
Clausilia gibbula Ziegl.. . . . . an: Tel © 
Var. .pelagosana Boetta. è... . . # Pelagosa 
Clausilia piceata Ziegl. . . . . | 
Nar gpmaajon West... . : - 4 
(Tellini) |, 
Myosotella (4) biaplettiana ida » | Costa Adriat, | + Gos'a Adriat. 


(1) Il segno * indica le specie trovate nei relitti del mare sulla costa. 

(2) Trascrivo qui la descrizione di questa nnova specie, comnnicatami gentilmente 
dall’illustre Autore: Conchiglia a spira assai elevata, fittamente striata, piuttosto sottile, 
bianchiccia, variamente ornata di numerose fasce brune, in parte continue ed in parte 
interrotte. Anfratti 6 172 arrotondati, separati da una sutura lineare. Ombelico stretto 
e ricoperto in parte dal risvolto del margine columellure. Apertura arrotondata, munita 
di una callosità interna, sottile ma ben segnata, leggermente fulva e margine columellare 
piuttosto espanso. Diametro da 12 a 13,5 mm., altezza da 11 a 14 mm. 

Questa specie somiglia per la forma e per Vornamentazione a certe varietà della 
X. MAURITANICA Bgt., ma se ne distingue per le dimensioni minori, per la sottigliezza 
della conchiglia e per la callosità dell’upertura, stretta, netta e fulva, invece di essere 
(come nella MAURITANICA) larga, bianca e uu po’ fusa. 

(3) Varietà di colorito a fasce e a macchie, di forma globosa, col labbro molto 
spesso (Monterosato). In grande quantità sotto le pietre e sotto i sassi, 

(4) Myosotella, Monterosato 1906. 


Tipo: ARTHROPODA. 
Classe : CRUSTACEA. 
Fam. Oniscidae. 
Armadillidium granulatum Brdt. . 
PorcellvoWMaevis Watt: IE* enti 
Metoponorthus pruinosus Brdt. . . 
Classe : ARACNIDA. 


Fam. Aviculariidae. 


Nemesia cecconii Kulezynski nova 
SDOCW Sw “st uil calle cc alcu rr de 
Fam. Sicariidac. 

Scytodes thoracica Latr. . . 
Fam. Drassodidae. 

Pterotricha erxornata C. L. Koch. 

Pterotricha sp. juv. 

Fam. T'heridiidae. 

Latrodectes tredecimguttatus Rossi 
Fam. Argiopidae. 

Araneus adiantus Walk. 

Fam. Agelenidae. 
MALERIPE SP: JN E Noe fe 
Tegenaria sp. juv. 

Fam. Salticidae. 

Cyrba algerina Lue. Lat 
Fam. Falangidae. 

Phalangium propinquum Luc. . . 

Classe: MyRIAPODA. 
Fam. Scutigeridae. 

Scutigera coleoptrata L. . . . + 
Fam. Scolopendridue. 

Scolopendra cingulata Latz. . . . 

Scolopendra dalmatica C. Koch... 
Fam. Himantariidae. 

Stigmatogaster gracilis Mein... 


Italia b ; 
4 Pianosa | Dalmazia 
continent. 
il 
Apricena 
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| Italia Isole 
continent | Tremiti 


Pianosa | Dalmazia 


Classe : INSECTA. 
Fam. Lepismidae. 


MEER ISp. 0. LL nea. |,” 


Fam. Forticulidae. 


Forficula decipiens Gené.. . . . + - hi 


Fam. Carabidae. 


Harpalus tenebrosus Dej. 


- ch cn + 
Fam. Dermestidae. 
Dermestes frischi Kug.. . +... ti + + 
Fam. Histeridae. 
Hslenilineatus Li <. Dl. LL + 4 De £ se 
Fam. Scarabaeidae. 
Leucocelis funesta Poda. " si gi + 
Fam. Cantharidae. 
Ebaeus italicus Rttr. fonia 1 hi 
Fam. fenebrionidae. 
1a (PU ELETA 
Tentyria caga Do]. gi sta ad a oa 
Stenosis brenthoides Rossi dd cia dA Se 
; +argano 
Blaps gigas BRA LZA 7 de em * d: Le Cs 
Blaps gibba Lap. . si ia SE od 
Asida bayardi Sol. . . . . . .<Napoletano] Ba 
Dendarus dalmatinus Germ vp o 
uiarue dal eri. . F I » Ru 
Pedinus meridianus Muls.. . N) Le di pr. 
Gonocephalum rusticum Oliv. . . dae + 4 
Fam. Alleculidae. 
Omophlus betulae Herbst. . Pa È» ts Sh 
Fam. Mordellidae. 
Mordellistena micans Germ. . . . a + s E 
Mordellistena pulchella Muls . . . + = ce 
Anaspis subtilis Hampe (det. Reitter) 3Ù 
Fam. 0edemeridae. b 
Pelagosa 


Welemera flavipes;E., + . |a ta + + + Comisa 


RR GER 
——— na retina i nn) | en rani —_rurias—— ri_r—mrc@ o om li na ui" uit aa lil: ‘um ufa i ruman a rulu: lr ca mela timart0t. m{&_È.__@ù 


Italia Isole 


i .,.| Pianosa | Dalmazia 
continent. | Tremiti 


È 


Hypurus sp. specie molto vicina 
al luctuosus e probabilmente nuova. 


Mo ETA SREMTAIIIR, RIDI pe e DN ee 
Fam. Curculionidae. frana sl 
Qualche esemplare sui fiori di Dawcus 


gummifer Lam. (det. Desbrochers) + 
Apiongstubiferuim Gyll.c. bo Detti 
var minor (det. ‘Reitter).. . . |. È) 
Fam. Cerambycidae. 
Parmena pubescens Dalm.. . . . 
Val hnsutagitust uu. le ee - - 
Fam. Chrysomelidae. 
Macrolenes ruficollis F.. ... . Spe pa ape de 
Podagrica semirufa Klùst.. . . . + de + 
Fam. Coccinellidae. 
Coccinella (punctata L. .. . . |. + + + + 
Fam. Braconidae. 
Microgaster:spi elia Le dé 4 
Fam. Formicidae. | 
Messor barbarus var. niger André . | 1. merid. È Pe 
Tetramorium caespitum semileve 
Andié;bporut ep. aa. 1° SIR* + Pi NE 
Tetramorium caespitum var dictedil 
Emery mova, varicias . l.urietoagte + + 
Camponotus lateralis O... . . . |. na + sh che 
Plagiolepis pygmaea Lk. Da. SP È + «i 
Fam. Apidao. 
Halictus scabiosae Rossi... . + È + * 
Eucera grisca*Fabrs Ure) 0... L sla Fr st sa 
Fam. Lygaeidae. 
Nysius graminicola KA. . . . . B + + 
Scautius aegyptius L. . . . .. - + » + 
Fam. Cimicidae. 


Triphleps majuscola Reut.. . . . 2, + + + 


+ TR 


Italia 


continent. | Tremiti 


Fam. Capsidae. 
Calocoris bipunctatus Fabr. . . + 
Poeciloscytus cognatus Fieb. . . 


Fam. Jass:dae. 

Thamnotettix fraudolentus Horw. . 
Fam. Cereopidae. 

biyelus' lneatus Lt I. + 
Fam. Fulgoridae. 

Hysteropterum grylloides L. . . . n 


++ 


Fam. Sirphidae. 
rase tento di. tei a asa € = 
Tipo: CORDATA. 
Classe: REPTILIA. 


Fam. Lacertidae. 


Lacerta muralis var. serpa Rafin o. | Costa Adn:t. 


x Gargano 
Fam. (reckonidae. 


Hemidactylus turcicus L. . . . . Le 
Fam. Colubridae. 
Zamenis gemonensis Laur.. . . + - 


Classe : MAMMALIA. 


Fam. Muridae. 


Mus musculus L. . pe 


Isole 


Lt 


Pianosa 


+ + 


+ 


+ 


+ 


+ 


Dalmazia 


+ 
Pelagosa 


Era 


t 


Come si vede da questi elenchi, il numero degli animali che si 
conoscono per Pianosa non sorpassa una ottantina di specie; numero 
davvero molto ridotto e che, ripetendo le ricerche anche in altre sta- 
gioni, si accrescerebbe alquanto, ma sempre in modo limitato, data la 
mancanza assoluta di vegetazione arborea, il numero ridottissimo di 
piante erbacee ed anche l’impossibilità che in questa isoletca vengano 
introdotti animali e piante, essendo Pianosa priva affatto di comuni- 


cazioni e ora abbandonata del tutto. 


Da un semplice esame degli animali raccolti chiaro apparisce 
come si osservò per le Tremiti, che in generale essi sono comuni 
all'Europa e in modo particolare all'Europa centrale e meridionale, 


come pure alla Regione mediterranea. 


MES ER 


Quantunque poche siano le nuove specie e varietà 

Xerophita tellinii Pollonera n. sp. 

Helix vermicutata, var. propria, Monts n. var. 

Nemesia Cecconti, Kulez. n. sp. 

Hipurus, sp. 

Apion tubiferum, Gyll. var. minor n. var. 

Tetramorium caespitum, var. diomedea Emery. n. var. (1) 
delle quali la terza e la sesta in comune colle Tremiti e raccolte 
contemporaneamente, tuttavia rappresentano un numero non disprez- 
zabile a confronto di quello degli animali che vivono a Pianosa. 

Specie importanti in modo particolare per la loro distribuzione 
geografica sono: 

Xeroclivia trochoidella Monts. (Prevesa, Sicilia). 

* Coryna biplicata var. toscaniae Bourg. (Toscana). 

Clausilia gibbula var. pelagosana Boettg. (Pelagosa). 

Clausilia piceala var. major West. (Italia). 

Scolopendra dalmatica C. Koch. (Tremiti, Dalmazia, Sardegna). 

Ebaeus italicus Rttr. (Roma, Tremiti, Messina). 

Anaspîs subtilis Hampe (Transilvania, Russia meridionale, 

Carinzia). 

Thamnotettix fraudolenta Horv. (Ungheria, Serbia, Spagna). 

Se poi si mettono a confronto le specie di Pianosa con quelle che 
oggi si conoscono per l’Italia e per la Dalmazia, risulta che la metà 
di esse sono comuni ai due opposti continenti; l’altra metà si com 
pone di specie per le quali, coi dati che si hanno oggi intorno alla 
distribuzione degli animali, deve concludersi che la fauna di Pianosa, 
fatte poche eccezioni, concorda pienamente con quella delle isole 
Tremiti e per di più presenta maggior affinità con quella italiana che 
con quella dalmata. 

Ne verrebbe quindi di conseguenza che Pianosa un tempo fosse 
collegata colle isole Tremiti e coll’Italia, e quindi entrerebbe anche 
essa nel gruppo delle isole continentali del Wallace. Difatti se si tol- 
gono pochi casi, come, ad esempio, per citarne qualcuno il dittero 
Eristalis tenax L., i due imenotteri ZMalictus scabiosae Rossi ed 
Eucera grisea Fabr., insieme colle formiche alate, e pochi ragni, gli 
animali che vivono a Pianosa mancano di potenti mezzi di diffusione 
non solo, ma a quasi tutti manca perfino la possibilità di essersi 
diffusi per opera dell’uomo. 

Per ragione di brevità, riferendomi a quanto dissi già per le 


(1) La sottospecie feror Ruzski, a cui si riferisce la var. diomedea, fu trovata 
finora nella Russia meridionale e nella Dalmazia, 


E Lai 


Tremiti e anche per Pianosa, in riguardo agli studi geologici e ai 
valorosi batimetrici che si hanno negli spazi che separano ora le di- 
verse isole e queste dai due opposti continenti, gli animali che vivono 
a Pianosa debbono esservi giunti non solo per via di terra, ma con 
maggior facilità e in prevalenza dalle Tremiti, quando queste erano 
ad essa collegate, e quindi dall’Italia. 

Farebbe, è vero, eccezione il coleottero Parmena pubescens Dalm. 
var. hirsuta Kust., Cerambicide proprio della Dalmazia, della Sicilia 
e della Sardegna; se questa specie non fu trovata alle Tremiti e nel 
Continente italiano può dipendere da ricerche incomplete o da troppo 
scarse cognizioni; ma in ogni caso si può sempre credere che sul 
Continente italiano questa forma sia scomparsa o si sia modificata e 
mantenuta soltanto a Pianosa, in Sardegna, in Sicilia e in Dalmazia 
per analogia di clima. Così pure farebbero eccezione i due molluschi 
Xeroctivia trochoidella Monts., che era stata trovata soltanto in Si- 
cilia e a Prevesa, e Clausilia gihbula var. pelagosana Boettg., propria 
di Pelagosa; ma queste tre specie, alle quali se ne potrebbero aggiun- 
gere altre poche e per le quali si potrebbe anche in altro modo spie- 
gare la presenza loro a Pianosa, debbono valere certamente per dimo- 
strare il collegamento per terraferma che, come abbiamo veduto, dovette 
esistere tra il Gargano e la Dalmazia e quindi anche tra il Gargano, 
le isole Tremiti, Pianosa, Pelagosa e la Costa dalmata ; cosicchè queste 
isole, come dice il Professore Emery, s0n0 residui di un largo ponte 
di terraferma, il quale univa il Monte Gargano alla sponda dalmata 
e metteva così in diretta comunicazione una parte d'Italia con 
l’Oriente. 

Quindi si può concludere che Pianosa dell’Adriatico : 

1. Ha una fauna quasi identica a quella delle isole Tremiti e 
buindi anche a quella del Continente italiano. 

2. Le specie debbono per ragioni diverse esservi giunte quasi 
tutte per via di terra. 

3. Deve entrare anch’essa nel gruppo delle Isole Continentali 
del Wallace. 


Vallombrosa, R. Istituto Forestale, giugno 1910. 


MepiFiti 


une vidi ani. DHLtI INA IRSA 
Pubblicato il 28 Novembre 1910 


Prof. LORENZO CAMERANO, Direttore responsabile. 
2250 - Tip. Pietro Gerbone — Torino 


BOLLETTINO 


Musei di Zoologia di cana comparata 
della R. Università di Torino 


Numero 628 — Volume XXV 


Dott. EDOARDO ZAVATTARI 


imenotteri dell’isola d'Elha 


Alcuni anni or sono pubblicavo in questo stesso Bollettino (1) un 
alenco di Imenotteri dell'Isola d’ Elba, che avevo io stesso raccolti 
lurante un breve soggiorno nell’ isola, e già allora facevo rilevare 
juanto sarebbe stato interessante poier avere un copioso materiale 
menotterologico di quella plaga. 

| Recentemente il Prof. Giacomo Damiani, residente a Portoferraio, 
mi inviava alcuni Imenotteri da lui riuniti, affinchè li determinassi. 
Benchè il numero delle specie, che albergano nell’isola d’Elba, debba, 
senza dubbio, essere superiore a quello delle forme rappresentate nella 
accolta, pur tuttavia 0 creduto interessante pubblicare questo secondo 
lenco, giacchè esso può riuscire utile contribuendo alla migliore cono- 
scenza della distribuzione geografica delle specie mediterranee. Ho 
aggiunte, facendole precedere dal segno *, le poche forme che io avevo 
precedentemente trovate e che non sono invece presenti nella raccolta 
questione. 

Sento pertanto il dovere di porgere all’ egregio Prof. Damiani i 


e non comune perizia. 


y (1) Edoardo Zavattari. Imenotteri dell’isola d'Elba e di Pianosa. Boll. Mus. Zool. 
Anat, Comp., Torino. Vol. XX, n. 493, 1905. 


DR, 


APIDAE 


Apis mellifica Lin. 
var. ligustica Spin. 
Molte $: Dintorni di Portofer- 
raio e di Marciana. 
Bombus terrestris Lin. 
3 $: Dintorni di Portoferraio. 
BHBombus hortoruam Lin. 
var. ruderatus Fabr. 
1 9: Dintorni di Portoferraio. 
Bombus agrorum Fab. 
var. pascuorum Scop. 
8 ®: Dint. di Marciana alta. (1) 
Podalirius albigenus Lep. 
2 3° 2: Dint. di Portoferraio. 
Podalirius acervorim Lin. 
1 J: Dintorni di Portoferraio. 
Podalirius femoratus Oliv. 
1 9: Dintorni di Portoferraio. 
Eucera interrupta Baer. 
4d: Dintorni di Portoferraio. 
Eucera longicornis Lin. 
13 319: Dint. di Portoferraio. 
Xylocopa violacea Lin. 
239: Dint. di Portoferraio. 


Ceratina eyanea Kirby. 
1 9: Dintorni di Portoferraio. 


Ceratina cucurbitina Rossi. 
19: Dintorni di Portoferraio. 
Andrena cimeraria Fab. 


4 d' 9: Dintorni di Portoferraio 
e di Marciana. 


Andrena fulvescens Sim. 
3 g': Dintorni di Portoferraio. 


Andrena fulvierus Kirby. 

4d 9: Dint. di Portoferraio. 
* Amdrema morio Brullé. 

8 3g: Marciana alta. 
Audrena nana Kirby. 

249: Dint. di Portoferraio. 
Andrena theracicea Fab. 

3 g' 9: Dint. di Portoferraio. 
Halietus albipes Kirby. 


2 d: Dintorni di Portoferraio. 


Halictus morio Fab. 
1 9: Dintorni di Portoferraio. 


(1) Come già io stesso avevo potuto osservare durante il mio breve soggiorno 


nell'isola d'Elba, e come meglio conferma la raccolta fatta dal Prof. G. Damiani, 
il Bombus pascuorum Scop., tanto comune in tutto il continente italiano anche al 


x 


piano, è nell’isola invece localizzato esclusivamento nella regione montuosa e manca 
verso il mare. Ciò è conforme al fatto, che nell’isola del Giglio (Giacomo Mantero. 
Materiali per una fauna dell’ Arcipelago Toscano. IV. Isola del Giglio. Catalogo degli 
Imenotteri. Parte I. Annali del Museo Civ. di Storia Naturale di Genova. Ser. 38, 
vol. II (XLII) 1905, p. 45), la quale non dista di molto dall’Elba, ma che però 


non raggiunge una notevole altezza, non è stato mai ritrovato questo bombo. 


ds 0 


Halietas minutissimus Kirby. 
2 <: Dintorni di Portoferraio. 
MHalictus minutus Kirby. 
549: Dint. di Portoferraio. 
Hialictus quadricimetus Fab. 
4 9: Dintorni di Portoferraio. 
Halictus seabiosae Rossi. 
5 9: Dintorni di Portoferraio. 
Halictus sexcinetus Fab. 
-4d0 9: Dint. di Portoferraio. 


H ilictus separandus Schmied. 
2 9: Dintorni di Portoferraio. 


Halictussmeathmamellus Kir. 


5 9: Dintorni di Portoferraio. 
- Halictus subauratus Rossi. 

5 d 9: Dint. di Portoferraio. 
Sphecodes fuscipemnis Germ. 

1d: Dintorni di Portoferraio. 
Sphecodes gzibbus Lin. 

1d: Dintorni di Portoferraio. 
Colletes sueciatus Lin. 

8 2: Dintorni di Portoferraio. 
Prosopis bipunctata Fab. ? 

19: Dintorni di Portoferraio. 
Prosopis ciypearis Schrank. 

1g: Dintorni di Portoferraio. 


Prosopis dilatata Kirby. 
4d 9: Dint. di Portoferraio. 


Prosopis subquadrata Forst. 

10: Dintorni di Portoferraio. 
Megzachile argentata Fab. 

2 4: Dintorni di Portoferraio. 
Megachile centumeularis Lin. 

1 9: Dintorni di Portoferraio. 
Osmia latreilli Spin. 

249: Dint. di Portoferraio. 
Osmia leucomelaena Kirby. 

3g: Dintorni di Portoferraio. 
Eriades campanularum Kir; 

12 2: Dint. di Portoferraio. 
Aathidium strigatum Panz. - 

1 c': Dintorni di Portoferraio. 
Crocisa major Mor. 

10: Dintorni di Portoferraio- 
Epeolus variegatus Lin. 

1 9: Dintorni di Portoferraio. 
Nomada femoralis Mor. 

1 9: Dintorni di Portoferraio. 
* Nomada fucata Panz. 

1o: Dintorni di Marciana. 
Nomada fuarva Panz. 

1 9: Dintorni di Portoferraio. 
* Nomada lineola Panz. 

19: Dintorni di Marciana. 
* Nomada succinta Panz. 


1g: Dintorni di Marciana. 


SPHEGIDAE 


Crabro sp. 
1 9: Dintorni di Portoferraio. 


Pemphredon unicolor Fab. 
2939; Dint. di Portoferraio. 


Tachysphex panzeri Lind, 
19: Dintorni di Portoferraio. 
Cereeris ferreri Lind. 
1%: Dintorni di Portoferraio 


Alegre 


Cerceris emarginata Pavz. 
29 9g: Dint. di Portoferraio. 


Cerceris quadrifasciata Panz. 
109: Dintorni di Portoferraio: 
# Ammophila hirsuta Scop. 
1 9: Dintorni di Portoferraio. 


Sceliphron spirifex Lin. 
1g: Dintorni di Portoferraio. 


Tripoxylon scutatum Chevr. 
19: Dintorni di Portoferraio. 


VESPIDAE 


Vespa crabro Lin. 
13: Dintorni di Portoferraio. 
Vespa germamica lab. 
2 99: Dint. di Portoferraio. 
Polistes gallicus Lin. 
Numerosi ® 9 ®: Dint. di Por- 
toferraio e di Marciana alta. 


Eumeanes coarcetatus Lin. 
var. pomiformis Rossi. 
6 3 9: Dint. di Portoferraio. 


Odynerus insularis André. 
2 9: Dintorni di Portoferraio. 


Odynerus nugdunensis Sauss, 
10: Dintorni di Portoferraio. 


Odynerus parietum Lin. 


3 d: Dintorni di Portoferraio. 


Guiyaerus parvulus Lep. 


2 d: Dintorni di Portoferraio. 


POMPILIDAE 


* Pompilus gibbus Fab. 
19: Dintorni di Portoferraio. 


Pompilus sp. 


2 9: Dintorni di Portoferraio. 


SCOLIIDAE 


Scolia fliavifrons Fabr. 

1 9: Dintorni di Portoferraio. 
Scolia unifasciata Cyr. 

19: Dintorni di Portoferraio. 


Elis sexmaculata Fabr. 
33 9: Dint. di Portoferraio. 


MUTILLIDAEK 


Mutilla barbara Lin. 
var. brutia Petgn. 
1 9%: Marciana alta. 


1 rt o 


CHRYSIDIDAE 
Ellampus auratus Lin. Stilbum splendidum Fab. 
8 g' 9: Dint. di Portoferraio. . 3 d: Dintorni di Portoferraio. 
EVANIIDAE 


Gasteruption sp. 
19 (mutilata): Dintorni 
di Portoferraio. 


CHA LCIDIDAK 


Chalcis minuta Lin. Chalcis flavipes Panz. 
4 dg: Dint. di Portoferraio. 19: Dintorni di Portoferraio. 


BrRaACO NIDAE 


Chelonus mutabiîlîs Nees. 
2 2: Dintorni di Portoferraio. 


ICHNEUMONIDAKE 
Cryptus sponsor Fab. * Ophion luteus Lin. 
2 2: Dintorni di Portoferraio. 1 9: Dintorni di Portoferraio. 
LYDIDAK 
Cephus pygmeus Lin. Trachelus tabidus Fab. 
2 gg: Dint. di Portoferraio. 7 9: Dintorni di Portoferraio. 
TCENTHREDINIDAEK 


Arge rosae Lin. 
1%: Dintorni di Portoferraio. 


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a binse Yagologino di Torino hp Fisevato inizadia al 
Bfracko, entomolozo ben soto dal Mesos Gooldi. di Pat, é 
SR Diag da Rocha, proprietario del Musso Riposa ni 
marte pumero ‘di ecorsibni faccolti nei diatorni: di, Papà o. 
È spenje rappresentztà usi ilivorsi iavil ps rinvanni 

scianizà, cha descrive sel prosente javuto. sd/upa 
SCR che riferisco alla fpna sSesoritta da DI Boch 
E Fagiovis dehfis, specie rivanala eguta matte -dabbiosg, 


i Ds uu: dovare sli ssprismatà, snche a nome del Dicétogro. ile! Bi: ‘3 
È. a Pholagic odi Turita, + più vivi iirara IAIGI dl lu dlatinti o 
ili grastliant, per. l'invio ji dqueslo intressante. watariate zi 

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BOLLETTINO 


Musei di Zoologia ed Anatomia comparata 


della R. Università di Torino 


lero 629 — Volume XXV sr 


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Dott. ALFREDO BORELLI 


Scorpioni nuovi o poco noti del Brasile 


Il Regio Museo Zoologico di Torino ha ricevuto ultimamente dal 
Dott. Adolfo Ducke, entomologo ben noto del Museo Goeldi di Parà, e 
dal sig. Francisco Diaz da Rocha, proprietario del Museo Rocha di 
Cearà, un certo numero di scorpioni raccolti nei dintorni di Parà e 
di Cearà. Fra le specie rappresentate nei diversi invii ne rinvenni 
due nuove per la scienza, che descrivo nel presente lavoro, ed una 
oltremodo interessante che riferisco alla forma descritta da C. L. Koch 
col nome di Vaejovis debilis, specie ritenuta come molto dubbiosa. 

Mi faccio un dovere di esprimere, anche a nome del Direttore del 
R. Museo Zoologico di Torino, i più vivi ringraziamenti ai due distinti 
naturalisti Brasiliani per l’invio di questo interessante materiale di 
cui essi fecero generoso dono. 


lityus Duekei nov. sp. 


Tronco giallo testaceo, interamente giallo-chiaro nella parte infe- 
riore: i due primi segmenti della coda giallo-chiari, il terzo gialio- 
bruno, i due ultimi bruno-rossicci ; vescicola bruno-rossiccia ad ecce- 
zione della parte anteriore dell’aculeo e dell’estremità della sporgenza 
sotto l’aculeo, giallo-brune. Zampe giallo-chiare, palpi mascellari giallo- 
testacei, le dita giallo-sporco oscurate di bruno-rossiccio alla base. 

Cefalotorace coperto di piccolissimi granuli appena distinti colla 
lente, carene ed arcate sopracciliari leggermente dentellate. 

Segmenti dorsali finamente granulosi colle carene mediane legger- 
mente dentellate e marcate soltanto nella metà posteriore dei segmenti, 


n ID 


ultimo segmento colle solite carene marcate e leggermente dentico- 
late. Segmenti ventrali opachi, non granulosi, 1’ ultimo con quattro 
carene poco marcate e debolmente granulose di cui le mediane dal 
margine posteriore si estendono per i due terzi della sua lunghezza, 
mentre le due esterne, più corte, non raggiungono nè anteriormente 
ne posteriormente i margini del segmento. 

Coda di lunghezza superiore a 6 volte quella del cefalotorace, con 
carene distinte e finamente dentellate ; le carene superiori appena più 
alte nella parte posteriore del segmento, sono leggermente denticolate 
coll’ultimo dente più grosso degli altri nel secondo e nel terzo segmento 
mentre nel quarto esse sono più sensibilmente granulose. Nel secondo 
segmento le carene medio-laterali non sono distinte che nella metà 
posteriore. Quinto segmento con 5 carene poco marcate, indicate da 
piccoli granuli i quali sono più grossi alle estremità del segmento. 
Spazii intercarinali sparsamente e finamente granulosi, nel quarto e 
nel quinto segmento i granuli sono alquanto più numerosi principal- 
mente sulle superficie laterali ed inferiori che sono anche alquanto 
rugose. Superficie superiore del quinto segmento fortemente convessa 
nel mezzo e segnata da un leggero solco mediano longitudinale, super- 
ficie laterali ed inferiore debolmente convesse. Vescicola oviforme, 
poco più stretta del quinto segmento, opaca sulla superficie superiore, 
sparsamente punteggiata e granulosa sulle superficie laterali ed infe- 
riore con una carena medio-inferiore, dentellata, la quale dalla sua 
base si prolunga sino all’ estremità della sporgenza sotto l’ aculeo e 
2 serie laterali di piccoli granuli brillanti, separati dal margine supe- 
riore della vescicola da una leggera depressione. Aculeo fortemente 
ricurvo, sotto al quale notasi una forte sporgenza appiattita in senso 
trasversale, di forma triangolare coll’ apice arrotondato, il margine 
inferiore dentellato ed il margine superiore bisinuoso fornito di 2 pic- 
coli granuli nel mezzo. 

Femori e tibie dei palpi mascellari finamente granulosi colle carene 
marcate e leggermente denticolate; sulla faccia anteriore dei femori 
notasi una carena mediana denticola e sulla faccia anteriore della 
tibia una carena mediana sporgente e seghettata col primo dente 
prossimale più grosso e spiniforme. Mani. convesse internamente, non 
globose, poco più larghe delle tibie con tutte le carene superiori mar- 
cate, non interrotte e finamente dentellate, le 2 carene inferiori leg- 
germente denticolate. Dito mobile sinuoso alla base, di Imnghezza poco 
superiore ad una volta e mezza quella della mano posteriore, con 13 
serie di granuli. 

Zampe granulose esternamente, colle carene geranulose. 

Denti ai pettini: 16-17. 

Dimensioni in millimetri: Lunghezza del tronco 12,5, del cefalo- 


50 


, 
Pd 


ee a 


torace 4, della coda 25. Lunghezza del I segmento 8, sua larghezza 1,85£ 
lunghezza del 1V segmento 5, sua larghezza meno di 1,8; lunghezza 
del V segmento 5,5, sua larghezza anteriore meno di 1,8, mediana 2, 
sua altezza mediana 2; lunghezza della vescicola 3,8 di cui 1,5 per 
l’aculeo ; larghezza della tibia dei palpi mascellari 1,3, della mano 1,75; 
lunghezza della mano posteriore 3, del dito mobile circa 5. 

Questa specie, che sono lieto di dedicare al Dott. Ducke, per la 
forma della vescicola e dei 4 primi segmenti della coda, di cui l’al- 
tezza è pressocchè uguale anteriormente e posteriormente, appartiene 
al gruppo del 77/yus sirestris Poc.; essa però è ben distinta per il 
colore uniforme del tronco privo di macchie nere e per la notevole 
lunghezza della coda paragonata a quella del tronco. 

Località: Parà (Brasile), un solo esemplare o, D.r Adolfo Ducke 


Etlopalurzs Rochae nov. sp. 


g Tronco giallo-bruno superiormente, inferiormente giallo-sporco : 
coda ocracea colle carene medio e latero-inferiori oscurate di nero, 
nel quinto segmento la carena medio-inferiore è fiancheggiata ante- 
riormente a destra ed a sinistra da una serie di tre o quattro granuli 
di colore nero; estremità dell’ aculeo bruno-oscuro. Palpi mascellari 


interamente gialli: zampe e lobi mascellari del primo e del secondo 


paio giallo-paglia. 

Cefalotorace fortemente granuloso con alcuni granuli disposti in 
serie longitudinali, arcate sopracoiliari granulose. 

Segmenti dorsali fortemente granulosi, le carene mediane ben mar- 
cate e dentellate fiancheggiate vicino al margine posteriore dei seg- 
menti II-VI da una serie longitudinale di 2 o 3 granuli più grossi, 
ultimo segmento fortemente granuloso colle solite 5 carene ben mar- 
cate e granulose. 

Segmenti ventrali lucenti, finissimamente punteggiati, la punteg- 
giatura appena visibile colla lente, forniti di alcuni grossi punti 0 
fossette. Lati del primo segmento fortemente depressi, finamente gra- 
nulosi anche dietro le stimme, la parte mediana rialzata in forma di 
triangolo, di cui i lati sì avvicinano bruscamente e corrono quasi 
paralleli nella metà anteriore, raggiunge il margine anteriore de] 
segmento col suo apice smuzzato, essa è lucente e sparsa di alcuni 
grossi punti o fossette. Ultimo segmento non lucente, fittamente e fi- 
namente granuloso fornito di 4 carene dentellate di cui le mediane 
dal margine posteriore del segmento si prolungano per i due terzi della 
sua lunghezza mentre le laterali, più corte, non raggiungono nè il 
margine anteriore nè il posteriore del segmento; nel tratto compreso fra. 
le carene laterali edi margini del segmento i granuli sono più grossi 


TREaZ e 


Coda robusta, di lunghezza uguale a 6 volte quella del cetaloto- 
race, coi segmenti allargantisi debolmente dal primo al quinto ; quarto 
segmento circa un terzo più lungo che largo, quarto e quinto segmento 
circa di un ottavo più larghi che il primo. Carene ben marcate e gra- 
nulose, le superiori quasi denticolate cogli ultimi granuli più grossi, 
nel quinto segmento le carene superiori laterali sono poco marcate e 
indicate da una serie di granuli perliformi. Primo e secondo segmento 
con 10 carene ben marcate, nel terzo le carene medio laterali sono 
poco distinte indicate da alcuni granuli più grossi degli altri e disposti 
in serie longitudinale. Superficie intercarinali superiori sparsamente 
granulose sui lati, le laterali ed inferiori coperte di grossi granuli 
brillanti. Vescicola sparsamente granulosa, quasi sferica, di larghezza 
ed altezza pressocchè uguali; aculeo lungo e fortemente ricurvo, spina 
sotto l’aculeo appena rappresentata da un piccolo tubercolo. 

Femori e tibie dei palpi mascellari fittamente e finamente gra- 
nulosi colle carene ben marcate e granulose; sulla faccia anteriore 
dei femori notasi una serie mediana di piccoli tubercoli e su quella 
delle tibie una carena mediana sporgente e seghettata col primo dente 
prossimale più grosso e spiniforme. Mano convessa internamente, poco 
più larga della tibia, la sua larghezza appena superiore ai due terzi 
della lunghezza della mano posteriore, superficie superiore zigrinata 
con 2 carene interne poco marcate e leggermente granulose che dalla 
base si prolungano nel dito immobile ed una carena laterale esterna, 
fra quest'ultima e la carena superiore mediana sono da notare alcuni 
granuli disposti irregolarmente in serie; sulla superficie inferiore, 
anch’essa finissimamente granulosa, notansi 2 carene laterali poco 
marcate, di cui l'esterna raggiunge la base del dito mobile, mentre 
l’interna prolungasi nel dito immobile. 

Dita sinuose coperte di peli gialli, fornite vicino alla base di un 
forte lobo sotto al quale s'incontra una profonda intaccatura cosicchè 
nel chiudersi esse lasciano un largo spazio vuoto vicino alla base. 
Dito mobile di lunghezza uguale al quinto segmento della coda e circa 
a una volta e due terzi quella della mano posteriore, fornito di 8 serie 
di granuli di cui le due ultime si confondono. 

Zampe granulose con carene ben marcate e granulose. 

Pettini fortemente allargati alla base, forniti di 25-27 denti. 

9: Colore del tronco più chiaro che nel o, di un giallo cuoio ap- 
pena più oscuro della coda. 

Coda proporzionalmente più corta che nel o. Quarto segmento sen- 
sibilmente più lungo che largo, quarto e quinto segmenti appena più 
larghi che il primo. 

Mano fortemente convessa internamente, colle carene più marcate 
che nel d, lobi delle dita più deboli, intaccature sottostanti molto 
meno marcate, peli meno numerosi e più corti, 


VARATO 


Denti ai pettini 23-24. 

Misure in millimetri. 9. Lunghezza del tronco 17,5, del cefaloto- 
race 6, della coda 36; larghezza del primo segmento della coda 3,5» 
del quarto 4,1; lunghezza del quarto 6, del quinto 7. Larghezza della 
tibia 2,2, della mano 2,9; lunghezza della mano posteriore 4,2, del 
dito mobile circa 7. 

e. Lunghezza del tronco 28,5, del cefalotorace 7,6, della coda 42; 
larghezza del primo segmento della coda 4,8, del quarto poco più di 5; 
lunghezza del quarto 6, del quinto 8,5. Larghezza della tibia 2,9, della 
mano 3,7; lunghezza della mano posteriore 4,7, del dito mobile 8. 

Questa specie, che dedico al signor Francisco Diaz da Rocha, è 
vicina al ARhopalurus Borellii Poc.; essa se ne distingue per il colore 
diverso della coda e delle mani, per la forma della coda molto meno 
allargata negli ultimi segmenti, i quali sono anche meno incavati supe- 
riormente coi lati meno prominenti, e per il poco sviluppo della spina 
sotto caudale rappresentata da un piccolo tubercolo, caratteri che ricor- 
dano il R. princeps Karsch ; è anche degna di nota la forma della mano, 
la quale nel 3 del R. Rochae è meno allargata con carene più mar- 
cate che nel /. Bore/lîi, mentre essa è più allargata nella 9. 

Località: Cearà (Brasile); 9 e 9 raccolti dal signor Francisco Diaz 
da Rocha. 


Rhopalurus debilis (C. L. Koch). 


1841 Vaejovis debilis, C. L. Koch, Arach.,, v. 8, p. 21, f. 605. 

Cefalotorace giallo orlato di nero lateralmente, ornato di una grande 
macchia triangolare di colore bruno nerastro che dal margine ante- 
riore si estende alquanto oltre la gobba oculare mediana è interrotta 
dietro gli occhi laterali da due piccole macchie ovali di colore giallo 
ed è più chiara lungo il solco mediano. Segmenti superiori dell’addome 
di un giallo grigiastro od olivastro orlati lateralmente di bruno-nero 
colla carena mediana bruna, ultimo segmento più chiaro. Coda di un 
giallo più oscuro del cefalotorace leggermente screziata di bruno fra 
le carene medio-inferiori dei segmenti I-IV; quinto segmento giallo 
sporco colle carene latero-superiori orlate di bruno, fortemente lavato 
di bruno nella superficie inferiore. Palpi mascellari giallo chiari colle 
tibie leggermente lavate di bruno nella faccia posteriore, mani gialle 
screziate di bruno nella faccia superiore, dita di un giallo poco più 
oscuro. Segmenti inferiori dell'addome giallo-chiari Jeggermente gri- 
giastri, zampe giallo-chiare. 

Cefalotorace alquanto schiacciato, irregolarmente coperto di pic- 
coli granuli brillanti, più grossi lungo il margine posteriore e nella 
macchia bruna; perliformi lungo il margine anteriore; segnato per 


MRO 


tutta fa sua lunghezza da un solco mediano ben marcato anche nella 
sobba oculare mediana; creste sopracciliari liscie, le sole carene mediane 
posteriori appena indicate vicino al margine posteriore. 

Segmenti superiori dell'addome sparsamente e irregolarmente gra- 
nulosi, con granuli più grossi e brillanti nella metà posteriore ; carene 
mediane dentellate ben marcate nella metà posteriore dei segmenti. 

Segmenti inferiori dell'addome lucenti; nel primo segmento i lati 
sono debolmente depressi e coperti di una finissima granulazione nel 
tratto anteriore alle stimme, la sua parte mediana è alquanto promi- 
nente, in forma di triangolo di cui i lati si prolungano regolarmente 
e terminano con un angolo acuto a poca distanza dal pezzo trasverso 
dei pettini e di cui la superficie è finissimamente punteggiata e for- 
nita di alcuni grossi punti o fossette disposte in serie oblique lungo 
i lati. Secondo, terzo e quarto segmenti lucidi con alcuni grossi punti 
disposti in serie trasversali e due depressioni internamente alle stimme, 
nella metà posteriore del quarto segmento sono anche da notare 2 leg- 
gere ripiegature liscie. Quinto segmento fittamente granuloso fornito 
di 4 carene finamente dentellate di cui le mediane dal margine poste- 
riore non raggiungono il margine anteriore del segmento mentre le 
laterali, più corte, non raggiungono nè il margine anteriore nè il 
posteriore. 

Coda di lunghezza uguale a circa 4 volte e mezzo quella del cefa- 
lotorace, con segmenti allargantisi debolmente e gradatamente dal 
primo al quinto; quarto segmento circa un quarto più lungo che largo, 
quarto e quinto segmento circa di un quinto più larghi che il primo. 
Primo e secondo segmento con 10 carene ; le carene medio-laterali ben 
marcate nel primo segmento sono distinte nel secondo e rappresentate 
da 2 granuli nella parte posteriore del terzo. Carene medio-superiori 
dei 4 primi segmenti marcate e leggermente denticolate coll’ ultimo 
dente poco più grosso dei precedenti, le altre più deboli e leggermente 
dentellate ; quinto segmento con carene latero-superiori appena indi- 
cate da pochi granuli nel terzo posteriore, carene latero-inferiori più 
marcate e granulose, carena medio-inferiore indicata da alcuni gra- 
nuli disposti in serie longitudinale nella metà posteriore del segmento 
Superficie intercarinali superiori granulose, largamente ma non pro- 
fondamente incavate nei 3 primi segmenti, infossate nella metà ante- 
riore del quarto, nel terzo anteriore e nella metà posteriore del quinto 
segmento; superficie laterali ed inferiore leggermente rugose e granu- 
lose e fornite di alcuni punti profondamente impressi più numerosi 
lungo le carene laterali ed inferiori. Vescicola oviforme poco più lunga 
che larga, di larghezza poco inferiore alla larghezza posteriore del 
quinto segmento ed alla propria altezza, sparsamente granulosa con 
2 serie laterali di piccoli granuli e alcuni piccoli tubercoli, di cui 


18 ARS 


l’ultimo sotto l’aculeo, alquanto più grosso, disposti lungo una leggera 
costa mediana inferiore; aculeo fortemente ricurvo. 

Femori e tibie dei palpi mascellari finissimamente granulosi con 
tutte le carene marcate e debolmente granulose, faccia anteriore dei 


I. debilis 


Dito dei palpi mascellari, 


femori fornita di una carena mediana denti- 
colata, faccia anteriore delletibie fornita di 
una carena mediana sporgente e seghettata 
col primo dente prossimale più grosso e spi- 
niforme. Mano di larghezza poco inferiore a 
quella della tibia e inferiore ai due terzi 
della propria lunghezza. Dita lunghe e sot- 
tili; dito mobiledi lunghezza superiore al 
doppio della mano posteriore, fornito di 7 
serie di granuli, poco distinte, disposte in 
linea retta e continua, indicate soltanto dai 
granuli basali più grossi degli altri; delle 
serie laterali l’esterna è poco distinta e si 
confonde colle serie mediane, mentre l’in- 
terna è ben distinta e consta di granuli 
grossi tubercoliformi. 

Pezzo trasverso dei pettini convesso 
posteriormente, lamelle basali intermedie 
poco allargate, denti ai pettini 15-16. 

Misure in millimetri: Lunghezza del 
tronco 11, del cefalotorace poco meno di 4, 
della coda 18; larghezza del primo segmento 
della coda 2, del quarto 2,5; lunghezza del 
quarto 3,2, del quinto 3,5. Larghezza della 
tibia 1,6, della mano 1,5; lunghezza della 
mano posteriore 2,5, del dito mobile 5,2. 

Questa specie non differisce dalla descri. 
zione del Vaejovis debilis di C. L. Koch che 
per il maggior numero dei denti ai pettini, 
i quali sarebbero 12 nell’esemplare descritto 
da Koch, e per il minore sviluppo del tu- 
bercolo sotto l’aculeo; queste differenze 
sono però da considerare come individuali. 

Indubbiamente questa forma appartiene 
alla famiglia dei Bu//hidae, lo sterno è pret 


tamente triangolare coll’ apice tronco, e benchè la disposizione delle 
serie di granuli delle dita sia alquanto confusa, essa lascia riconoscere 
quella caratteristica alla sotto famiglia dei Centrurinae ; tale opinione 
era d'altronde già stata emessa dal Prof. K. Kraepelin (Das Tier., 


So pasa 


Scorpiones el Pedipalpi, p. 96) e l’eminente aracnologo di Amburgo, 
il quale ebbe la cortesia di esaminare il mio esemplare, me la 
confermò per lettera. La forma dei segmenti della coda e quella 
del primo segmento ventrale dell’addome la collocano nel genere A70- 
palurus e più specialmente vicino al Rhopalurus laticauda Thor. dal 
quale essa differisce oltrecchè per il colore caratteristico del cefaloto- 
race, per il minor numero di denti ai pettini, la granulazione molto 
meno marcata del tronco e della coda, la quale è priva di carene medio- 
laterali nel terzo segmento, e finalmente per la sottigliezza della mano 
e la lunghezza delle dita. 

Località: Cearà (Brasile); un solo esemplare 9 raccolto dal signor 
Francisco Diaz da Rocha. 


Pubblicato il 10 Dicembre 1910 


Prof. LORENZO CAMERANO, Direttore responsabile, 
2280 — Tip. Pietro Gerbone — Torino 


BOLLETTINO 


Musei di Zoologia ed Anatomia comparata 
della R. Università di Torino 


Numero 630 — Volume XXV === 


Dott. ALFREDO BORELLI 


Descrizione di un nuovo scorpione del Venezuela 


Amnanteris Cussimii nov. sp. 


Cefalotorace e parte superiore dell’addome nerastri con macchie 
e striscie testacee disposte come nell’ Ananteris Balzani Thor. Se- 
gmenti inferiori dell'addome di colore giallo sporco coi lati orlati di 
nerastro, i due ultimi fortemente lavati di nerastro. Lobi mascellari 
del primo e secondo paio e anche delle zampe giallo-chiare; anche dei 
palpi mascellari leggermente oscurate di bruno. Sterno, lamine geni- 
tali e pettini giallo-chiari. Coda di un testaceo oscuro con macchie e 
striscie bruno-nerastre disposte come nell’ Ananteris Balzani Thor., 
vescicola giallo-bruna colla metà posteriore dell’aculeo più oscura. 
Femori e tibie dei palpi mascellari giallo-chiari inferiormente, forte- 
mente lavati di bruno posteriormente e superiormente, il colore giallo 
ridotto ad alcune piccole macchie rotonde disposte irregolarmente sulla 
superficie e ad una grande macchia che occupa il terzo prossinale della 
tibia. Mani giallo-chiare, dita bruno-necastre colle estremità testacee, 

Cefalotorace di lunghezza un po’ minore di quella complessiva dei 
due primi segmenti della coda, totalmente granuloso, i granuli nume- 
rosi sulle macchie nere sono più rari e più piccoli sulle macchie gialle. 
Arcate sopracciliari granulose ; il tratto compreso fra le arcate soprac- 
ciliari come lo spazio che le circonda è opaco e senza granuli. 

Segmenti superiori addominali fortemente granulosi, i granuli di- 
sposti come nell’ Ananleris Balzani Thor. Segmenti addominali infe- 
riori, opachi; il primo fornito posteriormente di una grande macchia 
mediana, triangolare, lucida e lucente, il penultimo debolmente gra- 


no 


{ | 
nuloso sui lati, l’ultimo coperto di piccoli granuli brillanti, più nume- 
rosì nella parte posteriore; nell’ultimo segmento sono anche da notare 
due leggere coste mediane granulose che si estendono nella sua metà 
posteriore. 1a 

Coda con segmenti-pressoché paralleli, vetrinetta sons 
nella metà posteriore del quinto segmento. Segmenti I-TV con carene 
superiori mediane e superiori laterali ben marcate e leggermente den- 
ticolate nella parte posteriore, ultimo dente delle carene superiori 
mediane più grosso e più sporgente degli altri nei segmenti IT-IV. Carene 
medio-laterali ben marcate nei due primi segmenti, indicate per tutta 
la lunghezza del terzo da una serie di granuli più grossi. Carene la- 
tero e medio-inferiori ben marcate e leggermente dentellate nei se- 
gmenti 1-IV. Spazii intercarinali granulosi ; i granuli sono più numerosi 
nella macchia nera triangolare fra le carene mediane superiori, nella 
parte posteriore dei segmenti fra le carene laterali, nella macchia nera 
longitudinale fra le carene medio-inferiori. Quinto segmento con cinque 
carene ben marcate e dentellate. Superficie superiore del quinto se- 
omento convessa, segnata per tutta la sua lunghezza da un largo solco 
mediano poco profondo ; granuloso nella parte convessa, opaca nel solco 
mediano; superficie laterali pianeggianti e sparsamente granulose, su- 
perficie inferiore divisa dalla carena mediana in 2 parti piane che 
s'incontrano secondo uno spigolo ad angolo ottuso, fittamente granu- 
lesa nella metà posteriore. Vescicola di forma allungata più di 2 volte 
più lunga che larga, liscia superiormente, fortemente granulosa sui 
lati con una serie di granuli mediana, longitudinale, inferiore, fiancheg- 
giata da 2 leggeri solchi laterali non granulosi. Aculeo alquanto ri- 
curvo di lunghezza inferiore alla metà della vescicola, sotto 1’ aculeo 
notasi un forte dente triangolare alquanto stretto alla base. 

Pettini privi di fuleri con 3 lamine dorsali, 6 lamine intermedie 
a destra, 8 a sinistra, e 16-17 denti di cui i 3 ultimi sono fissati al- 
l’ultima lamina dorsale. 

Superficie superiore del femore dei palpi mascellari sparsamente 
granulosa, limitata anteriormente e posteriormente da una carena 
debolmente granulosa. Tibia colla faccia anteriore convessa e fornita 
di alcuni granuli spiniformi e la faccia superiore sparsamente granu- 
losa nella metà anteriore e limitata anteriormente da alcuni gra- 
nuli disposti in serie longitudinale. Mano corta, convessa interna- 
mente, priva di carene, di larghezza inferiore a qnella della tibia la 
quale è pressocchè uguale alla lunghezza della mano posteriore. Dito 
mobile di lunghezza poco inferiore a 3 volte quella della mano poste- 
riore, fornito di 6 serie longitudinali di granuli di cui l’ultima molto 
più lunga, disposte in linea retta l’una sul prolungamenlo dell’ altra, 
fiancheggiate internamente ed esternamente da 6 granuli più grossi 
di cui gli interni tubercoliformi. 


re, 


DÀ 


Zampe coi femori fortemente granulosi, le tibie sparsamente gra 
mulose fornite di carene dentellate. i 

Dimensioni in millimetri: Lunghezza del tronco 12,5, del cefalo- 
torace 3,6, della coda 18,5; lunghezza del I segmento circa 2, sua 
larghezza 2,1; lunghezza del ll segmento 2,1, del IV 2,2, del V 5: 
larghezza del V alla base 1,75, all’apice 1,1; lunghezza della vescicola 
poco più di 3,5, di cui 1,25 per l’aculeo, sua larghezza 2; larghezza 
«della tibia dei palpi mascellari 1,2, della mano 0,9; lunghezza della 
mano circa 1,2, del dito mobile 3,3. 

Località : 3 9 da Caguà (Venezuela). 

Questa specie, che mi faccio un vero piacere di dedicare all’avvo- 
cato Alfredo Cussini, fa parte delle ricche ed interessanti raccolte 
zoologiche radunate da questo distinto gentiluomo durante la sua per- 
manenza nel Venezuela e da lui generosamente donate al R. Museo 
Zoologico di Torino. 

L’Ananteris Cussinii si avvicina all’Ananteris Festae Borelli per 
il colore delle mani e dei sègmenti ventrali e ricorda l Ananteris 
Balzani Thor. per la granulazione dei femori dei palpi mascellari e 
la forma del quinto segmento della coda. 

Credo utile di indicare le principali differenze delle 3 specie sinora 
conosciute del genere Ananteris. 

A. Femori e tibie dei palpi mascellari granulosi superiormente. 
Quinto segmento della coda fornilo di 5 carene, le sue superficie la- 
terali ed inferiore, piane, s'incontrano secondo carene ben marcate - 

at. 16-17 denti ai pettini; mani brune, dita gialle; segmenti 
inferiori dell'addome giallo chiari 14 eccezione dell'ultimo lavato di 
nerastro . ; ; 2 A. Balzani Thorell: Brasile - Paraguay. 

a. 16-17 denti ai pellini; mani giallo-chiare, dita bruno-nera- 
stre; segmenti ventrali giallo sporco orlati di nerastro, î due ultimi 
lavati di nerastro . : entra A. Cussinii Borelli: Venezuela. 

B. Femori e tibie dei palpi mascellariîi non granulosi superior- 
mente. Quinto segmenio della coda privo di carene lalerali inferiori, 
le sue superficie lalerali ed inferiore, arrotondate, sono continue. 

DI. 11 denti ai pettini; mani giallo-chiare. dita bruno-nerastre, 
segmenti ventrali giallo-chiari ortali di nerastro, l'ultimo lavato dé 
merasiro . 2 . A è A. Festae Borelli: Ecuador. 


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Pubblicato il 20 Dicembre 1910 


Prof. LORENZO CAMERANO, Direttore responsabile 
2292 - Tip. Gerbone, Torino. 


BOLLETTINO 


Musei di Zoologia ed Anatomia comparata 
della R. Università di Torino 


=== Numero 63î1 — Volume XXV === 


Nuova specie del genere THINOCORUS 


descritta da 


T. SALVADORI e E. FESTA 


Il genere Thinocorus comprende due specie ben distinte, il 7°. 0r- 
bignyanus ed il 7. vumicivorus Esch., ambedue del Chili, della Bo- 
livia, del Perù e della Republica Argentina; la seconda si estende 
anche nella Patagonia, e, secondo due esemplari del Museo di Torino, 
anche nell’Uruguay. 

Da quanto a noi consta, nella vasta area occupata dal 7. 7wu7mi- 
civorus esso non presenta sensibili differenze; i due esemplari del- 
l'Uruguay sono al tutto simili a quelli del Chili. Invece i numerosi 
esemplari raccolti dal Dr. Festa nell’ Ecuador e precisamente alla 
Puntilla de S. Elena sono uniformemente diversi da quelli del Chili e 
dell'Uruguay. Nel nostro lavoro intorno agli uccelli dell'Ecuador rac- 
colti dal Festa, noi facevamo notare come i dieci esemplari della Pun- 
tilla de S. Elena si distinguessero facilmente pel colorito notevolmente 
più chiaro delle parti superiori, e fin da allora dicevamo che forse si 
sarebbero potuti considerare come appartenenti ad una varietà, o sot- 
tospecie, modificata per l'influenza del suolo, giacchè la Puntilla de 
S. Elena è una regione submarina, arida, arenosa, sparsa di rari ciuffi 
d’erbe e di cespugli. Si noti che la Puntilla de S. Elena è una località 
isolata, distaccata dall’area di diffusione del rwmnicivorus, e probabil- 
mente l’isolamento degli esemplari della Puntilla de S. Elena ha con- 
corso, oltre alla natura del suolo, a far loro assumere un abito spe- 
ciale. Proponiamo per la nuova forma il nome di 


Thincocorus pallidus 
Thinocorus T. rumicivoro simillimus, sed superne valde pallidior, 
fere albicans. 
Thinocorus rumicivorus Salvad. et Festa nec Eschscholtz), Boll. Mus. 
Zool. Tor., N. 368, p. 45 (1900). 


AA N 


Il carattere saliente che dà l'aspetto chiaro, biancheggiante, alle 
parti superiori, è questo: che le piume, oltre al margine chiaro ed 
alla sottile fascia nera arcuata subapicale, presentano una larga fascia 
grigio-bruniccia, che nel 7. 7-2127c7v0rus è decisamente bruno-rossigna. 

Nel libro « Nel Darien e nell’ Ecuador» a pag. 378 è detto: « Questa 
ultima specie si trattiene nei luoghi arenosi e s'incontra per lo piu 
in branchi; corre sul suolo con grande velocità, ed ha un volo simile 
a quello dei Corrioni. Il colore di questo uccello si accorda talmente 
con quello del suolo arenoso dei luoghi nei quali vive, che è assai 
difficile scorgerlo ». 


Li Zoologia Ù; Anatomia! comparata 


detta Li Vacreralta. di rari 


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Volume xv 


Pa ie e t Pra roMintefzra verba — È dro, A 


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Ri atatarico parla giura della Zeplogia n. Italia 


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I fuci concafti di filosoffs hatusulo 


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È pomini egpei Vartpbetehd ‘ag, uoda essa. A 20, fra Ri i 
7 ui Tra ke Cagione Iutficeeta di asiafagre, prete ure r 
à É in panstrpoiooe dal nostro intendimseata, i Mi 
Lirio ava] Afrmorte: nella Venera È 
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La Mancinerità Socisti dei Satupatibti di Nagioli inigicon provvide 
b INTO. dati Mpora nta rist Ah i iure: degli 400 pei di Pihappo i 
VALLI) (hi in'oncasiono’ «là colera ono tel centeriarto gitabglorte 4 
I mmgne unstaruieta, Le upere di Vilippo® Caroli ersni divonuta ti 
vi MM ed essendo soarsa ih “vario pubblicazioni, paio gi. dila 
Meiovmiocnto: La Società dei Naturatiati di Napoli" 4 così te 
Memo eiferciazimo iN Kiuto atte sfcer Ha (Intorgt: «ba sbork 
ooleogio in trita CDI Picb)iivcare attenzione Aghi Ladtapa.e dei: 
BI Or agiiairgporia iti conii che da stlenise ‘des viventi 
agli po Cavolo 
ippo Cavetiai. spago 3° 8/aprile 770 è sopri IIa SENZA AS3O 
* ne Aa “rei s1dva 0940 se n si ogniza: i 


mire nina | ip arno pin re 


COMETE ONPIBEOAI Mato) 
ch Napo Agbreris die natio denti 


Pubblicato il 31 Dicembre 1910 
Prof. LORENZO CAMERANO, Direttore responsabile 
2328 - Tip. Gerbone, Torino | 


BOLLETTINO . 


Musei di Zoologia ed Anatomia comparata 


della R. Università di Torino 


Numero 632 — Volume XXV 


Prof. L. CAMERANO 


Materiali per la storia della Zoologia in Italia 


FILIPPO CAVOLINI 
e 
i suvi concetti di filosofia naturale 


« Nelle cose naturali tanto sappiamo, quanto 
possiamo osservare; perchè ogni cosa esiste da se, 
ed ha la ragione intrinseca di esistere, posta oltre 
la penetrazione del nostro intendimento, 

FiLipPo CAVOLINI, — Memorie sulla genera 
zione dei Pesci e dei Granchi (1787). 


La benemerita Società dei Naturalisti di Napoli ha con provvido 
pensiero dato opera alla ristampa in un volume degli scritti di Filippo 
Cavolini (1), in occasione della celebrazione del centenario della morte 
dell’insigne naturalista. Le opere di Filippo Cavolini erano divenute 
rarissime, ed essendo sparse in varie pubblicazioni, erano di difli- 
cile ritrovamento. La Società dei Naturalisti di Napoli è così ve- 
nuta iu modo efficacissimo in aiuto alle ricerche intorno alla storia 
della zoologia in Italia col richiamare l’attenzione degli Italiani e degli 
stranieri intorno agli importanti contributi che la scienza dei viventi 
deve a Filippo Cavolini. 

Filippo Cavolini nacque 1’ 8 aprile 1756 e morì il 13 marzo 1810. 


(1) Opere di Filippo Cavolini, Ristampa a cura della Società dei Naturalisti in 
Napoli — Napoli, Libreria Detken e Rocholl, 1910, 


SAI 


- 


La prima pubblicazione :seientifica del Cavolini è del 1778 e riguarda 
l’anatomia e la biologia di due specie di Uladvceri. Essa ha per titolo: 
«Sopra il pulce acquaiolo ». Seguirono le altre sue memorie di bota- 
nica e di zoologia, come quella. « sulla generazione dei funghi » (1778), 
quella sulla «caprificazione » (1782), quelle «sui Polipi marini » (1785), 
quella sulla « generazione dei pesci e dei granchi » (1787), il « di- 
scorso sulla fisiologia dei Piantanimali », la memoria «sulle piante 
marine (1792), « sul Citino ipocistide » (1806). 

L’opera scientifica del Cavolini riguarda non soltanto l’anatomia e 
la zoologia descritiva, ma sl aggira intorno a importanti questioni di 
hiologia. E sembrato a me cosa non inutile il ricercare nell’opera stessa 
i principii di filosofia naturale che l’informano (1). 

Filippo Cavolini ebbe a maestri a Napoli Domenico Cirillo per la 
botanica, Domenico Cotugno per l’anatomja, Giovanni Torre per la fisica. 
L’ingeguo suo lo traeva irresistibilmente alla osservazione diretta dei 
fenomeni naturali e allo sperimentare. « Nelle cose naturali, egli di- 
ceva, tanto sappiamo, quanto possiamo osservare ». In ciò sta la ra- 
gione dell’importanza dei risultamenti ottenuti dal Cavolini nel campo 
degli studi biologici. 

Per puter dare il giusto valore alle vedute di filosofia naturale, 
che-si ricavano dagli seritti: del Cavolini, è d’ uopo tener conto di al- 
cunì fatti e di alcune date. 

L’opera scientifica del Cavolini sta nel periodo di tempo che va dal 
1778 al 1810, e si svolge in [talia contemporaneamente a quella del- 
labate Giuseppe Olivi, il celebre autore della « Zooiogia adriatica » 
(Bassano 1792), di Lazzaro Spallanzani (morto nel 1799), dell’ abate 
Fontana, ecc. Con questi naturalisti il Cavolini ebbe rapporti episto- 
lart: continuati. 

Dei naturalisti stranieri di questo periodo i più importanti da con- 
siderarsi.da noi nello studio dei concetti di filosofia naturale del Cavolini 
sono:Garlo Bonnet. (morto nel 1793) e Carlo Linneo (morto nel 1778), 


(1) Confr. i miei precedenti scritti: Antonio Vallisneri ei moderni concetti in- 
torno: aù viventi, Mem. Acc. Scienze, l'orino, Ser. II, v. LV, 1905. 

— L’Abate Giuseppe Olivi e la Somatometria moderna, Boll. Mus. Zool. e. Anat. 
Comp. di Torino, N. 484, vol. XX, 1905. 

—-Fruncesoo Cetti\e i suoi principii di filosofia naturale, Boll. Mus. Zool., To- 
rino, N. 488, vol. XX, 1905. 

— Materiali per la storia della Zoologia in Italia, ecc., Idem, N. 486,.vol. XX, 
1905,. è. N. 525, yol, XXI, 1906. 

— Franco Andrea Bonelli e i suoi concetti evoluzionisti; Mem. Acc, Scienze: di 
‘forino, Ser, II, vol, LX, 1909, 


VIE PE 


Non pare che il Cavolini abbia in particolar modo studiato i ‘pine 
cipii di filosofia naturale nè del Buffon (morto nel 1788), nè di Erasmo 
Darwin (morto nel 1802), 

Soltanto le parole seguenti ho trovato negli scritti di Cavolini in 
cui si accenni ad una variazione degli animali in rapporto coll’am- 
biente. 

Nel suo lavoro intitolato: « Riflessioni sulla memoria del signor 
abate Raimondo Maria de Tsermeyer sopra il pulce ia (Opu- 
scoli scelti, I, Milano 1778, ristampa di Napoli, 1910) si legge 

« Secondo il cibo che essi hanno, od il clima, sono di dranidezza 
o colore diverso; quelli che abitano il lago di Agnano sono il doppio 
e triplo di quei dei monti, cioè agguagliano un mezzo grano di fru- 
mento, ma sono di un colore bianchiccio smorto, laddove questi sono 
di un bel colore rosso di carne: i primi sono pure assai più torpidi 
dei secondi, 

Pa 

È anzitutto da notare che il Cavolini in un periodo di tempo in 
cui, in seguito all'opera Linneana, molti naturalisti si occupavano par- 
ticolarmente, e quasi esclusivamente, della descrizione della forma e- 
sterna degli animali, aveva ben compreso la grande importanza dello 
studio della loro interna struttura ed anche che alle ricerche dirette 
sì accompagnassero considerazioni generali. 

A pag. 222 (ristampa di Napoli) della sua Memoria «sulla gene- 
razione dei pesci e dei granchi » (1787) si legge: sita 

<Con mia soddisfazione, e sorpresa insieme, trovai in quei libti 
« (di Aristotile) tante di materiale di solida verità filosoficamente trat- 
«tato, che non potei fare a meno di non corrucciarmi contro dei mo- 
« derni, i quali massime sull’argomento dei Pesci, lasciando le tracce 
« segnate da quell’insigne uomo dell'antichità, e perdute di mira Te più 
« belle viste filosofiche, si sono intrattenuti a ricercare il numero delle 
«specie di tali animali, notarne le differenze, ed allogarli in or dine 
« sistematico ; le quali ottime cose senza dubbio essendo, riescono poi 
« rincrescevoli, e poco fruttuose, quando dalla filosofia vadano di- 
« sgiunte ». 

Nell’introduzione alla stessa memoria il Cavolini dice pure 

« La considerazione di quegli Animali, nei quali la fecondazione 
« delle uova succede, quando già sono uscite dal seno materno, ha ri- 
« schiarato tanto il sistema della generazione degli animali, e tra questi 
< dell'Uomo, quanto non l’avevano le copiose carnificine di vivi ani- 
«mali, l'ispezione di umani cadaveri e la profonda meditazione dei 
« Filosofi. Questi fatti che sotto degli occhi-degli. Uomini si. aggira- 


— d — 


« vano, subito che furon presi a trattarsi da mano filosofica; han ve- 
« rificato il sistema della preesistenza dei germi, ed hanno nel tempo 
« stesso confermato una verità scientifica; cioè ehe nelle cose natu- 
«rali tanto sapiamo, quanto possiamo osservare; perchè ogni cosa 
«esiste da sè, ed ha la ragione intrinseca di esistere, posta coltre la 
« penetrazione del nostro intendimento ». 

._ Parlando della riproduzione della Gorgonia e della Madreporà cn 
gina 102, ristampa. di Napoli) ha le parole seguenti che sono parti. 
colarmente notevoli. i 

_« Se la Fisiologia si fosse cominciata a studiare da questa animali 
semplici per giungere all'Uomo, forse non si sarebbero incontrati tanti. 
scogli, quanti ne hanno arrestati i progressi: è canone scientifico il: 
cominciare dal semplice per giungere al composto ». 

nat 

Dal brano seguente del suo « Discorso sulla fisiologia dei Pianta- 
nimali » (pag. 425 della ristampa di Napoli) e da altri brani che ven- 
gono in seguito qui riferiti: appare come il Cavolini insistesse sul con- 
cetto della «graduazione della natura » espresso dal Bonnet, il quale 
a.sua volta seguiva la legge di continuità di Leibnitz sviluppandola 
nel senso che « tutta la creazione forma una continua catena dal mi- 
nerale al termine della scala animale. 

Al Cavolini tuttavia non sorridevano troppo le lunghe e spesso. 
intricate discussioni speculative delle « Contemplalions de la Nature 
e della Palingenisie philosophique ou idees sur l’état passé et sur 
l’etat futur des étres vivants » del naturalista e filosofo Ginevrino e 
lo dice, apertamente nel brano seguente. 

c Ed ecco in brevi cenni dettagliata la economia de’ Piantanimali, 
«dei quali la provvida Natura si è servita per anelli da collegare gli 
<« esseri del Regno animale con quello del vegetabile; per formare:così 
«la graduazione che tuttora ammiriamo come un effetto della perfe- 
«zione della, Natura. . .. .». 

« Non ho stimato di hi in profondi e fini esami anatomici, 
« perchè oltre all'essere in questi soggetti sempre equivoci e dubbiosi, 
« sogliono apportare poca utilità, e niente diletto. Molto meno ho cre- 
«duto dovere entrare in ricerche metafisiche, perchè spesso non po- 
« tendo essere appoggiate a saldi principî, o paralogismi : tale sarebbe 
« per modo di esempio il volere a priorî determinare il grado, che 
« siffatti esseri occupano nella scala dei corpi naturali: quale questa 
« sia ; che ragione abbia avuto l Ente supremo in istabilirla, e di altre 
« astruse questioni: e se il Piantanimale diviso in due, come e da chi 
«le parti si rendano animate. Queste e somiglianti questioni:si pos- 


* sorio riscontrare nelle opere della Palingenesia, e. contemplazione 
« della Natura del signor Bonnet ». i 

Nella mente del Cavolini, malgrado ciò che egli dice, e che sopra 
è stato riferito, intorno alle elecubrazioni teoriche del. Bonnet, con- 
tinuamente sì affaccia il problema dei rapporti reciproci dei viventi 
animali e vegetali e quello della connessione non solo dei due regni di 
viventi; ma dei vari gruppi di essi fra loro, come appare dai brani se- 
guenti. 

Il Cavolini parlando della riproduzione del Monoculo dice (Menronia 
sul Pulce acquaiolo): 

« Nè deve ciò sorprendere il mondo naturale. Ognun vede -che il 
nostro Monoculo è mezzano tralla classe degl’insetti e quella dei ver- 
mi » (pag. 8 ristampa). 

« Secondo la migliore opinione ii seme del maschio negli animali 
non fa altro che vivificare l'embrione preesistente nella madre, ed il 
quale da se solo non verrebbe a maturità ; potrebbe dunque avvenire 
che nella formazione stessa di questo germe concorressero principî 
tali da renderlo atto da sè solo a pervenire alla totale perfezione ; 
siechè nel Monoculo i feti prendano l'accrescimento come lo’ prende 
ogni Monoculo che da picciolo si allevi. Da tal proprietà intanto, e 
dalla fabbrica del corpo conchiuderemo che il nostro Monoculo dee ri- 
putarsi come mezzano tralla classe degli Insetti e LR ‘de’ vermi » » 
(pag. 91). 

Nelle « Nuove ricerche sulla Gorgonia e sulla Nuit si 
legge (ristampa p. 95): i nba 

« È cosa contraria alle leggi della Natura che un essere organico 
sia Animale e Vegetabile insieme: è questa proposizione che implica 
contradizione. Mi spiego. Altro è ‘dire che un essere organico abbiù 
proprietà per cui appartenga al regno vegetabile, sebbene ne abbia 
altre che siano proprie dell'animale, onde si debba dire che questo 
essere sia sul confine dei due regni; altro è dire che un essere che 
appartenga al regno Vegetabile ora passi all’ Animale: dove più la co- 
stanza della Natura ? >». 

Nelle ricerche della « Sertolora e Tubulora» (ristampa pag. 108), 
dice il Cavolini : 

«Certo è però che discendendo per la scala animale e salendo per 
«la scala dei vegetabili dal più semplice al più composto, ben molti 
«ed essenziali caratteri di uniformità si trovano tra quelli che sono 
<i più semplici degli animali, e quelli che sono li più semplici tra 
«vegetabili. Questa verità annunziata dal celebre Carlo Linneo (Phil: 
« Botan., $ 153, Vien 1763) è stata oggi convalidata. con multiplici 
«fatti di osservatori, massime di valenti Italiani », 


sue 


“Nelle ricerche ibtorno alla « ZaWolara » (pagina 168, ristampa) si 
trova: i 

«e dalle Sabelle si passa alle Tubolare; perchè vermi sono i Po- 
«lipi ancora, distinti dai Molluschi non dalla natura, ma dall’arte » 

Di molto interesse sono le parole seguenti che si leggono nelle 
« Riflessioni sopra i polipi descritti» (ristampa pag. 84) che sono nelle 
« Memorie sui polipi marini ». 

«Il polipo d’acqua dolce è stato finora l’oggetto di riflessione pei 
filosofi che han cercato di indagare la calena degli esseri naturali ; 
ima han dovuto confessare che molti anelli ancor mancavano per for- 
marla. Le scoperte che mano mano si vanno facendo in questi animali 
semplici, quanto lume somministreranno a questo argomento? L’aran- 
cio marino rosso (Alcyoniuwn cydoniuwn del Linneo); l'arancio ma- 
rino verde dell’Imperato qualora saranno ben conosciuti che forti 
anelli costituiranno di questa catena? La fabbrica di alcune nuove 
coralline ora conosciuta con che cagione entrerà in questo lavoro? 

«Ma i particolari deitagli mostreranno appieno questa verità che 
ora propongo. >» 

« Il signor Trembley conobbe la voracità del suo polipo per cui 
faceva maravigliose cacce nelle acque. Ma nei nostri polipi abbiamo 
veduto che al bisogno della nutrizione si supplisca più dall’elemento 
dell’acqua in cui vivono, e che li circonda, che da corpi internamente 
ricevuti. Così faremo sempre più semplice l’idea animale, e ci prepa- 
reremo a passare al regno vegetabile » (pagina 84, ristampa). 

«Un antico Filosofo, il quale defini la pianta un animale radi- 
cato, con quanta maggior ragione l’avrebbe detto se avesse conosciuto 
un di questi polipi. La facoltà loco-moziva che essenzialmente par che 
si convenga all'animale, a questi polipi che animali sono si vede ne- 
vata: e. con certa gr adazione perchè il potivo delle acque dolci, e.la 
Pennatola, la Tenia degli intestini sanno mutare luogo, sebbene sem 
brino fissi, cioè il, primo attaccato al suolo, l’altra impiantata nelle 
arene, o nel corpo degli animali ». 

«La proprietà più nobile delle macchine organiche è, quella. di 
produrre dal loro seno macchine simili, le quali serbando il modello 
di quelle, perpetuano la spezie. Ma nella classe degli animali osser- 
viamo che queste macchine non possono giungere alla loro perfezione 
senza il concorso di un altro agente che si genera nell’animale mede- 
simo, intendo del liquore fecondante del maschio. Ora qual ragione 
fisica si può di ciò assegnare a p7°/0r? Certo che non saprei trovarla. 
La ragion morale, cioè che la Natura così ha provveduto a collegare 
gli animali, e mantenere così quell’ordine relativo agli altri, corpi 
naturali, mi pare una ragione da potersi ammettere, checchè ne disse 
in contrario un Filosofo. Se questo liquore agirà su gli embrioni . Sti» 


SAI gg 


imolando e nutrendo, siccome le ultime osservazioni sembrano, dimo- 
strare; perchè, quella, forza dell'essere. vivente, che bastia. a formare 
questi embrioni non poteva bastare a dare loro quella energia che 
bisogna; e se opera come nutriente, perchè da principio non possono 
accorrere a questo officio quei fluidi che poscia vi si determinano? 

«Ciò posto ognun ben vede come in quegli animali le cui relazioni 
sono ristrette per la loro semplicità, cessar debba il bisogno di un tale 
artificio, ma feconde le uova debbono uscire dalle madri; madri es- 
sendo tutti gli individui, lo abbiamo mostrato nei descritti polipi, e 
°l dimostreremo in altri molti. La Natura discende per passi. e negli 
insetti cominciò a disobbligarsi di questa funzione. Nei vermi vediamo 
questa confusa tra gli individui, essendo. cioè alcuni maschi e  fem- 
mine insieme; finalmente negli più imperfetti vermi e nei polipi af- 
fatto scompare ». 

Parlando in seguito delle, piante, dice : 

« Osserveremo così una, gradazione nella, classe medesima «dei. ve- 
getabili: Negli più nobili gli embrioni hanno bisogno del concorso del 
seme; negli più semplici, quali sarebbero i Euchi marini, si formano 
i semi perfetti in determinati punti della superficie. Nelli Funghi, 
nelle Mu/fe, per cagione della loro semplicità, ogni parte contenendo 
ciò che è nel tutto, non sarà di bisogno fare. nell’embrione combinare 
tutte le parti che costituir possono l’individuo, nè tampoco formare 
in iscorcio ciò che potrebbe rappresentare il, tutto, ma. ogni minuz- 
zolo potrà essere idoneo. a produrre l’individuo. Potremo così istituire 
un parallelo tra. gli Animali, e i Vegetabili: potremo. paragonare. i 
quadrupedi alle piante nobili; gli afidi, i monoculi ai, fuchi; i polipi 
tutti alli muschi, funghi, muffe », 

Nel lavoro del Cavolini intorno agli « animali molluschi. indigeni 
o.esotici del cratere napoletano » (ristampa pagina 456) troviamo le 
parole seguenti: 

« La Natura nel degradare dalla perfezione animale .a. poco a poco 
tende. a scendere giù in modo, che passi al regno vegetale. Il mistero 
della generazione, che negli animali serve ad unirli così nel fisico, 
quanto nel morale, nei vermi deve semplicizzarsi a segno, che in un 
un sol» individuo si riuniscano gli ordigni per compieria. Ecco dunque 
ella come opera. » 

« Ne’ più perfetti generi dei vermi si trovano i due sessi maschio 
e femmina, e tali che l’uno non può agire su l’altro, onde vi è bisogno 
dlell’accoppiamento di due individui. Svaniscono poco a poco ne’ rima- 
nenti generi, e lu riproduzione della specie si fa mercè le uova, che 
da loro merlesime nascono feconde. Ne apparisce il primiero grado di 
semplicità nell’uguagliare i diversi individui, tenendo gli stessi organi 
tutti nppuntino, ossia i neutri. Il resto è androgino, e produce uova 


n 9 


feconde. La maggior parte di quei vermi, che si dicono fissi, hanno 
un piano pediforme, col quale si attaccauo, accorciando ed allungando 
il corpo: il loro androginismo non si verifica, che in troppo pochi. Le 
lumachette si possono dire tali, perchè l’un sesso e l’altro conten- 
gono, e vicendevolmente devono agire e ricevere. Le seppie hanno 
sessualità separata. Tutto il rimanente de’ vermi è ermafrodito in 
quel senso, che senza l’influsso di seme maschile, le uova sono fe- 
conde ». 

E da richiamarsi l’attenzione del lettore nei concetti esposti dal 
Cavolini nella parte prima della memoria « La generazione dei pesci 
spinosi » (pag. 275 ristampa). 

Il Cavolini si dichiara seguace delle idee del Malpighi, dell’Haller, 
dello Spallanzani intorno alla «preesistenza nell'uovo degli stami del- 
l'embrione ». 

« Piantato questo dato, io vengo a cercare di sapere cosa sia v7/4 
fisica negli animali, ed in che consista? Chiamiamo animale v7vo quello 
nel quale circola un fluido che lo nutre: il quale sente, e per lo pro- 
prio sentimento si muove: al contrario diciamo animale morto, nel 
quale è sospesa la circolazione del fluido, e nel quale il sentimento 
è annientato. Circolazione dunque e sentimento, sono qualità così con- 
nesse che congiunte insieme costituiscono la vita, intermesse ambedue 
formano la morte. Sarebbe a domandare se sia possibile l’esistenza 
dell’una senza dell’altro, o dell’altro senza dell’una. Io non intendo 
parlare di alcuni animali nei quali il sentimento è pochissimo: dico 
solo se in quell’animale che è vivo, può una delle due sospendersi ». 

«Questo articolo può in due punti di veduta considerarsi: o nel 
principiare o nel terminare della vita. Nel principiare è da cercare 
quale è l'organo che il primo si manifesta in movimento, cioè il primo 
che dia il segno della vità. Nel terminare è da vedere, quando la vita 
finisce all’istante, se tolto il sentimento, o impedita la circolazione. 
È cosa indubitata che nell’embrione il cuore sia il primo ed unico 
motore di tutta la massa del sistema dei vasi, e l’azione sua precorra 
di lunga mano quella del cervello e dei nervi . . . . . 

. + +. Ma negli animali di squisito sentimento, siccome la circo- 
lazione si avanza, così si sviluppa l’organo del sentimento; e quest’or- 
gano divien poi ugualmente essenziale, che sia quello della circola- 
zione. Non comprendiamo noi come accada, e quando nella serie del 
suo sviluppo da quest’organo divien sensiente: conosciamo solo che 
quest’organo divenuto tale, acquista una giurisdizione sulla vita del- 
l’animale, che quasi ugualmente necessario si faccia riputare che l’or- 
gano della circolazione ». 

« Finora abbiamo cercato piuttosto i fenomeni della vita fisica, 
non già la sua essenza. Il cuore del pulcino quando comincia a pul- 


-_ 9 
sare non .è irritabile, perchè non è animato dal succo del cervello, e 
pure comincia a pulsare, e. pulsa regolarmente: il sangue vi si co- 
mincia a formare; questo sangue si forma dagli umori dell’ uovo, ma 
questo umore, non è atto a mettere in moto il cuore, perchè è un 
materiale inerte: dunque un altro agente è quello che deve il cuore 
in quel punto animare: questo agente fisico è quello che dobbiamo 
cercare nel cuore adulto pulsante, per trasportarlo ai primi momenti 
della sua pulsazione ». 

« Esiste nel cuore e nelle arterie di tutti i caldi animali, oltre al 
sangue, un vapore diverso dall’aere, analogo a quel fluido che nell’u- 
niverso forma l’essenza del fuoco, del magnetismo, dell’ elettricismo. 
dei tremuoti; fluido che per l'universo circola perennemente per effetto 
di una impulsione che una volta ricevette dalla mano del Creatore » . 

Il Cavolini si fonda sulle ricerche del cav. Rosa (Lettere. fisiolo- 
giche. Napoli, 1787) e conchiude « che la teoria del vapore vitale nel 
«sangue, antichissima, poi abbandonata, sia la vera, onde nasca l’iden 
« di ciò che è la vita nell’animale, e di tutti i fenomeni che caratte- 
«rizzano l’animalità ». 

Nelle parole seguenti il Cavolini insiste sulle affinità di vegetali 
cogli animali. 

« E siccome i Vegetabili cogli Animali non formano che due classi 
di una stessa famiglia : « La generazione dei pesci spinosi » (pag. 279, 
ristampa). 

Per le piante istituisce un ragionamento analogo a quello fatto 
per la vita degli animali e conchiude (pag. 281): 

sro . è provato che la pianta ha vita in quanto per essa cir- 
cola «de col fluido nutritore una materia attiva volatile. Questo 
sistema che nelle piante andavo io meditando, ho avuto il piacere di 
trovare adottato dal sig. Adanson, Familles des plantes, I, p. 121, 
senza che però ne adduca pruove che lo stabiliscano ». 

Parlando dell’Arancio marino verde e della. Vermilara ritusa di 
Imperato dice : 

« Le finora descritte produzioni marine da moderni scrittori di 
storia naturale erano state riposte nell'ordine degli animali; eppur 
tali non erano, poichè quelle qualità che li determinavano a credere 
tali, erano qualità non disconvenienti ai vegetabili. Ma questo canone 
non è però da interpretarsi alla larga, e dire che vegetabili siano 
quelli nei quali non vi è nè moto locale, nè parziale per cagione di 
interna sensazione, quando la struttura tutta concorra a dichiararli 
animali ». 

(«ella Tubolara », pag. 174, ristampa). 

Il Cavolibi nella < Appendice sulla generazione dei pesci. cartila 
ginosi » (ristampa pag. 340), 


P pi |. 


A pi‘oposito dell’antitomia del girino esce in queste parole: 

« Ma si potrebbe dimandare, perchè la natura volle adoperato co- 
tanto artificio nella fabbrica di questo animale, per far che in un 
tempo della vita fosse abitatore dell’elemenito dell’acqua, in altr'o del- 
l’aria: non poteva farlo da principio disposto a vivere nell’aria? Alla 
quale dimanda, se si voglia rendere una risposta alquanto adeguata, 
sì potrebbe dire: che ciò sia avvenuto a motivo che, dovendo questi 
animali dare fuori i loro feti nudi del tutto ed mi maturi, e che perciò 
dovendo crescere e svilupparsi, e in tal modo la loro fibra mantenersi 
molle e cedevole necessariamente dovevano per certo tempo stanziare 
nell'acqua. Ma se poi si incalza: e perchè dovevano da questi animali 
i feti essere cacciati fuori ed immaturi, e non potevano o perfetti 0 
chiusi nelle loro buccie, essere partoriti dalla madre? A questa no- 
vella dimanda renderò io altra risposta avanzata, ma non capricciosa: 
volle così la natura per ismascherarsi una volta in questo artificio 
della generazione, e manifestare la cosa còme era; sebbene non in- 
nanzi agli occhi di tutti, ma di quei solamente che con lei hanno con- 
fidenza, e posseggono la diligata e sopraffina arte di maneggiarla ». 


* 
* GE 


Alla mente di chi legge i brani sopra riferiti del Cavolini può sor- 
gere la domanda se egli ammettesse il concetto generale della evolu- 
zione degli esseri viventi. Un esame più minuto conduce, a mio av- 
viso, a conchiudere che il Cavolini non può essere ascritto fra gli 
evoluzionisti nel senso vero e odierno della parola. 

Egli è in realtà un seguace stretto delle idee del Bonnet intorno 
alla catena degli esseri, e quindi in ultima analisi della legge di con- 
tinuità del Leibnitz e meglio ancora, salvo i particolari, dell’antico 
concetto Aristotelico della scala degli esseri. 

A questo riguardo non è senza meraviglia il fatto che negli scritti 
del Cavolini non appaia alcun cenno preciso delle discussioni del Val- 
lisneri intorno allo stesso argomento; discussioni importantissime e 
che hanno la precedenza sulle vedute del Bonnet (1), nè di quelle del- 
Olivi (2). 

Si può ritenere che il Cavolini ammetteva il principio Linneano 
della fissità delle specie «la costanza delta Natura », come egli dice, 


(1) Conf. L. Camerano, Antonio Vallisneri e i moderni concetti intorno ai viventi, 
Mem. Acc. Scienze di Torino, Ser. II, vol. LV, 1905. 

(2) Conf. L. Camerano, id,, pagina 95, e Olivi, Zoologia adriatica, pagina 68, 
Bassano, 1792, 


oi 


ed in ogni cosa una sorta di predestinazione nell'ordine futuro del 
mondo, stabilita a0 éré070 « dalla mano del Creatore ». Nella grada- 
zione e concatenazione degli esseri riconosceva poi un carattere di 
grande perfezione della Natura stessa. 

Ammetteva anche il Cavolini nella Natura un lavoro progressivo 
di semplificazione dalle forme più elevate degli animali alle più sem- 
plici. «La natura, egli dice, nel degradare dalla perfezione animale 
<a poco a poco tende a scendere giù in modo che passi al regno ve- 
getale ». In altro luogo dice pure: « La natura discende per passi ». 

È tuttavia assai notevole il concetto seguente del Cavolini : 

« Potremo così istituire un parallelo tra gli animali e i vegetabili, 
potremo paragonare i quadrupedì alle piante nobili, gli afidi, i mo- 
noculi ai fuchi, i polipi tutti alli muschi, funghi, muffe ». 

Nè vanno dimenticate le parole seguenti: « Certo è però che di- 
scendendo per la scala animale e salendo per la scala dei vegetabili 
dal più semplice al più composto, ben molti ed essenziali caratteri di 
uniformità si trovano tra quelli che sono i più semplici degli animali, 
e quelli che sono li più semplici tra vegetabili ». 

bi minore importanza sono le sue idee intorno al « vapore vitale », 
intorno alle definizioni della « vita fisica » e intorno alla riproduzione 
e allo sviluppo degli animali. Esse corrispondono a quelle che avevano 
maggior corso al suo tempo e non è il caso oggi di discuterle. 

Dai brani sopra riferiti del Cavolini, che son quelli che io ho tro- 
vato contenere concetti di filosofia naturale, appare che fra i zoologici 
italiani della seconaa metà del 1700, egli non ha, fra coloro che si 
occuparono di filosofia naturale, fisonomia propria, e l’opera sua in 
questo campo è certamente meno importante di quella precedente del 
Vallisneri e di quella dell’Olivi suo contemporaneo, per non citare 
che due nomi. 

Filippo Cavolini fu, come già si è detto, un seguace del Bonnet, 
e del Cavolini si può dire ciò che si disse del Bonnet. Egli fece una 
serie di mirabili scoperte ed osservazioni originali nel campo della 
ricerca diretta dei fatti naturali; ma non fu egualmente felice in quello 
delle idee speculative, per le quali del resto, come egli stesso dice, 
manda il lettore a consultare ia « Palingenesia e la contemplazione 
della natura del signor Bonnet ». 


Pubblicato il 31 Dicembre 1010 


Prof. LORENZO CAMERANO, Direttore responsabile 
4345 - Tip. Gerbone, Torino 


BOLLETTINO 


Musei di Zoologia ed Anatomia comparata 


della R. Università di Torino 
| 


Numero 633 — Volume XXV 


Materiali per la Fauna Alpina del Piemonte 


Il 
Dott. EDOARDO ZAVATTARI 


Imenotteri della Valle del Roja 


Nell’ottavo Convegno dell’Unione Zoologica Italiana tenutosi in 
Bormio nell’Agosto-Settembre 1908, veniva su proposta del Professore 
Camerano deliberato di procedere ad uno studio sistematico e conti- 
nuato della fauna delle nostre Alpi, la quale per molti riguardi si può 
dire esserci pressochè ignota. 

Per raggiungere detto scopo, il Museo Zoologico di Torino ha 
intensificato l’opera, già da lungo tempo iniziata, di riunire i materiali 
opportuni. Conformemente a ciò il Dott. Enrico Festa esplorò nella 
scorsa estate, per circa un mese, la valle del Roja, riunendo un’ab- 
bondante raccolta. La breve nota, che ora presento inizia per l’ap- 
punto la serie degli studi sulla fauna della Valle del Roja. 

Nell’elencare gli imenotteri io mi sono limitato ai due sottordini : 
Monotrocha (eccetto le formiche) e Chalastogastra, tralasciando il sot- 
tordine Tristega a me pochissimo famigliare. 


APIDAE 
Apis mellifira-melli fica Lin. Bombws agrorum Fab. 
Molte ©: Briga Marittima, Val var. pascuorum Scop. 
Casterino, San Dalmazzo di 22 & < ©: Briga Maritt., Falde 
Tenda, Conventi presso Tenda, del Monte Rioro, S. Dalmazzo 
Falde del Monte Rioro, Val di Tenda, Val Miniera, Val 


Miniera. Casterino. 


ARR 


Bombus hortorum Lin, 
Ag 9: S. Dalmazzo di Tenda, 
Briga Marittima. 


Bombins Iapidarius Lin. 
749%: Val Casterino, Briga 


Marittima. 


BomBbus silvarnum Lin. 
3 9: Briga Marittima, Val Ca - 
sterino. 


Bom terrcestris Lin. 


5 y è: Briga Marittima, San 
Dalmazzo di Tenda, Falde del 


Monte Rioro. 


Podalirius erocecipes Mor. 


10: Briga Marittima. 


Dasypola argentata Panz. 


19: San Dalmazzo di Tenda. 


Panurzus bamlsiamus Kirby. 
399: Val Casterino, Val 
Miniera. 

Panurzus calcaratus Scop. 
nig9: S. Dalmazzo di Tenda, 
Briga Marittima. 


Dofouren vulgaris Schenk. 
1d: Val Casterino. 

Andrena cineraria Lin. 
1-9: Val Casterino. 

An dreena hattorfiama Fab. 


1 gd: Conventi presso Tenda. 


Andrena thoracica Fab. 
1: ValCasterino. 


Andrena sp. 


5 9: Briga Marittima. 


Hlalicetus minutus Kirby. 
3.9: Val Casterino, San Dal- 
mazzo di Tenda. 


Halictus morio Fab. 
2 9: Conventi presso Tenda, 
Val Miniera. 


Halietus sexcintus Fab. 
1 9: Falde del Monte Rioro. 


Halicius tumuelortma:m Lin. 


2 d: San Dalmazzo di Tenda, 
Briga Marittima. 


Colletes succintus Lin. 
1 9: Briga Marittima. 


Prosopis migrita Fab. 
1 9: Val Casterino. 


wegachile centumeularis Lin. 


1 9: Val Casterino. 


Megzachile pyrenaica Lep. 
6 9: Val Miniera. 


Osmia adunea Panz. 
2 9: Val Casterino, Briga Mar. 


Osmia auruienta Panz. 
1 9: Falde del Monte ‘Rioro. 


SPHEGIDAE 


CCrabro cribrarius Lin. 


1 cd: San Dalmazzo di Tenda. 


‘Tachysphex pectinipes Lin. 


1 9: San Dalmazzo di Tenda. 


Ammophila afiimis Kirby. 
439: Val Casterino, Val 
Miniera. 

Ammophila sabulosa Lin. 
34: Conventi presso Tenda, 
Val Miniera, Val Casterino. 


VESPIDAEKE 


Vespa sylvestris Scop. 
19: Val Miniera. 


Vespa valzaris Lin. 


29%: San Dalmazzo di Tenda. 


P olistes gallicus Lin. 
4 %: V. Casterino, V. Miniera. 


Odymnerus parcetiuzn Lin. 
1g: Val Mintéra. 


POMPILIDAE 


Pompilus nizerrimus Scop. 


1 9: San Dalmazzo di Tenda. 


Pompilus pectinipos Lin. 


19: Conventi presso Tenda. 


CHRYSIDIDAE 


Holopyza zloriosa Fab. 


1 9: Falde del Monte Rioro. 


LYDIDAK 


Megalodontes spissicornis. Klug. 


19: Conventi presso Tenda. 


TENTHREDINIDAE 


Amasis obseura Fab. 
1 9: Falde del Monte Rioro. 


Arge enodis Lin. 


1 9: Val Miniera. 


Arge melanochroa Gmel. 


19: Briga Marittima. 


Nematus leucopodius Harig. 
1 2: Val Casterino. 
Monophadnus croceiventris 
Klug. 
1 9: San Dalmazzo. 
Atbhalia lineolata Lep. 
2 9: Val Miniera, Conventi 
presso Tenda. 


— 4 


Emphytus rufoceimetus Retz. 
1 9: Val Casterino. 


A 


Emphytus viennemnsis Schr. 
14 9: Conventi presso Tenda, 
Briga Maritt., Val Casterino. 


Dolerus pratensis Lin. 
3 9: Val Miniera, Val Casterino. 


Macrophya albocimeta Schr. 
1 9: Val Miniera. 


Macrophya blanda Fab. 

1 g': Val Casterino. 
Macrophya rustica Lin. 

3 9: Val Casterino, Conventi 


presso Tenda. 


2. 


Tenthredopsis nassata Lin. 


16: Val Casterino. 


DI 


Allantus areuatus Forr*. 
4549: Val Miniera, Val Ca- 
sterino, Conventi presso Tenda» 
Briga Marittima. 

Allantus bifasciatus 0. Mull. 
9 gg: Briga Marittima, Con- 
venti presso Tenda. 

Allantus hohleri Klug. 

2 cd: Val Casterino. 

Allamntus vespa Retz. 

1 9: Val Casterino. 
Tenthredo mesomelaena Lin. 
1153: Val Miniera, Val Ga= 


sterino. 


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Pubblicato il 31 Dicembre 1910 
Prof. LORENZO CAMERANO, Direttore responsabile È 
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